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Music My Life!Intervista ai Drunken Rollers, “Deserto” il nuovo album della band: un viaggio compatto, cinematografico e profondamente umano

Su Antenna Radio Esse la rubrica che parla di musica“Music My Life” a cura di Graziella Ventrone.

Lo spazio dedicato alle band, ai cantautori e ai progetti che gravitano nel nostro territorio e non. 
Attraverso le sue interviste i musicisti potranno raccontarsi!
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L’intervista ai Drunken Rollers!

Dieci anni possono sembrare un’eternità, soprattutto in un panorama musicale che corre veloce e consuma tutto in pochi scroll.
Eppure i Drunken Rollers hanno scelto la strada opposta: fermarsi, vivere, accumulare storie e poi tornare con un disco che ha il peso del tempo e il coraggio della visione.

“Deserto” non è soltanto il nuovo album della band, ma un lavoro che suona come una dichiarazione d’intenti: dodici brani che rifiutano la logica del singolo usa-e-getta per costruire invece un viaggio compatto, cinematografico e profondamente umano.

Tra rabbia sociale, inquietudini contemporanee e confessioni intime, il gruppo sembra aver trasformato questi dieci anni di silenzio discografico in una nuova consapevolezza artistica. Il rock viscerale che li ha sempre contraddistinti resta intatto, ma si arricchisce oggi di una scrittura più narrativa, di atmosfere epiche e di un’urgenza emotiva che attraversa tutto il disco. Per la rubrica Music My Life di Antenna Radio Esse abbiamo incontrato i Drunken Rollers per farci raccontare cosa significa tornare oggi con un album così intenso, personale e controcorrente.

Deserto arriva a dieci anni di distanza da Boogie Generation: in un’epoca in cui tutto viene pubblicato immediatamente e dimenticato altrettanto in fretta, che valore ha avuto per voi prendervi così tanto tempo prima di tornare con un nuovo album? È stata una pausa necessaria per ritrovare identità e urgenza artistica oppure il disco è nato lentamente, quasi senza che ve ne accorgeste?

DR:“Direi più la seconda. Abbiamo iniziato a registrare le batterie di Deserto poco prima del Covid 19 e poi siamo andati avanti a registrare la sezione ritmica e poi finire alcuni arrangiamenti fino al 2023. Abbiamo inoltre aspettato un po’ di tempo anche perché la situazione musicale e concertistica del panorama underground a Firenze dopo la pandemia era drammatica”

Il titolo Deserto porta con sé immagini molto forti: silenzio, isolamento, ricerca, sopravvivenza. Possiamo definirlo una metafora della condizione umana contemporanea. Qual è stato il “deserto” personale o collettivo che avete attraversato per arrivare a scrivere questo disco? E soprattutto: cosa si scopre di sé quando si resta senza rumore attorno?

DR:“Sicuramente la pandemia ha influito molto sulla sensazione di solitudine e distanza gli uni dagli altri, come se fossimo vissuti in gabbie dorate per un anno. Poi alla fine Deserto parla di questo: di sentimenti non espressi. Personalmente trovo che questa assenza di rumore sia stato un momento di rivelazione, una sorta di epifania in cui uno capisce che c’è ancora bisogno di esprimere delle emozioni autentiche e non filtrate”

Drunken Rollers

Una delle cose più interessanti dell’album è la scelta di costruire un’opera lunga, compatta e narrativa, quasi da ascoltare dall’inizio alla fine come si faceva un tempo. È stata una presa di posizione consapevole contro la cultura dei singoli e delle playlist oppure semplicemente il formato che sentivate più sincero per raccontare questa fase della vostra vita?

DR:“Beh personalmente dopo 10 anni di assenza ci sembrava doveroso se non altro proporre una decina di brani inediti. Ne sono spuntati dodici e uno che invece non abbiamo pubblicato. Poi non mi è mai andato a genio questo concetto di musica a “consumo veloce” fatto di singoli e basta. Mi piacciono le band che ancora producono album”

In brani come Money and Fame e Play It Loud emerge una critica molto netta verso certe derive del presente, mentre pezzi come Too Late o My Heart Cries Out sembrano quasi confessioni private. Quanto è stato importante trovare un equilibrio tra dimensione politica e vulnerabilità personale? Vi sentite più osservatori del mondo o narratori delle vostre fragilità?

DR:“Sinceramente non metto troppa attenzione su questo aspetto. Io credo che sia molto importante esprimere quello che si sente dentro di noi, in maniera più autentica possibile. Senza stravolgere ciò che siamo, anzi credo che sia molto importante sviluppare una propria identità artistica completamente liberi da ogni preconcetto!

The Mariner sembra rappresentare un punto di svolta nel vostro modo di scrivere: c’è uno storytelling più cinematografico, quasi da colonna sonora. Negli ultimi dieci anni sono cambiate anche le vostre influenze artistiche? Ci sono libri, film, viaggi o esperienze extra-musicali che hanno modificato il vostro modo di comporre?

DR:“Mariner è nata grazie a un riff di Puio, non mi ricordo esattamente bene l’anno ma poco prima del covid. A quei tempi io e Puio ascoltavamo molto Frank Marino che sicuramente ci ha influenzato per la scrittura di questo brano. Chitarrista eccezionale. Siamo molto aperti mentalmente a varie influenze sonore ma la nostra anima rimane sempre improntata sul rock. Se dovessi trovare un film per rappresentare questo brano forse sceglierei Amistad”

Ascoltando Deserto si percepisce una band che ha conservato la propria anima rock ma che oggi sembra meno interessata all’impatto immediato e più alla profondità emotiva. Vi riconoscete in questa evoluzione? C’è stato un momento preciso in cui avete capito che i Drunken Rollers non volevano più essere soltanto “una band che spinge forte”, ma qualcosa di più complesso e narrativo?

DR:“È stata una scelta naturale. Semplicemente i brani che stavamo componendo erano diversi da quello precedente. Probabilmente questi 10 anni hanno cambiato noi come esseri umani il nostro modo di scrivere canzoni”

Molti artisti oggi rincorrono algoritmi, trend e visibilità istantanea. Voi invece tornate con un disco che sembra chiedere attenzione, tempo e ascolto vero. Pensate che oggi fare rock indipendente significhi anche resistere culturalmente a un certo modo di consumare la musica? E quanto è difficile restare fedeli alla propria identità senza piegarsi alle logiche del mercato?

DR:”Come probabilmente è accaduto a ogni epoca, ci sono dei cambiamenti che influenzano vari strati della nostra società. Possono essere guerre, pandemie oppure grandi scoperte tecnologiche. E molto altro. Credo che questa sia una fase molto confusa per la musica suonata in generale, sopratutto per il rock. Una epoca in cui ognuno di noi può registrare comodamente a casa sua, una epoca in cui siamo continuamente distratti da stimoli esterni che molte volte provengono da una scatoletta che teniamo in tasca, una epoca in cui tutto è fluido e in movimento. È difficile rimanere focalizzati in questa giungla caotica e rischiamo di perdere di vista cosa è importante sopratutto durante la fase creativa dei brani. Al tempo stesso però – se riesci a non perderti – queste tecnologie ti permette di rimanere indipendente e fedele al tuo concetto di fare musica. Quindi non resta che adattarsi e non fermarsi!”

Se doveste scegliere una sola immagine per descrivere il viaggio dei Drunken Rollers — dagli inizi fino a Deserto — quale sarebbe? E guardandovi indietro, cosa direste oggi a quei ragazzi che dieci anni fa chiudevano Boogie Generation senza sapere quanto lunga sarebbe stata l’attesa prima del disco successivo?

DR:”Sicuramente direi a Lorenzo di scapellare ancora più forte, vivere più il presente e non dare per scontato niente, sopratutto delle belle cose che ti possono accadere nella vita! La vita è un gran bel giro di giostra, godiamocelo al meglio delle nostre possibilità!”

Se hai un gruppo, un progetto o ti “occupi” di musica scrivi al nostro numero whatsapp 3920577392 per richiedere un’intervista con Graziella Ventrone!

Graziella Ventrone Caporedattore e Project Manager di “Rock My Life”, social media manager, scrittrice e fotografa, Graziella è un vero e proprio *bulldozer* della scena musicale. La sua vita e la sua carriera incarnano l’energia vibrante di una blogger *on the road*, con il cuore sempre acceso di creatività.

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