Una povertà sempre meno riconoscibile, che coinvolge non solo chi è senza lavoro, ma anche lavoratori e pensionati. È la fotografia tracciata da don Vittorio Giglio, direttore della Caritas diocesana di Siena, ospite della rubrica L’intervista della settimana di Antenna Radio Esse.
Partendo dai dati dell’Osservatorio Caritas, don Giglio ha spiegato come negli ultimi anni il disagio economico abbia assunto caratteristiche nuove. Gli interventi effettuati nell’ultimo anno sono stati oltre 900 e, tra le persone che chiedono aiuto, figurano molti cittadini italiani. Accanto a chi vive situazioni di grave emarginazione ci sono infatti persone con un’occupazione e pensionati che, nonostante un reddito, faticano ad arrivare alla fine del mese e si rivolgono ai servizi della Caritas per un sostegno. Ma la Caritas è cibi caldi ogni giorno (per circa 100 persone), dormitorio, assistenza per gli stranieri, organizzazione di attività per bambini e molto altro.
La seconda parte dell’intervista ha affrontato uno dei temi al centro del dibattito cittadino nelle ultime settimane: la presenza di alcuni cittadini pakistani costretti a dormire in luoghi pubblici. Don Giglio ha ribadito che la Caritas continua a fare la propria parte nell’accoglienza, ma ha invitato a leggere il fenomeno con uno sguardo diverso. Più che una questione di decoro urbano, ha sottolineato, si tratta di un problema di dignità umana: nessuno dovrebbe essere costretto a trascorrere la notte su una panchina, in un parco o in un parcheggio.
L’intervista si è conclusa con un riferimento alla 112ª Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, che quest’anno si svolgerà nella Città del Palio e che rappresenta un’occasione per riflettere sul significato dell’accoglienza anche nel territorio senese. Un appuntamento che, nelle intenzioni della Chiesa, richiama l’attenzione sul valore della solidarietà e della tutela delle persone più fragili. Al centro il messaggio scelto da Papa Leone XIV, «Anche uno solo di questi bambini», un invito che richiama la responsabilità di non voltarsi dall’altra parte di fronte alle situazioni di vulnerabilità e che, secondo don Giglio, rappresenta uno stimolo anche per la comunità senese a guardare alle migrazioni mettendo al primo posto la persona.











