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Rubrica Leggerissima: Quanto avrei voluto essere una “Baby Boss”

Marla Frazee, autrice e illustratrice americana di letteratura per bambini, è l’artista che ha inventato “The Boss Baby”, un libro illustrato dedicato ai più piccoli da cui la DreamWorks Animation ha tratto spunto per realizzare i film “Baby Boss” (2017) e “Baby Boss 2 – Affari di famiglia”, titolo originale “The Boss Baby: Family Business” (2021).

Il regista è Tom McGrath, noto doppiatore, animatore e sceneggiatore statunitense, famoso tra l’altro per aver diretto “Megamind” e co-diretto “Madagascar”. Per chi ama i film in lingua originale, le voci che hanno dato espressività ai personaggi sono notevoli: Alec Baldwin, James Marsden, Jeff Goldblum, Lisa Kudrow, Eva Longoria, Ariana Greenblatt, Jimmy Kimmel…

Rispetto ai film d’animazione della mia infanzia che raramente catturavano l’attenzione degli adulti, Baby Boss 1 e 2 rientrano a pieno titolo in attività divertenti per tutta la famiglia: i papà e le mamme non hanno più scuse oggi per non andare al cinema o per non divertirsi di fronte a un cartone animato.

Nella prima pellicola, Timothy Templeton (per gli amici Tim), un ragazzino di 7 anni, scopre che il nuovo arrivato Ted, il fratellino più piccolo, è una spia in missione segreta (appunto Baby Boss). Nonostante le iniziali gelosie per non avere più l’attenzione dei genitori, Tim stipula un patto con Baby Boss (in pratica fanno finta di andare d’accordo) per permettergli così di sventare un terribile complotto e, poi, lasciare la famiglia.

Nel sequel, i due fratelli sono ormai uomini adulti molto diversi tra loro. Tim è un papà a tempo pieno con una fervida immaginazione (per lui poco è cambiato dall’infanzia), con la quale colora la quotidianità della sua famiglia: Carol, la moglie, Tabitha, l’intelligentissima figlia maggiore, e Tina, il personaggio chiave del film. Mentre Ted è un uomo di successo, ma senza una famiglia, che guadagna tantissimi soldi e in qualche modo continua a essere “Baby Boss”

Crescendo i due fratelli si sono persi e non si frequentano più; tuttavia un nuovo intrigo da risolvere li farà riavvicinare e darà a entrambi ciò di cui hanno davvero bisogno.

Al di là dei messaggi positivi, nascosti di solito nelle trame dei film d’animazione, i due Baby Boss li suggerisco perché vi faranno ridere. Sono stati pensati e realizzati creando un perfetto equilibrio tra il mondo adulto e quello infantile. Le battute sono comiche e leggere, affiancate da citazioni ricercate come i tanti riferimenti ai personaggi di George Andrew Romero (zombie e simili) o alle frasi cult de “Il Signore degli anelli”.

Infine grazie al ruolo preponderante della “fantasia” di Tim, l’intero film è costruito in modo rocambolesco e avventuroso tanto che l’impossibile e l’inverosimile sono le parti surreali trascinanti che creano contrasto e uniscono frame tipici da action movie a musical colorati.


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