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Rubrica Leggerissima: Dinner Club, un programma al sorprendente gusto del cazzeggio

A tavola non si invecchia – al più si ingrassa! – e, in compagnia di buoni amici, si ride tantissimo: Dinner Club, il nuovo programma di Amazon Prime Video, si è così trasformato da food travelogue italiano in cazzeggio leggerissimo dove i piatti meno noti e la cucina di una volta, quella che richiede pazienza e ingredienti genuini, sono sì importanti ma mai quanto il viaggio interiore e fisico dei sei presunti sous-chef protagonisti insieme a Carlo Cracco di altrettante puntate.

Un programma che ho trovato per caso, ma che mi ha catturato da subito per il titolo e la rivoluzione del “cattivissimo personaggio Cracco” (troppo forti gli espliciti riferimenti a “Fight Club”) e poi perché non è affatto quel che sembra. Quale che sia stata l’intenzione iniziale degli ideatori, il risultato finale è davvero divertente e non riguarda il cibo. Non completamente. Dinner Club è un invito alla convivialità e alla condivisione e non solo funziona, ma mette allegria e lo confesso: tanta, tantissima fame!

Ma come funziona Dinner Club? Il programma è composto da sei puntate in cui la coppia di turno formata da Cracco più l’aiuto cuoco si sposta per l’Italia scegliendo itinerari e mezzi sempre diversi. Il compagno di avventure devo poi raccontare perché ha scelto proprio il piatto che poi cucinerà per gli altri. Le motivazioni del resto sono necessarie per comprendere sia le portate “riprodotte” che per raccontare a chi guarda che cosa è accaduto “realmente” durante il viaggio. I cambi di scena, devo dire, sono perfetti.

Ma chi sono gli avventurieri culinari scelti dalla produzione? Fabio De Luigi, Luciana Littizzetto, Sabrina Ferilli, Diego Abatantuono, Pierfrancesco Favino e Valerio Mastandrea.

Dunque per quanto seducente, Cracco non riesce a contrastarli e i sei vip gli strappano letteralmente la scena vuoi perché sono personaggi famosi almeno quanto lui (se non di più) vuoi perché si rivelano persino più cattivi.

Si passa così da Luciana Littizzetto che lo chiama Cracker, figo ma scemo, a Fabio De Luigi che lo fissa senza dargli tregua; a Diego Abatantuono che scherza sulla sua linea abbondante a Valerio Mastandrea che “non mangia cose bianche” (tranne la panna sul gelato). Parole sue. Per non parlare di Sabrina Ferilli, orgoglio romano pure a tavola!

Dei piatti che hanno presentato i sei protagonisti ho capito ben poco, e forse non sarei capace a riproporre nemmeno i più semplici, ma di sicuro ho fatto mie le bellezze dell’Italia, la fotografia di quei luoghi che ha scelto forse Cracco? gli ideatori del programma? Chissà…

Mi piace pensare però che qualcosa di quell’atmosfera così unica e leggera fosse vera, e non “soltanto” costruita a tavol(ino), e che l’esperimento “Dinner Club”, un misto di intrattenimento e informazione, avesse subito il fascino delle parole di Mario Soldati, il primo divulgatore enogastronomico italiano che, nel 1957, scriveva così: «Viaggiare è conoscere luoghi, genti e paesi. […] E qual è il modo più semplice e più elementare di viaggiare? Mangiare e praticare la cucina di un Paese dove si viaggia. Nella cucina c’è tutto, la natura del luogo, il clima, quindi l’agricoltura, la pastorizia, la caccia, la pesca. E nel modo di cucinare c’è la storia, la civiltà di un popolo. L’uomo come ha avuto la prima idea di viaggiare? Ma l’ha avuta molto probabilmente mentre lui stava fermo e guardava qualcosa che si muoveva, che viaggiava, che andava, per esempio le nuvole del cielo, gli uccelli che migrano, un fiume che scorreva».

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