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Il medico del Siena Di Mambro: “Se la C riparte mi dimetto”

“Ho avvertito la presidente Anna Durio che nel caso in cui il prossimo 8 giugno venisse deciso per la Lega Pro di riprendere le attività agonistiche non mi sarebbe possibile ottemperare alle richieste presenti nei protocolli e pertanto mi dimetterei dal ruolo di responsabile sanitario della società”. Parola del dottor Domenico Di Mambro, che stamattina ha inviato una lettera alla società bianconera in cui spiega le difficoltà di applicazione dei protocolli sanitari della Figc in caso di ripresa delle attività di gruppo e del campionato. Protocolli che, scrive Di Mambro, “prevedono che sul responsabile sanitario della società, figura oltretutto non riconosciuta a livello federale, si riversino oneri lavorativi difficilmente rispettabili, in virtù del fatto che, come nella maggior parte dei casi in serie C, il mio impegno nel calcio è secondario rispetto all’attività che svolgo. Da un punto di vista deontologico inoltre non ritengo etico che ci sia una gestione del gruppo che preveda una quantità di tamponi e test sierologici spropositata rispetto a quella messa a disposizione alla popolazione. Personalmente, lavorando in una struttura ospedaliera, ritengo inattuabile la sospensione di quella mia primaria attività nel periodo di ripresa o addirittura per un regime di quarantena nel malaugurato caso si dovesse verificare un soggetto positivo all’interno del gruppo squadra: con i calciatori e lo staff tecnico dovrebbero rimanere isolati due settimane (che potrebbero aumentare con ulteriori casi positivi) professionisti che non hanno come impiego principale quello nella Robur Siena, appartenenti allo staff medico ma anche agli altri settori della società, producendo un danno evidente e facilmente comprensibile a tutti”. “L’applicazione dei protocolli attuali – conclude il dottor Di Mambro – risulta praticamente impossibile nelle strutture che ogni giorno utilizza la società. Non mi inoltro sulla valutazione dei costi in quanto questo aspetto è di competenza della società, ma vi garantisco che sarebbero molto onerosi”.

Foto: Fabio Di Pietro

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