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Rubrica Leggerissima: “Non ci resta che il crimine” sarà una trilogia

Il cast del film “Non ci resta che il crimine” diretto nel 2019 da Massimiliano Bruno è ciò che mi ha spinto a vedere, una sera dopo l’altra, sia questa pellicola che il “sequel” – dal titolo inequivocabile “Ritorno al crimine” (2020) – e di contrastare due giornate un po’ buie con la leggerezza della commedia.

I protagonisti principali dei due film sono Alessandro Gassmann (che interpreta Sebastiano), Marco Giallini (Moreno Filipponi), Edoardo Leo (Renatino), Gianmarco Tognazzi (Giuseppe) e Massimiliano Bruno (Gianfranco). Niente male, no? E infatti dopo mezz’ora di zapping compulsivo e i trailer del primo e del secondo parto con “Non ci resta che il crimine” sperando di farmi almeno due risate. In pochi minuti le battute sottolineano che si tratta di un lungometraggio davvero esilarante e il merito, oltre che degli sceneggiatori, è dei cinque appena nominati. Proprio così: insieme fanno morire.

Tutto si svolge a Roma nel 2018. Sebastiano, Moreno e Giuseppe, amici dall’infanzia, per fare due soldi si inventano un “Tour Criminale” dedicato alla “Banda della Magliana” e per sembrare più credibili curano ogni dettaglio portando le monete del tempo (la tanto cara lira) e vestendosi con il look tipico degli anni ’80: jeans a zampa di elefante, Ray-Ban a specchio, parrucca perché “i pelati sono considerati degli sfigati”…
Qualcosa però va storto e a causa di un ponte di Einstein-Rosen si ritrovano catapultati nella Roma del 1982 durante i fantastici Mondiali di Spagna, a tu per tu proprio con i membri della Magliana. Primo problema: come procurarsi quei tanto agognati soldi? Secondo problema: come evitare di farsi uccidere? E sì, perché presi dall’euforia di guadagnare senza fatica con le “scommesse clandestine” (Giuseppe conosce a memoria tutti i risultati dei Mondiali) si ritrovano indebitati con il night club di Renatino, il capo della banda, che rapisce Giuseppe con l’intenzione di ucciderlo se gli altri due non saldano in tempo il debito. Inoltre la donna di Renatino, Sabrina (interpretata da Ilenia Pastorelli) che fa la ballerina nel night “incriminato”, e Sebastiano si innamorano; quel che succede tra i due influenza non solo la trama di “Non ci resta che il crimine” ma anche quella di “Ritorno al crimine”, per cui evito spoiler aggiuntivi!

Il titolo del film è naturalmente un omaggio a “Non ci resta che piangere”; nel primo fine settimana di programmazione si piazza al primo posto del botteghino incassando 2 milioni di euro.
Sul regista, sceneggiatore e attore Massimiliano Bruno ci sarebbe tantissimo da dire; sottolineo soltanto che il suo esordio alla regia risale al 2011 con il film “Nessuno mi può giudicare”, con Paola Cortellesi, Raoul Bova e Rocco Papaleo, con il quale ottiene 5 candidature al David di Donatello e vince il Nastro d’Argento per la miglior commedia. Nel 2012 scrive, dirige e interpreta il film “Viva l’Italia”, con Michele Placido, Ambra Angiolini, Raoul Bova, Alessandro Gassmann, Edoardo Leo e Rocco Papaleo. Collabora da sempre con Paola Cortellesi in particolare per il teatro; recita la parte dell’ispettore Borromini ne “L’ispettore Coliandro” e Nando Martellone in “Boris”, serie TV entrambe premiate al Roma Fiction Fest.

Curiosità e camei: il ruolo della ballerina Sabrina, nel sequel è stato affidato alla bravissima Loretta Goggi sposata (nel film naturalmente) con Carlo Buccirosso (Massimo Ranieri) divertente e ironico come sempre, perfetto nel duo con “Renatino”; insieme a lei la splendida Corinne Cléry nei panni della Contessa Roccapadula. Alcuni set del sequel sono stati allestiti a Torvajanica, sul litorale romano, e a Napoli, in Piazza del Plebiscito, in via Sedile di Porto e all’imponente Castel dell’Ovo che si affaccia sul golfo della città. La notizia più interessante è non c’è due senza tre! “Non ci resta che il crimine” sarà una trilogia (la terza pellicola dovrebbe uscire a novembre 2021) e se nei primi due film sono stati presi in giro criminali “idolatrati”, nella terza “puntata” saranno i nazisti a essere al centro dell’attenzione dei protagonista. L’ironia forse non salva il mondo, ma di sicuro aiuta.

A cura di Simona Merlo

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