Prima pagina

” Troppo silenzio intorno alla vicenda di Niccolo’ “

Parla Thomas Muzzi, padre del bimbo deceduto al Pronto Soccorso de Le Scotte due anni fa

A due anni di distanza dalla morte di Niccolò, il bimbo di due anni di Siena, deceduto il 13 settembre 2012 al pronto soccorso del policlinico Santa Maria alle Scotte, si torna a parlare di questo caso così inspiegabile che coinvolge in primis la sanità senese. pronto soccorso AOUS_800x535Secondo quanto si è appreso il bambino, accompagnato dai genitori, era arrivato nelle prime ore della mattinata al pronto soccorso con febbre alta e vomito. Le cure dei medici avevano dato i primi risultati positivi e il piccolo, secondo figlio di una giovane coppia senese, era stabile. Poi, improvvisamente, il cuore del bimbo ha smesso di battere e inutili sono stati tutti i tentativi di rianimarlo da parte dei sanitari. Alle 13 è stato constatato il decesso. Il piccolo Niccolò non ce l’ha fatta. La notizia uscì subito dalle porte delle Scotte facendo il giro della città. Molti vicini alla famiglia di Niccolò aspettano ancora risposte a questa morte così inaspettata. Il medico legale era stato chiamato fin da subito, a dare spiegazioni rispetto al suo operato. Ma ancora non si può dire con certezza cosa è successo a Niccolò. Il legale del padre, l’avvocato Michelangelo Metta è sdegnato di fronte a una situazione di malasanità.
“Leggendo negli atti è evidente l’intervento superficiale da parte dei medici di fronte ad un appello dei genitori che chiedevano maggiori attenzioni – spiega l’avvocato – sei ore di agonia senza che i medici intervenissero con urgenza, quando bastavano semplici ecografie”. Una conferenza stampa, quella di questa mattina avvenuta nello studio dell’avvocato, per dare voce a quanto accaduto. “Quello che è avvenuto è assurdo, serve un intervento duro in sede penale e civilistica – afferma l’avvocato – l’aspetto risarcitorio non potrà mai ripagare il dolore della famiglia ma serve per ridare giustizia e voce a Niccolò”. Il fine di questa iniziativa è cercare di dotare l’ospedale di Siena di un ramo specializzato in pediatria, potenziandone i servizi e creare un call center che raccolga tutte le situazioni di disagio da parte di coloro che si sono recati al pronto soccorso. “Il segno di Niccolò è rimasto, a risentirne è la fiducia verso la sanità – afferma con forza il padre di Niccolò, Thomas Muzzi, che vuole rompere il silenzio che c’e’ stato intorno a questo caso – in questi 2 anni abbiamo raccolte firme per il triage pedriatico. Chiediamo a voce alta che venga presa con considerazione questa richiesta. Niccolò non deve rimanere una pratica, e’ necessario ridargli la voce che si merita. Io sono arrabbiato ma anche sfinito- conclude Thomas- quello che chiedo e’ che Niccolò rimanga un simbolo, e che venga fatta una struttura apposita nel reparto pediatrico dell’ospedale”.
Intanto e’ stata fissata l’udienza al 21 novembre di rinvio al giudizio dei due medici coinvolti. “Quando eravamo in ospedale, ci siamo resi conto di non essere stati ascoltati, chiedevamo solo un’ecografia addominale, ma siamo rimasti da soli nella stanza a cercare dottori. Loro non lo ammetteranno mai, ma io gli ho visti con i miei occhi a giocare a solitario al computer. Ma e’ troppo chiedere loro l’ammissione delle colpe. Dalle 6.30 alle 13 se ci avessero dato maggiore considerazione Niccolò sarebbe ancora qui”.

RADIO STREAMING POPUP

Ad

ESTRA NOTIZIE

Ad
Ad

Meteo

Meteo Siena