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Turismo: anche a Siena il fenomeno della ricettività senza regole

Una serie di regole per favorire una presenza ad armi pari sul mercato turistico tra strutture ricettive dichiarate ed alloggi ‘paralleli’. E’ quello a cui sta lavorando Assohotel, che ha provato a definire per la prima volta la portata del fenomeno “sharing hospitality” in Toscana, e nell’area urbana di Siena in particolare. Quante civili abitazioni tramutate in alloggi temporanei esistono attualmente a Siena? Quanti letti o divani letto ‘senesi’ vengono promossi su piattaforme web di rilevanza mondiale, accanto a strutture ricettive registrate come tali? Quesiti attuali, a cui non è semplice dare risposte. A farlo ci ha provato il Centro Studi Turistici conducendo un’apposita ricerca per conto di Confesercenti Siena: ne emerge un quadro variegato, aperto a molteplici interpretazioni e difficile da ignorare. Igiene e sicurezza degli ambienti, generalità degli ospiti, trattamento fiscale sono alcuni degli aspetti che dovrebbero essere considerati nella proposta operativa rivolta alle istituzioni ed agli operatori dell’ospitalità in genere, in un momento in cui l’attualità delle piattaforme web di condivisione manifestano tutti i loro aspetti più eclatanti, sia in termini di visibilità che di effetti collaterali.

Solo il 16 per cento degli alloggi di Siena città proposti su Airbnb è censito negli elenchi ufficiali delle strutture ricettive. E 350 mila euro di potenziale imposta di soggiorno resta fuori dalla casse comunali. E’ quanto risulta dalla ricerca condotta dal Centro Studi Turistici di Firenze per Confesercenti e presentata oggi a Siena durante l’iniziativa “Siena: ricettività senza regole?”. Lo studio ha calcolato in 187mila le presenze annuali generate nel capoluogo senese dalle strutture non ufficiali tramite Airbnb, il più emergente dei portali di commercializzazione ricettiva: ad una tariffa media di 36 euro a persona per notte, ne consegue un giro d’affari pari a più di 6,7 milioni di euro. Stimando che l’80 per cento delle presenze siano soggette all’imposta di soggiorno (1,5 euro a presenza nella bassa stagione e 2,5 nell’alta) si determina un mancato gettito da 350 mila euro.

La ricerca del CST è stata condotta lo scorso mese di settembre, osservando sul web 1.200 annunci totali pubblicati sui 4 principali portali e riferiti all’area urbana di Siena. Airbnb, in particolare, ne mette in vetrina 605: 385 per alloggio intero, 217 per stanza privata, 3 per stanza condivisa. I prezzi per notte oscillano da 25 fino a quasi 4mila euro, e 168 di questi annunci (il 27 per cento) arrivano da “host” presenti anche con altre disponibilità sullo stesso portale. Oltre ai 2231 posti letto risultati su Airbnb (di cui solo 335 relativi a strutture ricettive censite negli elenchi ufficiali) sono stati quindi osservati anche quelli disponibili su Homeaway, Booking.com e Expedia. In questi casi la porzione d’offerta che conduce a strutture non ufficiali e più contenuta e costituita presumibilmente da alloggi presenti anche su Airbnb; è probabile tuttavia che le opzioni di alloggio che non arrivano da alberghi, affittacamere, b&b, camping siano anche più numerose di quello che la ricerca è riuscita a stimare.

Ascolta l’intervista di Marco Masignani, Presidente provinciale di Assohotel

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