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Mps, al via l’assemblea straordinaria: presente il 65,86% del capitale. Lovaglio difende il progetto Mediobanca

Dieci i punti all’ordine del giorno. Il ceo rivendica i risultati del percorso di rilancio e le sinergie industriali della fusione. Siena chiede garanzie sul futuro della banca, mentre Cgil, Cisl e Uil manifestano davanti alla sede dell’assemblea.

È entrata nel vivo nella sede operativa di viale Mazzini l’assemblea straordinaria degli azionisti di Banca Monte dei Paschi di Siena, chiamata a esprimersi su dieci punti all’ordine del giorno. All’avvio dei lavori risulta presente il 65,86% del capitale.

Al centro della giornata c’è il futuro del progetto di fusione con Mediobanca sostenuto dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio, in un confronto che si intreccia con la partita per il controllo del gruppo senese e con la sfida lanciata da Intesa Sanpaolo. Il rilancio dell’offerta di Ca’ de Sass, che porterebbe il controvalore complessivo dell’operazione a 31,4 miliardi di euro in caso di adesione totalitaria, rende ancora più delicato il passaggio assembleare.

Nel suo intervento, Lovaglio ha difeso la strategia industriale del Monte, esprimendo sorpresa per il cambio di posizione di Intesa Sanpaolo rispetto alla fusione con Mediobanca e riconoscendo le difficoltà legate agli equilibri azionari. Il manager ha però rivendicato il consenso raccolto finora dal progetto e i risultati del percorso di rilancio avviato negli ultimi anni.

La fusione, ha spiegato, punta ad allineare la struttura societaria a un modello operativo già in funzione, preservando l’identità e le attività specialistiche di Mediobanca nell’investment banking e nel private banking. Lovaglio ha inoltre annunciato un incremento di 100 milioni di euro delle sinergie industriali previste, sottolineando la complementarità tra la capacità di credito di Mps e le competenze di Mediobanca nella consulenza e nella gestione del risparmio.

“In questi quattro anni abbiamo fatto ciò che molti ritenevano impossibile” ha ricordato il ceo, richiamando il lavoro svolto per risanare e rilanciare la banca. Un percorso che, ha sottolineato, poggia anche sull’identità storica del Monte, fondato nel 1472. A seguire con particolare attenzione i lavori è anche il sindaco di Siena, Nicoletta Fabio, presente come spettatrice. Ai giornalisti ha rivolto un invito alla prudenza: non correre, ma analizzare passo dopo passo gli sviluppi di una partita destinata ad avere conseguenze importanti per la città e il territorio.

La Camera di commercio

Sulla necessità di ottenere impegni concreti è intervenuto anche Massimo Guasconi, presidente della Camera di Commercio di Arezzo-Siena. Le promesse, ha osservato, possono arrivare da Milano a Siena, ma per garantire il futuro del Monte occorre qualcosa di più: sedersi attorno a un tavolo, mettere nero su bianco gli impegni e sottoscriverli.

Intanto, davanti alla sede dell’assemblea, si è svolto il presidio promosso da Cgil, Cisl e Uil, con circa un centinaio di partecipanti. «Monte dei Paschi è Siena e un patrimonio per tutto il Paese» è il messaggio riportato sullo striscione della mobilitazione, a testimonianza della preoccupazione del mondo del lavoro per il destino della banca e per le ricadute sul territorio.

 

 

 

 

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