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Siena, 400 in corteo contro il riarmo. Studenti e sindacati in piazza, polemica per le assenze: «Chi non dice no sta dall’altra part

Partiti dal parcheggio di Pescaia, i manifestanti hanno attraversato il centro storico fino a piazza Duomo. Presenti Usb, Potere al Popolo e Comitato Palestina. Nel mirino anche le politiche del Governo, i tagli a sanità e istruzione e il futuro industriale del territorio. Non sono mancate le polemiche per le assenze di altre sigle sindacali e politiche.

Un lungo serpentone di circa 400 persone ha attraversato questa mattina le strade del centro storico di Siena in occasione dello sciopero nazionale e internazionale del 30 ottobre. In prima fila soprattutto studenti, insieme ai rappresentanti dell’Unione sindacale di base, di Potere al Popolo, Rifondazione, comitati della sinistra studentesca e del Comitato Palestina Siena. Il corteo è partito dal parcheggio di Pescaia, ha raggiunto la Lizza, proseguendo poi lungo Banchi di Sopra, per concludersi in piazza Duomo.

Una manifestazione che ha messo insieme diverse rivendicazioni, con un messaggio comune: fermare il riarmo e chiedere maggiori investimenti per sanità, istruzione e servizi pubblici. Molte le bandiere e gli striscioni, ma soprattutto la presenza di tanti giovani, che hanno voluto portare in piazza le proprie preoccupazioni per il costo della vita, le spese scolastiche e il futuro.

“Siamo contro la logica del riarmo, contro un carovita che ci riduce a pezzi e contro la riduzione delle risorse destinate alla sanità” ha spiegato Eugenio Paccagnini dell’Unione sindacale di base. Il rappresentante sindacale ha richiamato anche le questioni occupazionali del territorio, a partire dalla Beko e dalle prospettive industriali legate al sito di Leonardo. «Crediamo che quella prospettata sia una scelta sbagliata e che ci siano altre realtà che potrebbero subentrare nell’area», ha aggiunto.

Il collegamento tra la protesta locale e quella internazionale è stato sottolineato da Jacopo Pellegrini, responsabile senese di Potere al Popolo. «È uno sciopero nazionale che coinvolge molti porti in diversi continenti. La rivendicazione è chiara: i portuali non vogliono lavorare per la guerra». Pellegrini ha poi criticato l’assenza di alcune forze politiche e sindacali: «Ci sono soggetti che non riescono a dire un no netto al riarmo e quindi a chiedere finanziamenti adeguati per istruzione, sanità e sostegno all’emergenza energetica. C’è chi sta con il popolo e chi sta dall’altra parte».

Sulla stessa linea Mattia Pagni del Comitato Palestina Siena, che ha ribadito la solidarietà ai lavoratori e ai portuali impegnati nella mobilitazione internazionale contro la filiera bellica. «Oggi è uno sciopero internazionale. Siamo al fianco di chi ha scelto di bloccare anche l’economia di guerra e il riarmo europeo», ha dichiarato, richiamando anche il tema dei salari, che secondo il comitato sono fermi da decenni.

Ma la piazza ha parlato soprattutto attraverso i giovani. Jacopo, studente al primo anno di Giurisprudenza e militante del Fronte della Gioventù Comunista, ha spiegato di essere sceso in strada «contro il carovita e contro un Governo che non ascolta gli studenti, così come i partiti che non danno risposte». Giulia, anche lei studentessa, ha invece puntato l’attenzione sulle difficoltà quotidiane: «Stiamo subendo il caro vita, il caro scuola e il caro carburante. Ci viene detto che non ci sono fondi, ma per le armi si trovano sempre».

La giornata è stata accompagnata anche da una polemica politica per l’assenza di altre forze della sinistra e di alcune sigle sindacali. Un tema che ha attraversato il corteo e che ha evidenziato le distanze all’interno del fronte che si oppone alle politiche di riarmo.

Al di là delle diverse appartenenze, il messaggio portato nelle strade di Siena è stato quello di una mobilitazione che ha visto negli studenti una componente significativa: la richiesta di un futuro nel quale le risorse pubbliche siano destinate soprattutto a garantire diritti, formazione, lavoro e servizi.

 

 

 

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