Municipalizzate e gestione dei rifiuti, intervento di Rete Imprese per l’Italia Siena
1 Ago, 2014

“Da qualche anno assistiamo ad operazioni di riassetto o revisione di società. Niente di particolare, sono attività tipiche specie nelle società di capitali. Senonché le società di cui parliamo hanno soci particolari, ovvero gli enti pubblici”. Inizia così l’intervento di Rete Imprese per l’Italia Siena sulle municipalizzate e sulla gestione del ciclo dei rifiuti. “Si tratta di società – fa notare Reti Imprese per l’Italia Siena – nate  dalle ceneri delle ex municipalizzate ovvero nate in epoca successiva, ma comunque destinate a gestire servizi di rilevante interesse pubblico. Alcune di queste attività hanno una diretta incidenza sulle tasche di imprese e cittadini. Pensiamo al Consorzio SEI, nato dall’unione dei soggetti gestori del ciclo dei rifiuti delle province di Arezzo, Siena e Grosseto. In questo Consorzio un ruolo importante è giocato da Sienambiente, una società che ben conosciamo ed al cui interno la maggioranza del capitale è detenuta dai Comuni del nostro territorio. Bene, l’attività del Consorzio SEI (raccolta dei rifiuti) e di Sienambiente (trattamento dei rifiuti nelle varie forme possibili) è determinante nella qualificazione del costo della Tassa Rifiuti (TARI) che grava in misura diversa su tutti coloro che risiedono sul territorio senese”.
“E’ quanto meno curioso – dice – che la nascita del Consorzio SEI, annunciata come una scelta che avrebbe ottimizzato e razionalizzato le attività legate al ciclo dei rifiuti in un’area molto ampia (le tre province rappresentano in Kmq più del 50% dell’intero territorio regionale), tradotto in soldoni, un servizio migliore e più efficiente con costi ridotti, in realtà non produca risparmi”.
“Perché allora i costi sono cresciuti del 9%? Perché la TARI, rispetto alla TARES e prima ancora alla TIA presenta un trend di costo crescente anziché l’inverso? Il timore è che, alla fine, questo tipo di operazioni rispondono ancora a logiche di vecchio stile e che il loro fine non sia tanto la ricerca di economie da riversare sulla collettività, specie in un momento così drammatico, quanto la perpetuazione di interessi di tipo politico”.
“La storia, specie negli ultimi anni, ha dimostrato quanto sia dannosa l’ingerenza della politica nella gestione di attività “imprenditoriali” – conclude l’associazione – E’ arrivato il momento di non continuare con questi sistemi, perché i contribuenti non hanno più né la possibilità né la volontà di sopportare ancora in silenzio ulteriori prelievi dalle tasche quasi esauste”.