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“Una Rubrica Leggerissima”: Sound of Metal, quando la realtà è senza suoni

Che cosa succede quando non riesci più a sentire? In che modo fai “esperienza” degli altri e dei luoghi quando non percepisci i suoni? E gli animali, nello specifico il cane, quali “sensi” alternativi utilizza nella relazione cane-cane priva di abbaio e in quella cane-uomo?
Da una conversazione con un’amica, educatrice cinofila e counselor, è venuta fuori una profonda riflessione sulla capacità di adattamento e sulla “necessità” di farsi capire quando qualcosa che si dà per scontato semplicemente non esiste: non c’è. Ma l’idea di assenza, e della conseguente privazione, è qualcosa che appartiene al pensiero di chi sente. Siamo noi, persone udenti, ad avere difficoltà persino nell’immaginazione poiché “escludere” suoni e rumori ci sembra impossibile.
Chi invece è riuscito molto bene a raccontare che cosa accade al corpo e alla mente durante un processo di perdita dell’udito è stato Nicolas Becker, tecnico del suono del film Sound of Metal (con l’aggiunta Il grido del silenzio per l’Italia), il quale, con il regista Darius Marder (alla sua prima esperienza nei lungometraggi), ha sperimentato tutti i tipi di microfoni e di strumenti di sua conoscenza cercando un modo veritiero di narrare la nuova dimensione, ovattata e confusa, del protagonista del film: Ruben Stone, batterista del duo metal Blackgammon, in tour con Lou, cantante e sua compagna, che diventa sordo.
La coppia vive in un camper e si sposta seguendo le date delle esibizioni fino a quando Ruben, poco prima di un concerto, si accorge che qualcosa non va e che sta perdendo l’udito. Preoccupato, chiede cosa fare a un farmacista che gli consiglia una visita specialistica. Dal primo test in poi, Ruben vive un turbinio di emozioni e di cambiamenti e, se da una parte cerca di raccogliere i soldi necessari per un impianto cocleare perché crede che solo così potrà riavere la sua vita (e l’amore di Lou), dall’altra inizia a conoscere qualcosa in più di quel mondo senza parole dette ma “segnate”.
Ruben è interpretato da Riz Ahmed, attore e rapper britannico di origini pakistane, che vanta tanti lavori di rilievo come The Night Of – Cos’è successo quella notte?, una miniserie drammatica per la Tv; otto puntate che letteralmente si bevono (genere “crime”) con la partecipazione di John Turturro (2016).
Comunque prima delle riprese di Sound of Metal, per ben sei mesi, Ahmed ha preso lezioni di batteria e ha imparato la lingua dei segni americana – l’American Sign Language (ASL); inoltre per rendere più credibili le scene in cui combatte la progressiva perdita dell’udito, ha indossato dei dispositivi bloccanti che inseriti nel condotto uditivo emettevano rumore bianco, impedendogli in tal modo persino di sentire la propria voce.
Il film doveva essere di Derek Cianfrance che inizialmente lo aveva pensato basandosi sulla sua personale esperienza di batterista affetto da acufene; progetto che ha abbandonato per altri impegni e che ha “regalato” all’amico Darius, co-sceneggiatore del suo film Come un tuono.
Così Sound of Metal, girato in quattro settimane nel Massachusetts (USA) e ad Anversa (Belgio), posticipato anche per problemi legati alla pandemia, ha ricevuto ben sei candidature agli Oscar 2021 aggiudicandosi quello per il Miglior Suono (andato a Nicolas Becker, Jaime Baksht, Michelle Couttolenc, Carlos Cortés e Phillip Bladh) e quello per il Miglior Montaggio, al danese Mikkel E.G. Nielsen.
La storia di Ruben, per chi avrà voglia di vedere questo film, si sviluppa a “ritmi” sempre diversi dentro un viaggio circolare (e per questo a volte può sembrare un po’ lento) in mezzo ad attori professionisti, e non-professionisti provenienti dalla comunità sorda. In particolare, il ruolo di Joe (di cui non racconto nulla per evitare spoiler definitivi) è stato affidato a Paul Raci, un attore figlio di genitori sordi al suo primo incarico per un “personaggio” davvero di rilievo.

a cura di Simona Merlo

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