L’assemblea degli azionisti di Monte dei Paschi di Siena ha respinto il progetto di fusione per incorporazione di Mediobanca, segnando una battuta d’arresto per la strategia industriale dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio. A votare contro è stato il 63,65% del capitale presente in assemblea, una quota che evidenzia la contrarietà dei principali azionisti e dei grandi investitori istituzionali.
I voti contrari rappresentano circa il 42% dell’intero capitale di Mps, superando ampiamente la soglia del 33% necessaria per bloccare la proposta. Tra i principali oppositori figurano Delfin e il gruppo Caltagirone, che insieme detengono quasi il 30% del capitale della banca senese. A questi si aggiungono altri azionisti di peso, tra cui il fondo sovrano norvegese Norges Bank, titolare di una partecipazione vicina al 3%.
L’assemblea di Mps ha bocciato anche le offerte pubbliche di scambio (Ops) su Banco Bpm e Banca Generali. I voti contrari hanno raggiunto il 91,10% per Banco Bpm e il 90,9% per Banca Generali, mentre i favorevoli si sono fermati rispettivamente al 6,47% e al 6,66%.
L’amministratore delegato Luigi Lovaglio rivendica tuttavia i risultati ottenuti finora, sottolineando che il confronto ha spinto Intesa Sanpaolo a migliorare la propria proposta. Per il manager, la partita non è ancora chiusa: occorrerà attendere l’esito del procedimento Antitrust per conoscere il perimetro effettivo dell’operazione.









