Mps: il dibattito in consiglio regionale sulle conclusioni della Commissione d’inchiesta
12 Ott, 2016
monte dei paschi

“Rendere pubblico il lavoro della prima commissione d’inchiesta nella storia istituita sul più grande scandalo finanziario d’Europa, uno scandalo che è avvenuto in Toscana e riguarda la più antica banca del mondo: il Monte dei Paschi di Siena”. Il presidente della commissione regionale d’inchiesta Mps Giacomo Giannarelli (M5S) ha aperto così la sua relazione in aula. “Uno scandalo – ha detto – pagato dai cittadini, dai piccoli risparmiatori, dai lavoratori e dipendenti dell’istituto, dalle piccole imprese e famiglie a cui è stato ridotto il credito, da tutta la comunità toscana e italiana che è stata privata di una ricchezza di circa 50 miliardi di euro”.

Dopo aver ricordato il lavoro della commissione, Giannarelli ha ribadito i nomi dei convocati che non si sono presentati come il “presidente Rossi, l’ex presidente Martini e l’ex presidente del Consiglio regionale Alberto Monaci e poi Ceccuzzi, Grilli, Tremonti, Saccomanni e poi delle figure apicali presenti e passate della banca come lo stesso Viola, Tononi e Profumo. Non è venuto e non ha voluto rilasciare risposte scritte Vegas di Consob”.

Tra le gravi responsabilità accertate dalla commissione, Giannarelli ha evidenziato quelle “della politica nel gestire le risorse e il patrimonio della fondazione e della banca più antica del mondo”; “gli intrecci di poteri forti che hanno causato danni economici ai risparmiatori e minato la stabilità dell’erogazione del credito alle imprese” e “le responsabilità degli organismi di controllo (banca d’italia, consob, ministero del tesoro, bce). Giannarelli è passato poi ai numeri: “50 miliardi, il valore perso dalla privatizzazione MPS, dal 1995 ad oggi”; “47 miliardi, i crediti deteriorati lordi MPS”; “oltre il 56 per cento delle sofferenze nette è relativa ad attività oltre 1 milione di euro”; “99,73 per cento la diminuzione del valore delle azioni MPS dal 26 luglio 2006 al 26 luglio 2016”; “550 milioni, l’attuale patrimonio della Fondazione MPS (nel 2008 era 5,7 Miliardi) circa – 90% in 8 anni”; “9,25 miliardi, il prezzo che MPS pagò a Banco Santader per comprare Antonveneta”; “18 miliardi, il costo complessivo dell’operazione Antonveneta, operazione approvata da Banca d’Italia con governatore Mario Draghi il 17 marzo 2008”; “1,6 miliardi, ottenuti da MPS tramite obbligazione per contribuire al pagamento di Antonveneta: le obbligazioni furono fatte con tagli minimi da 1000 euro per renderle accessibili ai piccoli risparmiatori”; “40mila i piccoli risparmiatori che hanno comprato questi bond”. Infine, Giannarelli ha ricordato gli “8mila esuberi indicati nel piano di risanamento entro il 2017” e gli “8 miliardi bruciati con gli ultimi due aumenti di capitale”.

Il presidente ha parlato dei punti di divisione con la relazione fatta dal Partito democratico, soprattutto in merito alla “responsabilità sulla vicenda Antonveneta e al contesto del dissesto”, al “groviglio armonioso, agli intrecci poteri forti più o meno occulti”, alla “peculiarità toscana del sistema partitico clientelare”.

Tra le proposte avanzate da Giannarelli l’”attivazione di una commissione d’inchiesta parlamentare sulla vicenda per arrivare alla nazionalizzazione della banca MPS con integrale tutela dei risparmiatori”; la “riforma della Banca d’Italia in Istituto di diritto pubblico le cui quote, inalienabili, dovrebbero essere detenute solo dallo Stato Italiano” e la “riforma della Consob che dovrebbe assicurare la tutela dei risparmiatori e la trasparenza sui mercati finanziari”.

Secondo Tommaso Fattori (Sì – Toscana a Sinistra) “le priorità oggi sono date dalla necessità di nazionalizzare Mps, risanarla, fare finalmente le riforme del sistema bancario, far partire una commissione di inchiesta parlamentare”. Fattori ha rilevato che “il cuore del problema sta nel fatto che Mps è stata usata come un bancomat, sta nell’elenco di coloro che hanno preso miliardi dalla banca senza restituirli”, ma che “ancora oggi si continuano a fare errori e a spingere la banca verso il baratro, e ovviamente a pagare saranno gli azionisti e i risparmiatori”. “Mi sembra un fatto gravissimo – ha aggiunto il consigliere – che il presidente del Consiglio Renzi si faccia dettare la linea per il futuro della terza banca italiana da J.P. Morgan. Serve una nazionalizzazione di Mps, perlomeno temporanea. Una scelta del genere è già stata fatta da Obama negli Usa, e per banche tedesche e del Regno Unito. C’è la possibilità di agire, una finestra che permette un accordo con l’Unione europea. Invece si sta spingendo la banca verso il bail in, per poi regalarla a prezzo stracciato a qualche investitore straniero”.

“La storia di Mps racconta la storia di un partito che vuole controllare integralmente le attività dei territori su cui governa, è prima di tutto un problema di impostazione culturale e politica” ha osservato Stefano Mugnai (Forza Italia). “I cittadini rimangono attoniti rispetto alla completa impunità di cui godono i responsabili di questa vicenda – ha aggiunto Mugnai -. E’ clamoroso che nessuno sia chiamato a rispondere di un disastro come questo”. E, ha avvertito il consigliere, “è estremamente pericoloso che tutte le scelte del governo riguardo a Mps siano posticipate. Si stanno perdendo settimane preziose e questo sicuramente avrà un costo, a fare le spese di ciò come sempre saranno i correntisti”.

“La responsabilità politica del Pd è oggettiva e la nuova classe dirigente di questo si è fatta carico”. E’ questo il giudizio di Stefano Scaramelli (Pd), per il quale “il passaggio cruciale sta nel governo diretto del credito da parte della politica, fatto questo avvenuto non solo a livello locale ma anche nazionale”. E’ emerso, inoltre, che “la Regione Toscana e il Consiglio regionale non hanno svolto quelle che erano le loro funzioni in questa vicenda”. Scaramelli ha commentato che “la Fondazione ha commesso errori incredibili, fra cui quello di partecipare all’aumento di capitale quando non c’erano prospettive chiare per la banca. Così sono stati bruciati milioni di euro, mentre oggi la Fondazione avrebbe potuto essere primo azionista, un socio stabile legato al territorio”. E la responsabilità di questo, ha concluso il consigliere, “è in primo luogo di chi governava il territorio”. Per Scaramelli “la soluzione proposta dal governo è positiva. Bisogna guardare alla risoluzione del problema e non alla speculazione politica”.

Simone Bezzini (Pd) ha ricordato che le conclusioni a cui si è giunti con il lavoro della Commissione “non sono lontane da quelle autocritiche, e alla conseguente svolta in discontinuità, fatte dalle istituzioni elettive senesi dal 2011. Autocritiche sicuramente tardive, ma che hanno portato a drammatiche battaglie politiche”. Secondo Bezzini c’è stata una miscela esplosiva composta da errori del management, da una crisi generale che ha amplificato gli effetti di questi errori, dal procrastinare scelte “che hanno prodotto un’elevata concentrazione del rischio”. “Ma in quest’ultimo caso – ha aggiunto il consigliere – le responsabilità non sono state solo del Pd e non solo della politica locale, perché non è stata solo la politica a essere coinvolta nella formazione della classe dirigente. Il Pd ha chiesto scusa, altri soggetti dovrebbero fare altrettanto”. Adesso, ha concluso Bezzini, rimangono alcuni interrogativi a cui rispondere, riguardo all’operazione Antonveneta e Banca 121, ma anche “se vi sia stato un costo aggiuntivo dovuto all’approccio sistemico avuto dalla banca”.

Giacomo Giannarelli (M5S) ha sottolineato che “abbiamo ricostruito un mosaico che ci fa puntare il dito contro un intero sistema, contro un intreccio diabolico che porta i risparmiatori a essere sempre le prime e le vere vittime”. “Per questo – ha detto il consigliere – abbiamo chiesto a gran voce ‘fuori i nomi’, fateci avere la lista di chi ha preso i soldi e non li ha restituiti, dei responsabili di quei 47 miliardi di crediti deteriorati. Ma questi nomi non saltano fuori”. “Pretendiamo discontinuità, onestà, terzietà e trasparenza – ha commentato ancora Giannarelli -. Invece Morelli non è idoneo a ricoprire il ruolo, e ci domandiamo perché Renzi lo abbia voluto. Banca Italia lo ha multato nel 2013 per un’operazione legata a Banca Antonveneta. Non possiamo permetterci che si continuino a fare favori a J.P. Morgan, chiediamo che Morelli faccia un passo indietro e che si affronti la questione Mps con strumenti diversi rispetto al passato”.

Al termine del dibattito è stata presentata, e poi ritirata, una proposta di risoluzione del gruppo Sì Toscana a Sinistra, che chiedeva allo Stato di entrare nell’azionariato di Mps e al Parlamento di istituire una Commissione di inchiesta. Da parte degli altri gruppi è stata fatta osservare l’inopportunità di presentare proposte di risoluzione in aula a seguito del lavoro di una commissione d’inchiesta regionale.