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Mps conferma la validità delle offerte su Banco BPM e Banca Generali anche dopo l’offerta Intesa

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Il progetto di crescita di Monte dei Paschi di Siena passa da due operazioni, quelle su Banco BPM e Banca Generali, che la banca considera ancora valide anche nello scenario in cui l’offerta di Intesa Sanpaolo dovesse portare a un cambio di controllo del Monte. È quanto emerge dalle nuove informazioni fornite da Mps alla Consob, che aveva chiesto maggiori dettagli sulle caratteristiche e sulle conseguenze delle due offerte. Non si tratta di un nuovo annuncio, ma di un approfondimento sul piano già presentato. Nel documento Mps entra nel dettaglio soprattutto degli aspetti economici: se entrambe le operazioni saranno portate a termine, la banca prevede di arrivare, una volta completate le integrazioni, a circa 1,8 miliardi di euro di benefici ogni anno. Il risultato a regime è atteso nel 2029. Per realizzare le aggregazioni sono invece previsti 1,9 miliardi di euro di costi una tantum.

La cifra delle sinergie comprende componenti diverse: circa 1,2 miliardi sarebbero ottenuti attraverso una riduzione dei costi, mentre altri 600 milioni deriverebbero dall’aumento dei ricavi e da ulteriori benefici finanziari.

Banco BPM, la crescita dimensionale

È soprattutto l’operazione con Banco BPM a cambiare la dimensione del gruppo senese. L’obiettivo indicato da Mps è mettere insieme due realtà considerate complementari, ampliando la presenza sul territorio e aumentando la capacità di sostenere famiglie e imprese attraverso l’attività creditizia. I numeri pro forma riferiti alla fine del 2025 danno un’idea delle dimensioni che potrebbe raggiungere il nuovo gruppo: 448 miliardi di euro di attivi, 243 miliardi di crediti alla clientela, 299 miliardi di raccolta diretta e 693 miliardi di masse finanziarie complessive. Mps definisce l’operazione un merger of equals, quindi una fusione tra pari. Sul fronte della rete fisica, la banca fa sapere che non sono al momento previste chiusure di filiali direttamente collegate all’aggregazione, fatta salva la possibilità che interventi vengano richiesti dalle autorità Antitrust.

Banca Generali, la scommessa sul risparmio

L’operazione su Banca Generali risponde invece a una logica diversa. Il Monte punta a rafforzare la propria presenza nel wealth management e nella gestione dei grandi patrimoni, affidando alla società un ruolo centrale in questo settore all’interno del futuro gruppo. L’integrazione consentirebbe di aggiungere circa 2.500 consulenti finanziari e 117 miliardi di euro di attività finanziarie. Anche in questo caso Mps esclude interventi finalizzati alla riduzione della rete dei consulenti. Le due operazioni hanno quindi funzioni differenti: Banco BPM contribuirebbe soprattutto alla crescita dimensionale e alle economie derivanti dall’integrazione, mentre Banca Generali permetterebbe di aumentare il peso del gruppo nel business della gestione del risparmio.

Quanto valgono oggi le offerte

Nel documento c’è spazio anche per un tema particolarmente importante per gli azionisti delle due società: il valore del corrispettivo proposto da Mps. Le offerte sono infatti basate su azioni Mps e non su un prezzo interamente in contanti. Di conseguenza, il valore dell’offerta può cambiare al variare della quotazione del titolo del Monte. Per valutare l’effetto della successiva offerta di Intesa Sanpaolo, Mps utilizza come riferimento il prezzo del proprio titolo del 5 giugno 2026, l’ultima seduta prima dell’annuncio dell’operazione di Intesa dell’8 giugno, considerando anche la rettifica legata a una distribuzione straordinaria. Con le quotazioni dell’11 settembre, il valore dei concambi proposti dal Monte equivale invece a un premio del 3,4% per Banco BPM e del 12,8% per Banca Generali rispetto ai prezzi di mercato delle due società. La stessa Mps invita però alla cautela: questi calcoli non eliminano gli eventuali effetti che l’offerta di Intesa ha avuto sul prezzo delle azioni Mps.

Il nodo del possibile cambio di controllo

Rimane poi la questione più delicata: cosa succederebbe alle offerte se Intesa Sanpaolo riuscisse a conquistare Mps? La risposta della banca è che il semplice passaggio del controllo non determinerebbe automaticamente la fine delle operazioni su Banco BPM e Banca Generali. Anche in presenza di un eventuale successo di Intesa prima della conclusione delle due offerte, queste non verrebbero quindi meno soltanto per il cambio di proprietà del Monte. Naturalmente, rimangono da rispettare le condizioni previste dalle singole operazioni e tutte le valutazioni e autorizzazioni che spettano alle autorità competenti. Il documento presentato alla Consob rafforza così la posizione di Mps nella partita che si sta giocando su più fronti. Da un lato c’è Intesa Sanpaolo, guidata da Carlo Messina, impegnata nel tentativo di conquistare il Monte. Dall’altro c’è il piano di Luigi Lovaglio, che punta a trasformare Mps attraverso l’integrazione con Banco BPM e l’ingresso di Banca Generali nel gruppo.

La banca senese mette quindi in evidenza soprattutto la dimensione economica del progetto: 1,8 miliardi di benefici annui a regime contro 1,9 miliardi di costi di integrazione, insieme alla prospettiva di un gruppo molto più grande e con un peso maggiore nella gestione del risparmio. Sarà ora il mercato a valutare quanto queste stime siano convincenti e quanto il progetto possa effettivamente essere realizzato

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