Nel giardino di Poggiofanti a Montepulciano è andata in scena la tre giorni del correntone dem. Il raduno delle aree Pd che a suo tempo sostennero la corsa alla segreteria di Elly Schlein. E tutti la cercano. Elly, Elly, Elly. Nel suo discorso, di circa un’ora, la segretaria si è soffermata sull’unità dell’alleanza, definendola «una condizione necessaria per evitare che accada ancora quello che è accaduto nel 2022» (la vittoria di Giorgia Meloni e del centrodestra, ndr), aggiungendo, sicura: «l’unità sarà ricompensata dalla gente». Ma l’inizio è un tributo alla platea: «Grazie per avermi aiutato ad allargare l’unità nel partito e nella coalizione. Non è facile, ma paga sempre in termini di consenso». La segretaria affronta poi il tema delle manifestazioni: «Tantissimi giovani sono scesi in piazza pacificamente, sono il nostro presente e bisogna ascoltarli; solo in alcune città ci sono stati scontri, anche seri, ma senza saccheggi o guerriglie; non consentiremo la criminalizzazione un’intera generazione; dopo quattro anni di governo Meloni l’Italia è più povera e più incazzata (alla parola incazzata, dalla platea si alzano in egual misura applausi e fischi), sta a noi evitare che quel disagio si trasformi in qualche altra cosa, le uniche prospettive di questo governo sono il carcere e la precarietà». Schlein ha parlato della casa «è al centro delle nostre battaglie, serve un grande piano e una legge che regoli gli affitti brevi, come qui in Toscana»; di precarietà «da combattere come hanno fatto in Spagna», di studio e scuola: «c’è una categoria che non dovrebbe esistere, gli idonei non beneficiari, serve un aiuto nazionale, bisogna assicurare il diritto all’istruzione in tutte le regioni e rendere gratuiti i libri di testo anche alle superiori»; di territorio: «bisogna invertire lo spopolamento»; di guerra «no al ritorno della logica di potenza, lo scontro di oggi è tra oligarchia e democrazia». Solidarietà, pace, innovazione, diritto internazionale. Concludendo, arringa la folla: «Ora c’è l’ultimo importante miglio. Questa sfida la affronteremo insieme. Insieme possiamo battere le destre e scrivere un futuro più giusto. Andiamo a vincere, grazie, viva il Pd e l’Italia antifascista».
Nelle ore precedenti, si erano susseguiti gli interventi degli esponenti provinciali e regionali, fino ad arrivare ai vertici. Emiliano Fossi, segretario regionale, si è presentato con un chiodo di pelle nera, tra Fonzie e Scanzi, parlando del Pd come «sarto dell’alleanza progressista». L’assessore regionale all’Educazione e all’Istruzione Alessandra Nardini si è presentata con due spillette, una della pace e una della Palestina, unica concessione visibile al tema medio oriente.
Dalle 10 arrivano alla spicciolata Gianni Cuperlo, Nicola Zingaretti, Dario Nardella, Dario Franceschini, Andrea Orlando, Roberto Speranza, Laura Boldrini (che deambula aiutandosi con una stampella), Marco Meloni, Beatrice Lorenzin, Arturo Scotto, Gino Stumpo, Peppe Provenzano, Michela Di Biase, Alberto Losacco, Chiara Braga, Sandro Ruotolo, Eugenio Giani, Simone Bezzini, e i sindaci di mezza italia, compreso il primo cittadino di Napoli Gaetano Manfredi.
È il turno dei pezzi grossi. L’europarlamentare Nardella è il primo a evocare «il programma»: «deve basarsi su un progetto comune». Sandro Ruotolo, responsabile cultura del Pd, per distacco il più a sinistra di tutti, esordisce con un «cari compagni, care compagne», e prosegue: «La pace appartiene alla cultura comunista (…); Nei primi cento giorni del nostro governo dobbiamo riconoscere lo stato di Palestina», e vede in Montepulciano «la casa Comune e il luogo politico in grado di creare idee e nuovi dirigenti». A riportare il partito in zone meno oltranziste ci pensa il capodelegazione del Pd (S&D) Nicola Zingaretti, citando Aldo Moro e il Manifesto di Ventotene: «bisogna aprire una stagione di governo progressista», e garantisce: «siamo sulla buona strada per conquistare il governo dell’Italia». Tra i deputati: Roberto Speranza «vogliamo vincere le prossime elezioni»; Chiara Braga: «batteremo questa destra, vinceremo le prossime elezioni»; Peppe Provenzano: «Siamo pronti per l’alternativa, non solo a Meloni. Si annunciano giorni nuovi e avanzano in fretta», altra citazione di Aldo Moro: a tratti si ha il dubbio di avere sbagliato congresso.
Il motto del convegno è «Pronti per l’alternativa», scritto nella locandina a caratteri poco decifrabili; ma tutti e tutte tra un discorso e l’altro danno per scontata la vittoria alle prossime elezioni. Un po’ meno sicura sembra la platea, la base, dove è tutto un confrontare grafici, sondaggi, percentuali, alleanze, scommettendo sulla tenuta di Conte, Renzi e Bonelli. L’unico dato certo, finora, sembra essere l’inizio della campagna elettorale.
Di Jori Diego Cherubini









