Lavoratori in nero, sanzioni e denunce in un’azienda agricola di Castelnuovo Berardenga
9 Apr, 2016
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I Carabinieri del Nucleo Ispettorato del lavoro di Siena e quelli di Castelnuovo Berardenga avevano visto giusto. Su venticinque lavoratori impiegati a impiantare viti in un vigneto in provincia di Siena, venti erano stati assunti in nero al costo di cinque euro l’ora. I Militari hanno fatto accesso al podere da più direzioni, in maniera da contenere il rischio di fughe e hanno identificato tutti coloro che erano impegnati nei lavori agricoli. Si tratta di pakistani e marocchini, tre di loro clandestini in Italia che saranno denunciati alla Procura della Repubblica. Ma le responsabilità importanti venivano riscontrate per il datore di lavoro, il legale rappresentante pakistano di una società con sede a Prato. A parte l’impiego in nero, che rappresenta un’ipotesi penale autonoma, emerge il reato di sfruttamento della clandestinità dei tre immigrati. Vi è poi un’ipotesi di violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro e la mancata effettuazione delle visite mediche propedeutiche all’assunzione. L’uomo dovrà pagare una sanzione di circa ventiduemila euro. Deve invece essere valutata la posizione del titolare della società a cui fa capo l’azienda agricola, in quanto in contemporanea con i lavoratori in questione ne lavoravano altri nove, regolarmente assunti e dipendenti di una società della Provincia di Grosseto. Al momento non emerge invece quello che viene comunemente definito “caporalato”, vale a dire l’intermediazione nel lavoro altrui con pagamento di una “cresta” da parte del lavoratore a colui che gli procaccia il lavoro, in quanto non si rileva la presenza di arruolatori che non fossero anche datori di lavoro. L’attività svolta si inserisce in un programma di controlli sul lavoro agricolo sommerso, intrapreso dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Siena di concerto con la locale Direzione Territoriale del lavoro e volto a contrastare ogni forma di sfruttamento nella particolare e delicata materia.