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Rubrica Leggerissima: “Marilyn ha gli occhi neri”, l’importanza di regalarsi delle possibilità

Ci sono quelle coppie che sullo schermo funzionano: è il caso di Miriam Leone e Stefano Accorsi che dopo la trilogia 1992, 1993, 1994 – serie tv che narra le vicende che hanno portato alla cosiddetta Tangentopoli – ho rivisto insieme in “Marilyn ha gli occhi neri”.

Il film (2021) è firmato da Simone Godano che sigla così la terza pellicola con la casa di produzione Groenlandia. “Marilyn ha gli occhi neri” è una commedia che parla di “non normalità”; racconta la storia di Clara (interpretata da Miriam Leone) e Diego (Stefano Accorsi), due persone “diverse” all’interno di un contesto di minoranza che deve affrontare ogni giorno l’impatto violento con la realtà. Clara è una bugiarda cronica, estroversa e istintiva; lui è l’esatto contrario con un temperamento iracondo e con diverse psicosi.

Si incontrano in un Centro di recupero Diurno che si occupa della riabilitazione di persone con diversi disturbi del comportamento e a entrambi viene affidato il compito di gestire un piccolo ristorante con l’obiettivo di non creare conflitti con i membri del loro gruppo. Nel tempo, scopriranno che insieme sono capaci semplicemente di vivere.

Il film non è affatto una commedia melensa anzi: analizza le difficoltà di chi deve superare quotidianamente dei test, delle prove piccole e grandi, per essere accettati dalla società, dal mondo “di fuori”.

Cosa fa una persona quando non trova un proprio senso, una realtà a cui appartenere? Quando si sente sempre fuori posto? Quando nessuno l’ascolta perché non sa esprimere i propri pensieri nelle modalità riconosciute come normali?

Clara e Diego, nella costruzione della loro relazione, diventano l’uno per l’altra rifugio e comprensione, ma devono avere il tempo di capirlo e assimilarlo sul serio. Non c’è pietismo né forzata compassione: Godano, insieme alla sceneggiatrice Giulia Steigerwalt, ha sviscerato anche gli aspetti critici e le spigolature dei protagonisti, le loro debolezze.

Il messaggio del film è piuttosto legato alle possibilità: chiudersi al mondo non è una soluzione, di qualunque metà si faccia parte. E poi chi si arroga il diritto di dire qual è la metà “giusta”?

C’è una battuta che il regista fa dire a Diego mentre Clara ha una crisi e che secondo me è incredibile: “Pensano di aver ragione solo perché sono di più, quelli normali”.

Una curiosità: un ragazzo di Londra, dopo aver perso il lavoro, ha inventato davvero un locale alla moda, unico, scrivendo di suo pugno recensioni fantastiche, proprio come a un certo punto del film ha fatto Clara. Questo ragazzo londinese ha scalato le classifiche di Tripadvisor nel mondo reale; questo giusto per sottolineare quanto la nostra quotidianità sia folle, superficiale, veloce, piena zeppa di immagini, dipendenze e fragilità.

Siamo fragili come lo sono Clara e Diego che alternano gesti teneri e cruda sincerità alla ricerca dell’equilibrio; siamo fragili e troppo spesso convinti che noi no, la strada non la perderemo mai.


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