Funerale per il grano, il caro estinto dell’agricoltura italiana
24 Ott, 2016
grano

Sarà il funerale del grano italiano, morto sotto il peso della concorrenza e delle riduzioni di prezzo. Domani, martedì 25 ottobre, gli agricoltori del centro Italia sfileranno con i loro trattori dietro una simbolica bara al passo della marcia funebre, alle 11 al casello A1 Valdichiana-Bettolle, in provincia di Siena. La protesta, con raduno dalle 8.30 alle 14, è promossa da Confagricoltura Arezzo, Cia, Apima e Cooperative, in rappresentanza degli agricoltori di Toscana, Umbria, Abruzzo e Lazio.

“E’ un grido di allarme contro una situazione che rischia di mettere in ginocchio i produttori locali, già fortemente indebitati, con conseguenze disastrose per l’economia nazionale – spiega il direttore di Confagricoltura Arezzo, Gianluca Ghini – Il nostro grano subisce senza alcuna difesa i colpi di una speculazione e di una concorrenza spietate”. Tutta la filiera di grano e pasta, secondo Confagricoltura, può essere italiana. “Lo spazio per una produzione 100% italiana c’è – continua Ghini – ma è necessario che l’attestazione di origine sia chiara in ogni singolo passaggio, dal campo allo scaffale, con indicazione obbligatoria sulle confezioni di pasta”. Un cambiamento apprezzato dall’industria molitoria e che potrebbe diventare conveniente anche per i pastifici, se il prodotto totalmente made in Italy fosse poi valorizzato adeguatamente dalla grande distribuzione.

I numeri Istat e di Confagricoltura fotografano la realtà italiana. A fronte di una produzione nazionale di 4 milioni di tonnellate di grano duro, gli italiani ne consumano 3 tonnellate e le importazioni sono di 2,5 milioni. Invece le esportazioni, di granella e prodotti trasformati come la pasta, ammontano a 3,5 milioni di tonnellate. Altro discorso per il grano tenero, l’Italia ne consuma 7,3 milioni di tonnellate e la produzione è di 3 milioni. 4,5 milioni di tonnellate importate contro l’export di appena 200mila tonnellate.

“La difesa del made in Italy non deve essere solo uno slogan – continua il direttore Ghini – ma un insieme di misure concrete e tangibili: gli agricoltori hanno bisogno, adesso, di vedere il loro prodotto tutelato e valorizzato. Vogliamo che la tracciabilità, la filiera corta e l’indicazione di origine del prodotto siano il valore aggiunto della nostra produzione cerealicola. Il settore del grano è l’ultimo colpito da una situazione che preoccupa tutta l’agricoltura, dall’olio al vino, passando per tutti i prodotti della filiera agricola toscana. E’ necessario che le istituzioni tutte comprendano le difficoltà del settore e siano in grado di sostenerlo senza creare ulteriori difficoltà”.