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Maria Giulia Sergio, dall’Italia all’ISIS passando per Siena

È originaria di Torre del Greco e residente ad Inzago, nell’Hinterland milanese, Maria Giulia Sergio, la ventisettenne che da 3 mesi ha fatto perdere le sue tracce arruolandosi tra i combattenti dell’ISIS. Sul suo profilo facebook il volto della giovane di origini campane non appare mai, sempre coperto da un lungo velo nero, nelle sue mani viene ritratto un corano e scorrendo la sua pagina si leggono post innegianti alla gloria di Allah o volti a commentare passi del libro sacro.

“Quando il servo si sottomette ad Allah e il suo Islam diviene eccellente, Allah gli perdona tutte le cattive azioni precedenti – questo il post scritto da Maria Giulia il 15 luglio 2012 – (…) Il premio di cui si parla è riservato al servo che non solo ‘si sottomette ad Allah’ (divenendo muslim) ma porta inoltre ad eccellenza e perfezione il proprio Islam.
*Il concetto viene espresso chiaramente dalle parole coraniche (significato) <>(LXXIV, 38-39)”  fb maria giulia sergio

Identificata tra i 53 “foreign fighters” italiani partiti per la Siria, secondo quanto dichiarato dal ministro dell’interno Angelino Alfano, sulla base delle indagini condotte dai servizi segreti italiani e dai Ros dei Carabinieri, Maria Giulia avrebbe lasciato l’Italia per dirigersi a Damasco a combattere contro l’esercito di Bashar Assad a fianco dell’autoproclamatosi Califfo Al Baghdadi.
La ragazza, classe 1987, si è convertita all’Islam in seguito al suo primo matrimonio nel 2009 con un uomo di origini marrocchine, ma la vera trasformazione di Maria Giulia avverrà soltanto nel 2012, l’anno del grande cambiamento. Un nuovo amore, con un albanese di religione islamica che sposerà nella moschea di Treviglio (Bergamo), la sua adesione alla forma più integralista di islamismo, il suo cambio di nome, da allora si chiamerà Fatima Az Zahra, il trasferimento a Grossetto, e probabilmente gli incontri con Bilal Bosnic, l’imam arrestato nel settembre 2014 con le accuse di arruolamento e di finanziamento di terroristi aderenti all’ISIS che nel corso del 2012 sarebbe transitato da Monteroni d’Arbia. La stessa Maria Giulia Fatima con molta probabilità è passata dal senese senza però avere, secondo quanto appreso fino ad ora, contatti con la comunità musulmana locale.
Insieme a lei si convertirono all’Islam anche la sorella Mariangela, la madre ed il 6 gennaio 2014 anche il padre.

Il velo integrale diverrà il suo fedele compagno, pubblicando su facebook post favorevoli al niqab. Già nel settembre 2011 insieme alla sorella maggiore firmerà la petizione lanciata sul web contro l’approvazione delle proposte di lagge Sbai-Contento e Mantini-Tassone, volte a modificare l’articolo 52 della legge del 22 maggio 1975 n. 152 imponendo il divieto di portare il Niqab ed il Burqa. Giunsero persino ad inviare il 16 settembre 2011 una lettera all’ex Presidente della Repubblica e senatore a vita Carlo Azeglio Ciampi, riportata ieri sul sito del Corriere della Sera nella sezione cronaca Milano, nella quale le due sorelle affermavano:
“Nel nome di Dio Unico (…) Come donne e come musulmane, speriamo che Lei si faccia portavoce delle nostre istanze, poiché, nonostante siamo le destinatarie, o per meglio dire le vittime, delle proposte di legge anti-niqab, non abbiamo avuto mai la possibilità di essere ascoltate e ci vediamo costrette ad essere rappresentate da persone prive delle competenze necessarie e tutto fuorché rappresentative delle comunità islamiche italiane. (…) Siamo state descritte come donne deboli, incapaci di decidere per noi stesse, schiave, sottomesse, poco acculturate se non completamente ignoranti. (…)
Come potrà constatare nel leggere le firme in calce, noi siamo in maggioranza italiane, nate in Italia, spesso abbiamo dovuto “combattere” contro il volere delle nostre famiglie, che avrebbero voluto farci rinunciare al velo. Molte di noi non hanno ancora 30 anni e molte hanno almeno una laurea. Di quali donne parlano dunque i politici che affermano che questa legge sia necessaria?”
Queste dunque le parole delle sorelle Sergio nel 2011.
Da allora sono passati più di tre anni e la fermezza di Giulia Maria Fatima verso i propri ideali e la propria religione si è sempre più incrementata.

Da settembre i familiari della giovane hanno perso le sue tracce, e negli ultimi giorni, dopo le notizie circolate sui giornali della sua adesione all’ISIS si sono chiusi nel silenzio.
Ad oggi la giovane combattente di origini campane si troverebbe, secondo l’intelligence italiana, in Siria probabilmente in aree vicine a Damasco. Partita da Roma è stata identificata nei giorni scorsi all’aeroporto di Instambul, e da lì avrebbe preso, secondo le ricostruzioni, un volo di linea verso Gaziantep da dove poi sarebbe arrivata in Siria presumibilmente sfruttando i percorsi segreti utilizzati dai Jihadisti come rifugi e per il transito di armi.
Una nuova sposa della Jihad? Sicuramente le donne stanno prendendo un ruolo sempre maggiore all’interno dei movimenti integralisti islamici, il Centre for the Study of Radicalisation del King College di Londra, come mostrato sempre dal Corriere della Sera, ha evidenziato che al momento le donne sarebbero il 10% dei terroristi europei integrati nell’ISIS per la maggioranza, francesi, britanniche e tedesche. A questo punto dunque il parallelismo con gli attentati di Parigi è forte, visto che la principale ricercata è proprio una donna; Hayat Boumedienne, compagna 26enne di Amedy Coulibaly, l’autore del sequestro nel supermercato Kosher di Parigi, anche lei, probabilmente, già al sicuro in terra siriana.

Ciò che è certo è che Maria Giulia Sergio, alias Fatima Az Zahra, con Siena non aveva molto a che vedere, se non per un breve ipotetico passaggio nel territorio; nessun senese perciò tra i foreign fighters partiti per la Siria. In un periodo di tensioni come quello che stiamo vivendo evitiamo allarmismi e proviamo ad identificare e denominare le cose con il loro nome. In fondo il terrorismo si fonda proprio su questo, l’incertezza, la paura, i dubbi, il terrore di vedere il nemico anche nel vicino di casa perchè magari ha una carnagione lievemente diversa dalla nostra o un velato accento straniero. Siamo noi i peggiori nemici di noi stessi, il terrorismo va combattuto con la conoscenza, l’intelligenza e l’unione, ed in primo luogo i media ed i mezzi di comunicazione devono cercare di fare chiarezza per vincere quella battaglia che ha poco a che vedere con la religione.

Carolina Sardelli

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