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L’inno di Mameli di Sergio Sylvestre e il manuale del “buon italiano”

Sergio Sylvestre è un cantante americano diventato celebre per aver vinto la 15esima edizione di Amici di Maria De Filippi. Il 17 Giugno è stato scelto per interpretare l’inno di Mameli che ha aperto la finale di Coppa Italia Napoli – Juventus (quest’ultima vinta dal Napoli ai rigori).

Fin qui non ci sarebbe nient’altro d’aggiungere se non fosse per un episodio che ha turbato l’intera comunità calcistica e italiana. Sergio Sylvestre, durante l’esibizione, ha dimenticato una parte della strofa dell’inno nazionale bloccandosi. A tentar di trovare una risposta si potrebbe prendere in considerazione una quantità di fattori illimitati: l’emozione, il cantare davanti ad uno stadio vuoto (che è decisamente molto più difficile che cantare davanti ad un pubblico “vero”), il volume troppo alto, il volume troppo basso, l’umidità, il sole negli occhi e la pentola sul fuoco…Ma a prescindere dai motivi più o meno validi che possono aver intaccato l’esibizione di Sergio, l’attenzione dovrebbe cadere sulle reazioni negative scatenate da questo sbaglio.

E’ lecito pensare che da questa storia si possa trarre una conclusione tanto spicciola quanto vera, “Noi” siamo la nazione che vuole l’inno di Mameli perfetto durante la finale di Coppa Italia ma che lascia questo paese cadere in miseria attraverso illeciti, burocrazia infinita, decreti legge paradossali, criminalità, razzismo e cyber bullismo. Siamo quelli del “Black Lives Matter” nella foto profilo instagram (movimento indiscutibilmente giusto) che sparano ai barconi provenienti dalla Libia. Siamo quelli delle apparenze. In fondo è possibile pensare che “Noi” siamo esattamente come quello stadio, scandalizzati per aver sbagliato l’inno della nostra beneamata nazione ma forse con pochi contenuti, come i seggiolini di una partita a porte chiuse, dipinti a festa prima di una finale.

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