Siena centro d’eccellenza per la cura dell’epatite C
27 Dic, 2018
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«I nuovi farmaci per l’Epatite C sono uno dei maggiori traguardi della medicina di oggi ed essere stati i primi in Italia, grazie alla Regione Toscana, a renderli disponibili a tutti i cittadini portatori del virus è stato un trionfo della ragione e dell’umanità, un grande risultato della sanità pubblica». Così il direttore generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese, Valtere Giovannini, commenta gli ottimi risultati raggiunti al policlinico Santa Maria alle Scotte per la cura dell’Epatite C, come centro di alta specializzazione per l’Area Vasta Sudest.
Nel 2018 sono stati trattati alle Scotte 300 pazienti, nel 2017 sono stati 165, 100 nel 2016 e 170 nel 2015, con un aumento quindi del 76% tra il 2015 e il 2018. Anche il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, nella conferenza stampa di fine anno, ha annoverato la buona riuscita della campagna per l’eradicazione dell’Epatite C fra le cose buone del 2018.
Siena, tra le aziende ospedaliere toscane, è quella che ha trattato il maggior numero di casi, in termini percentuali, in base alle dimensioni e alla popolazione residente. Risultati importanti determinati sia dall’ampliamento dell’offerta ambulatoriale, sia dagli ottimi professionisti presenti a Siena, con un team multidisciplinare e il lavoro portato avanti dall’UOC Malattie Infettive e Tropicali, diretta dal professor Andrea De Luca.
«Garantire il farmaco a tutti in Toscana – afferma ancora Valtere Giovannini, direttore generale Aou Senese – è stato un investimento per la salute e la qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie, consentendo di portare avanti un programma di eradicazione della malattia. Conosco bene questo tema – prosegue Giovannini – perché l’ho seguito sin dall’inizio, quando ero direttore generale dell’Assessorato regionale al Diritto alla Salute. È un risultato importante che garantisce a tutti il diritto alla salute e le migliori cure disponibili». In Toscana il trattamento con il nuovo farmaco per l’epatite C è iniziato nel 2014, dapprima per uso compassionevole, disponibile cioè per i pazienti più gravi che non potevano attendere i tempi della commercializzazione, poi nel 2015 è stato esteso gratuitamente a tutti i malati.
«L’Epatite C è un’infezione del fegato – spiega ad Antenna Radio Esse il professor Andrea De Luca, direttore dell’UOC Malattie Infettive e Tropicali dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese – causata da un virus che si può trasmettere tramite il sangue, i rapporti sessuali o il contagio perinatale tra madre e figlio durante la gravidanza, con un’incubazione che varia da due settimane a sei mesi. La malattia – prosegue De Luca – guarisce spontaneamente solo nel 20% dei casi. Il restante 80% purtroppo sviluppa un’infezione di tipo cronico che può avere gravi complicanze tra cui la cirrosi epatica e il tumore al fegato e favorire diverse altre malattie extraepatiche. È quindi molto importante individuare i casi sommersi e curarla tempestivamente. I nuovi farmaci – aggiunge De Luca – sono molto ben tollerati e possono essere assunti da tutti, permettono di agire direttamente contro il virus, bloccandone il processo di replicazione ed eradicandolo completamente nel 97-98% dei casi».