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Sta bene la neonata abbandonata nel cassonetto. E’ ricoverata nella Terapia Intensiva Neonatale delle Scotte

La dottoressa Barbara Tomasini

Claudia Gioia è al caldo, dentro un’incubatrice e sta bene. Il suo arrivo al mondo non è stato facile, ma ora è tornato il sereno. E’ la neonata ritrovata dentro un cassonetto dove l’aveva abbandonata la madre che colta dai sensi di colpa, l’ha poi ripresa ed ha dato l’allarme fingendo di aver scoperto la bimba tra la spazzatura. E mentre la piccola veniva soccorsa e portata in ospedale, la ragazza, 27 anni, rumena in Italia come badante, confessava di averla partorita e abbandonata. “Claudia Gioia sta bene, ha recuperato i momenti di difficoltà causati da un parto avvenuto in maniera insolita – ha detto ai microfoni di Are Barbara Tomasini (nella foto), direttore della terapia intensiva neonatale – viene alimentata con il latte materno della banca del latte e non mostra particolari problematiche. Stiamo svolgendo comunque tutti gli accertamenti del caso non avendo avuto controlli sia nel pre che dopo la nascita perchè la madre ha nascosto la gravidanza. Si pensa sia nata tra il 19/20 marzo, dal suo arrivo in ospedale è stata accudita dalle infermiere e dal personale del reparto che la stanno coccolando. La legge stabilisce che il tribunale affidi la bimba al direttore del reparto che la ospita fino a che non saranno svolte tutte le indagini e stabilito quale sarà il suo futuro. Io sono al momento la mamma affidataria, ci si affeziona ma si spera che si trovi la soluzione migliore per garantirle una vita serena”.

La tutela della piccola rientra nel percorso “Mamma Segreta”, un progetto attivo in tutta la Toscana per la tutela di maternità e Infanzia. Ricordiamo come funziona.
Percorso Mamma Segreta. “E’ un percorso – spiega Pierluigi Tosi, direttore generale AOU Senese – che tutela le madri che hanno deciso di dare in adozione il proprio bambino alla nascita, partorendo in anonimato. E’ importante parlarne e dare informazioni in merito proprio per evitare gli abbandoni al momento della nascita. Il progetto – prosegue Tosi – prevede infatti un iter di ricovero, degenza e assistenza dedicato completamente alle donne che scelgono il parto anonimo, cioè utilizzando una modalità di registrazione dedicata che, in un secondo tempo, prevede la cancellazione di ogni dato e informazione che possa ricondurre all’identità della mamma”.
La procedura. Tale procedura è attiva in tutto il Dipartimento Materno-Infantile, diretto dal professor Felice Petraglia, e coinvolge anche la Direzione Sanitaria e l’assistente sociale responsabile della Tutela dei Minori in ospedale. “Il percorso – approfondisce il professor Petraglia – è costituito da una prima fase di pre-ricovero, per informare la paziente ed effettuare i primi accertamenti, seguita dal momento del ricovero in anonimato in Ostetricia, dove viene deciso e condiviso il percorso assistenziale. Poco prima del parto, la donna firma la dichiarazione di non riconoscimento del bambino che, insieme ai documenti di identità, è inserita in una busta sigillata da secretare”. L’applicazione di “mamma segreta”, può avvenire anche senza la fase di prericovero e comunque la mamma ha la possibilità di ripensarci sino a quando il bambino non viene dato in affidamento. Il bambino appena nato viene identificato con il relativo attestato di nascita in anonimato e, successivamente, in base alle condizioni di salute, viene trasferito in Terapia Intensiva Neonatale o Pediatria Neonatale. “Accanto al contributo fondamentale dei professionisti sanitari dei reparti coinvolti – aggiunge Petraglia – un ruolo importante è svolto dall’ostetrica, che è vicina alla partoriente durante tutto il percorso, e dall’assistente sociale che valuta e definisce il reale bisogno e il disagio della futura mamma attraverso l’accoglienza e l’ascolto, per aiutarla ad affrontare una scelta difficile e spesso dolorosa. L’intervento dell’assistente sociale – conclude Petraglia – è sempre previsto per le giovani madri minorenni. Il percorso presenta anche la possibilità di avvalersi della figura dello psicologo”.

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