Rappuoli: “Se non ci si vaccina le malattie ritornano”
4 Nov, 2016
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“Chi mette in dubbio l’utilità dei vaccini forse non sa che cento anni fa in Italia c’erano 10mila morti all’anno di difterite, o di morbillo, o di vaiolo, o di pertosse. Non hanno mai visto queste malattie infettive perchè sono state debellate dai vaccini e pensano che ormai siamo immuni. Ma questo non è vero, se noi smettiamo di vaccinare le malattie ritornano. E le persone muoiono, come abbiamo visto con la meningite B in Toscana”. Sono le parole di Rino Rappuoli Chief Scientist GSK Vaccines, che risponde così a tutte quelle persone che contestano le vaccinazioni.

In Toscana nel 2015 sono stati 38 i casi. Quest’anno, 31 (ottobre 2016). 12 i morti complessivi. “La malattia meningococcica – spiegano gli esperti – è una patologia improvvisa potenzialmente mortale. Si stima che più di uno su dieci tra chi ne è colpito possa morire. In 24 ore”.

In Europa il batterio meningococco B (MenB) causa circa l’85 per cento dei casi di meningite tra i bambini piccoli. La maggior parte supererà l’infezione senza effetti seri. Ma più di 1 bambino su 10 soffrirà della perdita di un arto o di disabilità neurologica. Più di 1 su 3 presenterà altre problematiche cognitive, fisiche e psicologiche. Anche se può sembrare poco elegante monetizzare il dramma delle persone, in base a stime del Regno Unito, il costo del trattamento a vita per un bambino con conseguenze severe da meningite batterica ammonta a 2,24 milioni di euro.

“Noi lavoriamo nei vaccini perché crediamo nella scienza e nella possibilità di fornire un contributo sostanziale al miglioramento della salute pubblica. – Afferma Daniele Finocchiaro, Presidente e amministratore delegato di GSK Italia – Per questo abbiamo continuato ad investire nel settore quando molti si allontanavano, attirati da diverse sirene di scienza ed economia e per lo stesso motivo abbiamo riconosciuto subito, preservato e stiamo investendo in questa perla italiana, ora centro mondiale di eccellenza GSK per la ricerca sulle infezioni batteriche e per la produzione di numerosi vaccini. Ogni 8 minuti una persona nel mondo muore di meningite e ogni anno con la vaccinazione in generale potremmo evitare fino a 3 milioni di morti e 750mila casi di disabilità: il nostro posto ieri, oggi e domani è perciò a fianco delle Autorità sanitarie per contribuire al mantenimento delle coperture vaccinali necessarie alla protezione delle nostre comunità”.
Gli episodi di infezione invasiva meningococcica verificatisi in Toscana ma anche in altre Regioni non rappresentano un evento inatteso o anomalo e non configurano una particolare situazione di emergenza se affrontati in modo corretto come è stato fatto finora.
E sono due gli strumenti principali che abbiamo a disposizione per difenderci: la vaccinazione ed una corretta diagnosi della malattia.
“La vaccinazione è l’unico strumento per prevenire la meningite da meningococco. Il batterio è infatti presente nella gola del 10 per cento circa delle persone senza dare alcun segno: solo in alcuni, e per motivi ignoti provoca la malattia – spiega Pier Luigi Lopalco, ordinario di Igiene e Medicina preventiva all’Università di Pisa – Con il vaccino quindi non solo proteggiamo il singolo, ma riduciamo il numero di quei “fantasmini” (veri e propri portatori dell’infezione ignari della loro condizione) presenti tra noi che senza saperlo trasmettono una malattia che può avere un’evoluzione drammatica in poche ore. Con la vaccinazione per la meningite meningococcica otteniamo anche quell’immunità di gregge che rappresenta un fattore chiave in termini di sanità pubblica per limitare la circolazione del batterio e ridurre i casi di malattie”.
“La sottostima dei casi di malattia causata dal meningococco è purtroppo un fenomeno noto e dovuto a diversi fattori – prosegue Chiara Azzari, Responsabile del Centro di Immunologia pediatrica dell’Ospedale Meyer di Firenze.
In questo senso l’applicazione standardizzata di una più adeguata metodica di diagnosi ci dice che le infezioni sono molte di più di quelle che si pensa. Utilizzando test diagnostici come la PCR-RT si può ridurre uno dei rischi di sottostima di malattia meningococcica invasiva, nel nostro Paese si stima di circa 3 volte, inoltre il test fornisce un responso diagnostico molto rapido.
Per poter disegnare delle corrette strategie vaccinali è infatti molto importante giungere ad una valutazione corretta del numero di casi di malattia e della loro distribuzione”.

“E’ una lotta dove ognuno deve dare il proprio contributo e sapere che da qui possiamo aiutare molte persone in tutto il mondo a proteggersi dalle principali malattie infettive è una grande fonte di motivazione per me e per tutti i colleghi della ricerca e della produzione – sottolinea Rappuoli -. Ma soprattutto la messa a punto del vaccino per il Meningococco B, oggi registrato in oltre 35 paesi, ha rappresentato per noi un traguardo molto importante che permetterà non solo di salvare molte vite umane, ma anche di cambiare le prospettive della lotta contro la meningite nel mondo. Già raccomandato in nove regioni italiane e utilizzato in America e in Canada per far fronte a focolai di meningite che si sono verificati in quelle zone, il vaccino GSK contro il Meningococco B dal settembre del 2015 è stato introdotto nel piano di prevenzione nazionale in UK destinandolo a tutti i nuovi nati. Proprio i dati preliminari realtivi a questo programma di immunizzazione dimostrano che il nostro vaccino contro il Meningococco B ha avuto – tra i bambini vaccinati – una effectiveness vicina all’83% contro qualsiasi ceppo di meningite B e pari al 94% contro i ceppi prevenibili con la vaccinazione”.

Ascolta l’intervista di Rino Rappuoli