“Un sentimento che diventa oggetto” nel premio speciale al miglior tamburino di Cecilia Rigacci
26 Giu, 2015
Premio Miglior Tamburino 2015 - foto Lenzini

Solo a Siena il rullo del tamburo riesce a scatenare un mix di emozioni, perché quel suono forte e profondo è in grado di racchiudere passione e amore per una tradizione viscerale: il Palio. La stessa passione e amore che l’artista Cecilia Rigacci è riuscita a trasformare in un’opera d’arte: il Premio speciale al miglior tamburino di Piazza, offerto dalla Contrada della Chiocciola per questa Carriera di luglio.
Cecilia Rigacci ha concretizzato una percezione. Ha trasformato un sentimento in un oggetto, così che tutti lo possano vedere e toccare. Condividere.
Ma la cosa ancora più straordinaria è stata quella di coinvolgere tutte le 17 Contrade, affinché ognuna di loro diventasse materia pura per la sua creazione.
Il premio, infatti, ripropone, grazie all’aiuto di Renato Rigacci, cugino dell’artista, la parte superiore di un tamburo. Il cerchio in legno e il falsetto sono oggetti di famiglia: lo zio, Paolo Rigacci, è stato, a Siena, il primo, e tra i più importanti artigiani di tamburi, li realizzava con lo studio e la tecnica dei maestri liutai dai quali aveva appreso i segreti. Le mazze, invece, collocate sul retro, quasi a raggiera, sono state donate dai tamburini che, dal 1999 ad oggi, hanno preso parte alla Passeggiata Storica. Un regalo assolutamente non scontato per un tamburino, soprattutto se quella mazza ha fatto conquistare il Masgalano alla sua Contrada.
Impreziosite dall’artista con una fascetta in rame argentato, e ricoperte di smalto con i colori di ciascuna Contrada, testimoniano il concetto identitario della città che trova forza proprio dalla sua suddivisione in diciassette parti. La mazza della Chiocciola, appartenuta a Silvano Bellaccini, detto Bano, al quale è dedicato il Premio, è stata donata gentilmente dalla sua famiglia, e posta sul davanti, arricchita da un anello in oro che andrà al tamburino vincitore del premio.
Le corde che legano la pelle al legno si intrecciano con un filo in argento e sull’esterno del cerchio la scritta: “La Contrada della Chiocciola in memoria di Silvano Bellaccini” (storico tamburino di Piazza scomparso lo scorso anno, ndr). Sul bordo della pelle i nomi dei 17 tamburini che entreranno in Piazza il 2 luglio (Guido Squillace, Francesco Cini, Eugenio Rigacci, Matteo Ricci, Giovanni de Luca, Giovanni Pallassini, Davide Tanganelli, Fausto Ciacci, Giulio Beneforti, Bernardino Falorni, Eugenio Bruni, Giovanni Toscano, Leonardo Ceccherini, Valentino Braccino, Cesare Guideri, Stefano Bendinelli, Davide Riccucci). Cecilia Rigacci li ha rappresentati in un unico corpo. Sono tutti contenuti nella pittura al centro dell’opera, dove ha voluto ricordare “Bano” in una sua famosa postura, che assume in sé i sentimenti che accompagnano questi ragazzi durante il loro ingresso in Piazza.
E’ raccolto. Chinato su un ginocchio, in prossimità di una stella d’oro a otto punte: il richiamo alla Vergine in onore della quale si corre il Palio di Siena. Una posizione intimista come il suono del suo tamburo. E dentro a quel rullo ecco ricongiungersi tutto l’orgoglio della città per i tamburini di oggi, e il ricordo di quelli che ci hanno lasciato e che Siena non dimenticherà mai.