Processo Mps, Rossi: “Nessuna corruzione, il Pd esce a testa alta”
19 Lug, 2019
Enrico-Rossi

Le sentenze di assoluzione nei vari processi per il crac del Monte dei Paschi portano ad una rilettura di quanto successo nella finanza italiana e senese e di conseguenza nella città. E’ il governatore della Toscana Rossi, dopo l’assoluzione della banda del 5 per cento, a parlare di dirigenti incapaci ma non ladri e di come la politica abbia cavalcato la vicenda per avere consenso a cominciare da Grillo. Pochi giorni fa il tribunale di Siena a distanza di sette anni dall’apertura dell’inchiesta ha assolto Gianluca Baldassarri, manager all’epoca a carico dell’area finanziaria del Monte, insieme ad altri 6 professionisti interni ed esterni alla banca, perché «il fatto non sussiste». Per l’accusa la “banda” aveva messo in piedi un’associazione a delinquere per intascare presunte “creste” su operazioni di finanza derivata sottoscritte dal Monte, ai danni della banca stessa. “Dal MPS la Toscana e la sinistra escono a testa alta – scrive in un post su facebook il governatore Rossi -.
Ci sono stati errori ma non corruzione.
Si resta sbalorditi dalla conclusione dei processi sugli “scandali” del MPS.
Mussari e Vigni erano già stati assolti prima in Appello e poi in Cassazione per non aver commesso il fatto.
Ora anche la cosiddetta “banda del 5%” dei funzionari che avrebbero fatto la “cresta” è andata assolta e le accuse sono state ritenute infondate.
Anche la fantomatica “maxitangente” non è mai stata trovata.
Sicuramente al Monte dei Paschi di Siena ci sono state incompetenze e errori, ma non c’è stata corruzione. Non erano vere le accuse di cui si sono riempiti la bocca e con cui si sono ingrassati di voti a livello locale e a livello nazionale i Grillini e la Lega.
Fu un vero e proprio uragano di accuse che tutto travolse.
Per dimostrare di non essere teneri con la “banca rossa”, il governo Monti prestò a interessi del 9 per cento 4 miliardi che mandarono in ulteriore sofferenza la banca.
Se il governo fosse intervenuto subito entrando nel pacchetto azionario, come poi ha fatto, si sarebbe evitato tante sofferenze economiche, sociali e umane.
Infine, le elezioni del 2013 furono pesantemente influenzate dalla vicenda del MPS. Gli attacchi reiterati al PD di Bersani per presunti rapporti scorretti con la banca furono infatti determinanti sul magro risultato ottenuto.
Ora, al governo ci sono i nazionalpopulisti della Lega e del M5stelle; una banca, il MPS, è stata mezza distrutta e cerca faticosamente e con dignità di salvare il salvabile; a Siena città governa la Lega.
Dopo sette anni, gli imputati sono stati assolti e non c’è mai stata corruzione.
Io posso dirlo serenamente, perché, nonostante fossi già presidente della Toscana, non sono mai stato chiamato in causa nelle indagini, neppure come persona informata sui fatti.
Lo dico con forza, perché anche in questa dolorosissima vicenda la Toscana e un pezzo della storia della sinistra in questa regione escono a testa alta”.