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La storia di Ivan Marino, il residente a Siena a cui è stato sottratto il figlio

“Lo Stato deve avere la forza di tutelare i propri cittadini e Ivan Marino è uno di questi”. Così il sindaco di Siena Luigi De Mossi oggi, mercoledì 20 aprile, durante la conferenza stampa in Sala delle Lupe di palazzo Pubblico a Siena sulla vicenda del minore sottratto a Ivan Marino, cittadino italiano residente a Siena. A seguito della separazione dalla moglie e all’affidamento esclusivo del figlio, nato nel 2014, tre anni fa gli veniva sottratto dalla madre con la scusa di una breve vacanza in Armenia, sua nazione di origine, dove tuttora il piccolo è trattenuto e al quale, senza il consenso del padre, è stata riconosciuta la cittadinanza armena.

“Si tratta – ha proseguito il sindaco – di una vicenda che la città vuole far sua: Siena è storicamente esempio di accoglienza e Ivan Marino, residente nella nostra città, ha tutti i diritti a far crescere il proprio figlio a Siena, esempio di civiltà e di diritti tutelati. Per questo ci impegniamo in prima persona e come Comune di Siena in questa annosa vicenda, che si trascina già da troppo tempo e che oltretutto interessa un minore”.

Il sindaco De Mossi ha parlato della vicenda assieme al legale di Marino, Irene Margherita Gonnelli e alla presenza dello stesso Marino. Presenti alla conferenza stampa anche l’assessore al sociale del Comune di Siena Francesca Appolloni e il consigliere comunale Maria Concetta Raponi che si è interessata direttamente alla vicenda, anche attraverso una mozione da lei presentata e approvata dal consiglio comunale.

Il sindaco di Siena Luigi De Mossi ha già interessato Benedetto Della Vedova, sottosegretario di Stato al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che ha dato la propria disponibilità a interessarsi della vicenda. Inoltre il primo cittadino continuerà la sua opera di sensibilizzazione verso il governo sulla vicenda del cittadino residente a Siena.

La vicenda in sintesi

A partire dal febbraio 2011, quando Ivan Marino vive e lavora in Armenia per una società italiana, inizia la frequentazione con una donna. La coppia vive a Yerevan, fino al settembre 2015. Successivamente, la famiglia si stabilisce a Siena. Il matrimonio viene celebrato secondo la legge italiana in Ambasciata a Yerevan, Armenia, il 3 ottobre 2013. Dalla loro unione nasce un bambino a Yerevan il 5 agosto 2014. La madre , nata in Armenia, diventa italiana per matrimonio nel settembre 2016.

Il bimbo è stato sottratto oltre tre anni fa dalla madre armena con la scusa di una breve vacanza ed è stato trattenuto in Armenia. La madre al momento non concede al padre l’accesso al figlio, se non entro limiti ristrettissimi decretati dal giudice armeno e non gli riconosce i diritti paterni (ma soltanto i doveri economici) né lo coinvolge nella vita del figlio.

Il 2 marzo 2020 arriva la sentenza di separazione del Tribunale di Siena e avviene il collocamento del minore a Siena presso il padre con affidamento esclusivo e la concessione di visite protette alla madre.

Al bambino è stata anche data la cittadinanza armena senza interpellare il padre, appena dopo venti giorni dall’inizio del trattenimento illecito. In Armenia Ivan Marino non ha sostanzialmente diritti e non è stata riconosciuta, per motivi insostenibili, la sentenza di separazione italiana che colloca il bambino presso di lui, mentre i giudici armeni pronunciano solo restrittivamente verso il padre.

Ivan Marino ha già informato le istituzioni: il Consolato italiano in Armenia, l’Ambasciata d’Italia in Armenia, l’Autorità Centrale Italiana, il Ministero Giustizia e il Ministero degli Esteri, oltre alla Presidenza della Repubblica e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Interessate anche la Presidenza del Parlamento Europeo e l’Autorità Centrale armena, anche attraverso il legale armeno.

Le istituzioni non hanno posto in essere interventi a favore di Ivan Marino e del figlio, al più hanno fatto sapere che seguono in caso con attenzione e che non possono ingerirsi nelle decisioni della magistratura armena, cosa naturalmente mai chiesta.

La mozione in consiglio comunale

Lo scorso 3 febbraio il consiglio comunale di Siena ha approvato all’unanimità la mozione presentata da Maria Concetta Raponi, sulla sottrazione internazionale di minori. L’atto è nato dal caso di Ivan Marino. “A Ivan Marino – ha specificato il consigliere Raponi – nessun riconoscimento dei diritti paterni, se non quelli relativi al mantenimento, ma soprattutto è stato disatteso quanto stabilito nella sentenza di separazione italiana che collocava presso di lui il figlio”. Da tener presente che “il matrimonio tra i due genitori era stato celebrato nella sede dell’Ambasciata italiana con legge italiana, ma non è stato né ratificato né legalizzato in Armenia. Quindi non esiste ma in quel Paese proseguono procedimenti basati sulla validità di quell’unione. Inoltre si sono ristretti i diritti di visita paterni che si svolgono in presenza della madre impedendo di insegnare al piccolo la lingua italiana, così che gli incontri diventeranno sempre più complessi fino ad interrompersi annientando il diritto del minore alla bigenitorialità”.

La sottrazione internazionale dei minori rischia di diventare un vera piaga sociale, un fenomeno che non accenna a diminuire a causa di strumenti giuridici di tutela insufficienti o inadatti. Su un totale di 136.884 denunce di scomparsa di minori, al 31 dicembre 2020, 1.712 riguardano sottrazioni da coniuge o altro congiunto, come segnalato dall’Unione europea. “Ma anche se tra i principi fondamentali dei diritti dell’infanzia – ha proseguito Raponi – ampiamente tutelati da normative nazionali e internazionali, emerge quello del “superiore interesse del minore”, di fatto appare la mancanza di un’adeguata normativa, la scarsa incisività della nostra diplomazia e la blanda efficacia delle Convenzioni internazionali”.

Da qui la richiesta di impegno, avanzata al sindaco e alla giunta comunale di “intervenire presso il Governo nazionale affinché si attivino al fine di promuovere: una soluzione positiva della vicenda e in tempi il più possibile rapidi nell’interesse del minore e del padre e che a questi siano fornite, con una semplice richiesta, le informazioni e l’assistenza necessaria; l’attivazione di rappresentanze diplomatico-consolari e politiche all’estero ad opera dei rappresentanti istituzionali per ottenere il rientro del bambino in Italia attraverso l’esercizio del diritto di frequentazione; il riconoscimento in Armenia della sentenza italiana ottenuta da Ivan Marino; la presenza di un rappresentante diplomatico ad ogni udienza che si svolgerà in Armenia come da Risoluzione del Parlamento Europeo del 2018; la costituzione di un fondo dedicato al gratuito patrocinio per le vittime di sottrazione, dato che le spese per procedure giudiziarie all’estero sono sostenibili solo per coloro che hanno una fascia di reddito privilegiata; definire nuovi trattati bilaterali promossi dal Ministero degli Affari Esteri con gli Stati aderenti e non alla Convenzione de L’Aja; elaborare e diramare a tutte le ambasciate italiane nel mondo un protocollo di intesa sulle iniziative da intraprendere nel caso di sottrazione di un minore italiano. Di estrema importanza, in tale ambito, dovrà essere l’accompagnamento del genitore che tenta di esercitare il diritto di visita”.

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