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Siena, inaugurata al Santa Maria della Scala la mostra “Remember Joseph Beuys”: l’arte come cura del mondo

Il complesso museale ospita il progetto espositivo dedicato a uno dei maestri più radicali del Novecento. Taglio del nastro alla presenza del Sindaco Nicoletta Fabio. La mostra resterà aperta fino al 15 novembre 2026

È stata inaugurata nella Sala Italo Calvino del complesso museale del Santa Maria della Scala, la mostra “Remember Joseph Beuys”. Il progetto espositivo, allestito negli spazi della Corticella, celebra una delle figure più radicali e influenti dell’arte del secondo Novecento e rimarrà aperto al pubblico dal 13 settembre al 15 novembre 2026.
Al taglio del nastro e alla conferenza stampa di presentazione era presente il Sindaco di Siena, Nicoletta Fabio, insieme al presidente della Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala Cristiano Leone, alla coordinatrice Michelina Eremita, ai curatori Lorenzo Emanuele Metzler e Giorgio D’Orazio, e alla mecenate Lucrezia De Domizio Durini. L’evento prosegue nel pomeriggio di oggi con il vernissage e una conferenza a cura della stessa De Domizio Durini.

Il concetto di “cura” unisce Beuys e il Santa Maria della Scala

Il filo conduttore del percorso espositivo è il concetto di cura, elemento che crea un legame immediato con la sede ospitante. Se il Santa Maria della Scala è stato per secoli un luogo di accoglienza e assistenza per la comunità senese, nel pensiero di Beuys l’idea di cura si amplia e si estende alla natura, alla terra e alla società, elevandosi a responsabilità sia individuale che collettiva.
“Questa mostra trova qui una collocazione che ne rafforza profondamente il significato – ha dichiarato il Sindaco Nicoletta Fabio –. Questo luogo nasce intorno all’idea della cura dell’uomo. Beuys estende questa responsabilità alla natura e alla società, mostrando come ciascuno possa essere parte attiva di un processo di trasformazione. La cultura ha valore proprio quando diventa occasione di conoscenza, partecipazione e consapevolezza”.

La “Difesa della Natura” e il legame con l’Italia

Un nucleo centrale della mostra è dedicato alla celebre operazione “Difesa della Natura” e al progetto del “Giardino Joseph Beuys”. Per l’artista tedesco l’ecologia non poteva essere separata dall’essere umano: difendere la natura significava assumersi una responsabilità diretta e riconoscere nella creatività uno strumento di trasformazione sociale.
La mostra nasce proprio dall’esperienza e dalla memoria di Lucrezia De Domizio Durini, operatrice culturale che per oltre cinquant’anni ha condiviso il percorso umano e intellettuale dell’artista. “La collaborazione tra Lucrezia de Domizio Durini e Joseph Beuys è una delle più importanti della storia artistica italiana e internazionale – spiega il curatore Lorenzo Emanuele Metzler –. Insieme a Giorgio d’Orazio abbiamo scelto opere dall’Archivio Storico che rispecchiassero il periodo ‘italiano’ di Beuys legato alla Difesa della Natura. È inoltre essenziale la presenza dell’opera-omaggio dell’artista senese Jacopo Pischedda, un tributo filologicamente congruo alla simbologia di Beuys”.

Il percorso espositivo: opere e scatti inediti

La mostra permette di avvicinare Beuys attraverso la dimensione dell’azione concreta. Il percorso riunisce:
10 gigantografie e 32 fotografie storiche di Buby Durini, stampate dai negativi originali dell’Archivio Storico, che mostrano i gesti, gli incontri e le relazioni dell’artista;
Opere originali, multipli e documenti storici, tra cui spiccano il capolavoro del 1976 “Gespräch – Il Dialogo”, “La Rivoluzione Siamo Noi”, “Clavicembalo” e il “Progetto Museo Joseph Beuys” del 1983;

Un omaggio contemporaneo firmato dall’artista senese Jacopo Pischedda.

“Le fotografie di Buby Durini sono documenti preziosi perché raccontano un artista nel momento in cui agisce, dialoga e interviene sul reale – conclude Michelina Eremita, coordinatrice della mostra –. Il ‘fare’ di Beuys emerge con forza e si trasforma in pensiero e responsabilità”.

La mostra è realizzata in collaborazione con l’Archivio Storico De Domizio Durini e con il contributo della Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala.

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