Valentini risponde a Scaramelli: “Non mi metterò sul suo stesso piano alimentando una polemica personale che non fa bene alla città”
14 Gen, 2016
brunovalentini berlinghieri

Se Banca MPS, la più grande azienda del nostro territorio, è in difficoltà il sindaco di Siena non può “stare zitto”, come consiglia in modo irrituale il Consigliere Regionale Stefano Scaramelli, per una presunta opportunità politica.

Se il Governo o la Regione o la Banca d’Italia o la BCE, vanno richiamati alle loro responsabilità, non resterò in silenzio, né adesso né domani, pur consapevole della limitatezza dei poteri dell’Amministrazione Comunale.

Ad ogni modo, non mi metterò sullo stesso piano  di Scaramelli alimentando una polemica personale che non serve né alla città né al PD. Voglio però precisare che straparlare di commissariamento della banca, al pari di Salvini o Beppe Grillo, è irresponsabile perché immotivatamente getta benzina su eventuali timori dei clienti attuali e potenziali di Banca MPS. Inoltre chi fa affermazioni di questo tipo sembra non rendersi conto delle conseguenze  sui dipendenti e sui risparmiatori di una decisione del genere.

Fortunatamente questa ipotesi non è all’ordine del giorno e l’esperienza di Banca Popolare dell’Etruria e delle altre tre banche coinvolte spiega bene cosa bisogna evitare. Per quanto riguarda gli ultimi aumenti di capitale di Banca MPS, la ricostruzione storica è semplicemente sbagliata. Innanzitutto va premesso che quelle ricapitalizzazioni sono servite per consentire a Banca MPS di restituire allo Stato il prestito di 4 miliardi e per coprire le perdite su crediti senza ricorrere ad aiuti statali che l’Europa non permette più. In entrambi gli aumenti di capitale, la Fondazione ( che nel suo statuto ha l’obiettivo del mantenimento della Direzione Generale di Banca Monte dei Paschi a Siena) ha agito autonomamente, senza consultare altri e tantomeno il PD, come invece afferma Scaramelli. La partecipazione da parte di Fondazione MPS all’aumento di capitale del 2014 è stata decisa dalla Deputazione diretta da Antonella Mansi nell’ambito di un accordo con Fondi di investimento stranieri che salvarono la Fondazione stessa dal fallimento, consentendo a quest’ultima di preservare un patrimonio minimo. Al secondo aumento di capitale, la Fondazione  guidata da Marcello Clarich non ha praticamente partecipato, dimezzando la propria quota azionaria in Banca MPS.

Tornando al futuro della banca, ipotizzare che la “salvezza” dell’azienda passi da una regionalizzazione è illusorio al momento, perché significherebbe avere bisogno di una Direzione Generale drasticamente ridimensionata rispetto all’attuale con gravi ripercussioni sull’economia e sull’occupazione locale. Inoltre il peso dei crediti in sofferenza non verrebbe risolto poiché dividere la banca in sezioni territoriali non consente di alleggerirla dalle eventuali perdite su prestiti, a meno che non nasca una bad bank che auspico, ma che non sembra poter essere realizzata a causa di vincoli europei.

In questo momento tutte le istituzioni senesi dovrebbero essere coese nel difendere il futuro di quella che è la più importante azienda del nostro territorio chiedendo, contemporaneamente, giustizia per i gravissimi errori commessi dalle gestioni passate, come dimostrato dalla chiusura delle indagini su MPS “.