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Mps, dopo il voto si apre la partita politica. Carletti chiama in causa il Governo, Coppini resta fuori dall’assemblea

La presidente della Provincia chiede garanzie per Siena e punta il dito sull’assenza del Mef: «Non può passare inosservata». Intanto, a Palazzo Sansedoni, resta il caso della mancata partecipazione del presidente della Fondazione, rappresentata dal provveditore Marco Forte.

Il giorno dopo l’assemblea di Mps, la partita si sposta dalle votazioni ai rapporti istituzionali e politici. Perché se il verdetto dei soci ha segnato una battuta d’arresto per il progetto industriale di Luigi Lovaglio, a Siena restano aperte molte domande: quale futuro per la banca? Quali garanzie per il territorio? E soprattutto, quale sarà il ruolo delle istituzioni nella nuova fase che si apre?

A intervenire è la presidente della Provincia Agnese Carletti, che lancia un messaggio preciso al Governo. “Il mancato raggiungimento degli obiettivi fissati dal Cda – sottolineanon deve in alcun modo tradursi nel ridimensionamento del valore sociale ed economico che Banca Monte dei Paschi rappresenta per il nostro territorio e per l’intero Paese”.

Il passaggio più politico della dichiarazione riguarda però l’assenza del Ministero dell’Economia dall’assemblea. “È un segnale chiaro che non può passare inosservato – afferma Carletti –. Mi auguro che l’esecutivo si ponga a garanzia del territorio, senza sottrarsi alle sue responsabilità”. Una chiamata in causa diretta, mentre il futuro di Mps si intreccia con gli equilibri del sistema bancario nazionale e con le prospettive di una possibile integrazione con Intesa Sanpaolo.

La presidente della Provincia indica anche le condizioni che Siena intende portare al tavolo del confronto: salvaguardia dei livelli occupazionali, tutela del patrimonio, mantenimento delle funzioni direzionali e delle filiali sul territorio, oltre al sostegno al credito per famiglie e imprese. E proprio sul futuro del Monte Carletti aggiunge un’altra precisazione: qualsiasi eventuale progetto di integrazione dovrà svilupparsi «su basi di pari dignità», con un piano industriale solido e di lungo periodo.

Ma se sul fronte istituzionale arriva la presa di posizione della Provincia, c’è un altro dettaglio che continua a far discutere: l’assenza del presidente della Fondazione Mps, Riccardo Coppini, dall’assemblea degli azionisti.

Una domanda aveva iniziato a circolare sui telefoni già dalle prime ore della mattina: “Ma Coppini c’è?”. La risposta è arrivata soltanto dopo circa un’ora, quando nell’auditorium di viale Mazzini è entrato il provveditore della Fondazione, Marco Forte, delegato a rappresentare l’ente. Sul registro “Coppini assente” e la giustificazione si può immaginare.

Un’assenza che assume un significato particolare alla luce delle tensioni dei giorni precedenti. Il presidente aveva espresso un orientamento favorevole all’Opas di Intesa Sanpaolo, mentre la Deputazione generale della Fondazione aveva confermato il sostegno al progetto di Lovaglio. Successivamente anche la Deputazione amministratrice aveva deliberato all’unanimità di votare a favore delle proposte all’ordine del giorno dell’assemblea. Una posizione che ha di fatto lasciato Coppini in minoranza rispetto agli organismi dell’ente.

Non scontato un commento di Pierluigi Piccini, ex sindaco di Siena: “Il tempo, paradossalmente, gioca a favore. Tra l’apertura delle adesioni e l’ingresso in Bper passeranno quasi due anni: una finestra lunga, in cui un territorio organizzato può incidere più di quanto oggi sembri. A condizione di presentarsi con una sola voce. Giovedì, davanti alla sede di viale Mazzini, le istituzioni erano unite da destra a sinistra. Quell’unità va trasformata in una delegazione stabile, guidata dalla Regione, con una piattaforma scritta. E la Fondazione deve ricomporsi: non conta più come azionista, ma può contare come garante del patrimonio e come motore di sviluppo“.

Il risultato è stato un’assemblea nella quale la Fondazione, pur presente attraverso il proprio provveditore, ha scelto di non affidare al suo presidente il compito di rappresentarla. Una circostanza che ha inevitabilmente alimentato le domande sugli equilibri interni a Palazzo Sansedoni e sul futuro dei rapporti tra Coppini e gli organi dell’ente.

FOTO: ANSA 

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