Su Antenna Radio Esse la rubrica che parla di musica, “Music My Life” a cura di Graziella Ventrone.
Lo spazio dedicato alle band, ai cantautori e ai progetti che gravitano nel nostro territorio e non. Attraverso le sue interviste i musicisti potranno raccontarsi!
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Questa settimana faremo due chiacchiere con Bobo Rondelli e Maestro Pellegrini in occasione di “Indieretta Show – Conversazioni d’autore tra musica, vita e follia”, l’appuntamento musicale di sabato 7 Febbraio a Bottega Roots di colle Valdelsa.
“Indieretta Show” è il format che miscela sapientemente chiacchiere, musica, storie artistiche e vita vissuta.
A fare gli onori di casa (e di SALOTTO) ci sarà ovviamente Maestr Pellegrini che questa volta dovrà vedersela con un mattatore vero: l’unico e inimitabile Bobo Rondelli. Un’artista incredibile, sempre in bilico tra genialità e follia!

Salve ragazzi e benvenuti su antenna Radio Esse. “Indieretta Show” nasce come un “salotto”, uno spazio intimo in cui le canzoni convivono con le parole e con la vita vissuta. Quanto è importante, oggi, riportare la musica fuori dai palchi tradizionali e dentro luoghi dove il dialogo con il pubblico diventa parte integrante dello spettacolo?
Bobo: “Beh, per quanto mi riguarda mi sono sempre approcciato alla musica come rapporto intimo sia con me stesso, che con lo spettatore. Ho sempre dato molta importanza al coinvolgimento del pubblico, come se questo diventasse parte integrante dello spettacolo.
Francesco:” L’idea è quella di restituire gli artisti al pubblico per un incontro ravvicinato che spesso risulta piacevole da entrambe le parti, si può sempre prendere qualcosa da uno spettacolo ed in questo caso l’idea è quella di lasciare il più possibile al pubblico partendo da uno scambio estemporaneo tra me e l’ospite della serata che avviene sul palco. Hai detto bene però, anche il pubblico, la sala degli uditori è protagonista proprio perché può fare domande e questo avviene grazie alla dimensione raccolta dello show case che si pone proprio come presupposto della serata. La volontà è quella di ascoltare/suonare musica, parlare, riflettere e sorridere assieme.”
Francesco, sei abituato a grandi palchi e a una dimensione rock molto fisica, ma con Indieretta Show scegli la sottrazione, l’ascolto ravvicinato, il racconto. Cosa ti ha spinto a creare questo format itinerante e cosa ti restituisce, artisticamente e umanamente, rispetto a un concerto “classico”?
Francesco:“Prima di tutto mi ha spinto la curiosità di poter incontrare nuove e vecchie conoscenze, i miei ospiti sono tutti artisti per i quali nutro una grande stima ed è davvero bello per me poter condividere con loro una piccola parte di storia. In secondo luogo lo stimolo è arrivato dall’occasione di potermi mettere di nuovo in gioco che alla fine è la cosa che preferisco e che mi fa sentire vivo.

Bobo, la tua carriera è attraversata da una continua oscillazione tra poesia urbana, ironia feroce e una malinconia mai addomesticata. In un contesto raccolto come quello di Indieretta Show, che tipo di Bobo emerge? C’è qualcosa che senti di poter raccontare solo in una dimensione così ravvicinata?
Bobo:”In situazioni simili il pubblico è più attento rispetto ai grandi palchi. C’è modo di entrare in confidenza, come se fossimo “tra amici”. È più facile raccontarsi quando non c’è troppa distanza.”
Francesco, In questo “Salotto Indiependente” non ti limiti a fare domande: suoni con i tuoi ospiti, entri nelle loro canzoni. Quanto è delicato — e stimolante — il ruolo di chi deve tenere insieme intervista, musica e improvvisazione senza spezzarne la magia?
Francesco:”Alla fine la cosa che credo è che uno spettacolo sia tale in ogni modo, qualunque cosa avvenga sul palco l’obiettivo è proprio quello di cerca di non spezzare la magia anche se spesso gli ospiti sono bravissimi in questo e mi aiutano molto. La cosa più emozionante è quella di entrare in punta di piedi nella loro musica per poi condividerla improvvisamente con tutta la sua forza una volta che viene condivisa sul palco.

Bobo, durante la serata si parlerà anche della ristampa in vinile del primo album degli Ottavo Padiglione, un disco che ancora oggi suona come un manifesto emotivo e generazionale. Riascoltandolo a distanza di trent’anni, che dialogo senti di avere con quel Bobo di allora? È nostalgia, orgoglio o una forma di resa dei conti?
Bobo:”Oltre la ristampa abbiamo fatto due concerti. Riascoltando e suonando quelle canzoni, ho ricordato che un tempo si componevano le canzoni per raccontare qualcosa di importante, avevamo la “stupida” idea di voler cambiare il mondo. Oggi il tema delle canzoni è quasi sempre l’amore, è più difficile che le persone si fermino ad ascoltare un testo più sociale.
Il pubblico qui non è spettatore passivo: può intervenire, fare domande, entrare nel flusso della serata. Quanto vi stimola — o vi spiazza — questa esposizione diretta? E quanto pensate che il pubblico abbia ancora bisogno di sentirsi parte attiva di un’esperienza culturale?
Bobo:”Dare alle persone la possibilità di intervenire, crea una sorta di imprevedibilità, non si sa
mai cosa può accadere. Dal mio punto di vista è una situazione stimolante, non c’è niente di scontato. È il pubblico che, in un certo modo, conduce lo spettacolo. Credo che sia una bella esperienza per tutti.”
Francesco: “E quanto pensate che il pubblico abbia ancora bisogno di sentirsi parte attiva di un’esperienza culturale? Credo che siano sempre esperienze importanti queste, purtroppo si trovano raramente ma qualche occasione c’è. In questo caso c’è sicuramente la volontà di stimolare un ascolto diverso oltre a quella di coinvolgere perché il fatto che sia previsto un momento partecipazione da parte del pubblico con le domande pone proprio la situazione su un piano diverso rispetto ad un talk o ad uno show case frontale e questo è senza dubbio stimolante, crea partecipazione.
Bobo, dalla musica al cinema, dalla scrittura autobiografica ai live più viscerali, la tua è una carriera che sembra rifiutare ogni etichetta. Se dovessi raccontarti a chi verrà al Bottega Roots senza conoscerti, diresti più “cantautore”, “attore”, “poeta” o semplicemente “uomo che racconta storie”?
Bobo: “Quando non mi piaccio come musicista, dico che sono attore. Quando non mi piaccio come attore, dico che sono un cantante. Francamente mi trovo meglio a raccontare le mie storie piuttosto che recitare come attore. Quindi direi che sono un “uomo che racconta storie”.
Francesco, Indieretta Show si inserisce anche all’interno di un progetto culturale più ampio come Colle28 e la candidatura a Capitale della Cultura 2028. Quanto è importante, secondo te, che la musica indipendente entri in modo strutturale nei percorsi culturali delle città, non come ornamento ma come linguaggio vivo e necessario?
Francesco:”E’ importante che si cominci a considerare cultura anche quella musica che finora è sempre stata, spesso per volontà propria, al di fuori dai circuiti istituzionali. Questo ha senso oggi come oggi perché a mio avviso è un buon modo per preservarla quando le cose cambiano per esempio e allora serve un riconoscimento per poter lasciare la propria testimonianza.”
Grazie per il vostro tempo, ci vediamo il 7 Febbraio.
Se hai un gruppo, un progetto o ti “occupi” di musica scrivi al nostro numero whatsapp 3920577392 per richiedere un’intervista con Graziella Ventrone!

Graziella Ventrone Caporedattore e Project Manager di “Rock My Life”, social media manager, scrittrice e fotografa, Graziella è un vero e proprio *bulldozer* della scena musicale. La sua vita e la sua carriera incarnano l’energia vibrante di una blogger *on the road*, con il cuore sempre acceso di creatività.











