Scaramelli su Mps: “Sì ai nomi dei grandi debitori, ma non basta. Serve farsi ridare i soldi”
10 Gen, 2017
Scaramelli

“Sapere chi sono i 100 debitori principali di Mps? Non è sufficiente. Serve chiedere loro il rimborso del proprio debito e avviare un atto vero e diretto di recupero delle somme prestate per dar vita ad un’azione di giustizia sociale, quando Mps sarà di prevalente proprietà pubblica. Bene, quindi, l’intuizione emersa da più parti per chiedere chi siano i primi 100 debitori, ma non basta la curiosità. Serve farsi ridare i soldi prestati.

Nessuna forza politica è immune sul piano delle responsabilità del passato. L’unico che può dirsi estraneo alla vicenda è l’attuale segretario del Pd Matteo Renzi che non aveva responsabilità politiche quando tra il 2009 e il 2011 venivano concessi facili crediti ai soliti grandi, mentre ai piccoli artigiani e ai commercianti veniva impedito di accedere alla leva del credito. Erano anni in cui venivano salvati i crediti delle banche tedesche. Le stesse banche che trovarono fondi in Europa per salvare sé stesse.

Oggi c’è il quadro completo delle responsabilità di quegli anni, ecco perché serve andare a fondo. Con lo stesso spirito con cui a livello regionale è stata fatta una commissione d’inchiesta su Mps si dovrebbe lavorare anche a livello parlamentare.

Il Pd di Renzi non può avere dubbi in merito. È un partito guidato da un nuovo gruppo dirigente che si è assunto la responsabilità politica del salvataggio dei risparmi, dei correntisti, degli obbligazionisti, così come della storia della nostra banca e, nel farlo, è corretto che pretenda la verità. Per solidarietà verso tutti coloro che lavorano in Mps, che già da anni offrono le proprie giornate lavorative, è corretto e doveroso che non appena lo Stato avrà acquisito il controllo della banca i manager abbiano remunerazioni sobrie e in linea con i massimali previsti dalla legge. Al contempo è auspicabile aprire un confronto vero con i livelli comunali e regionali delle istituzioni, non appena definito il nuovo piano industriale, per accompagnare la fase delicata della riorganizzazione della banca che resta sempre e comunque la prima azienda della Toscana”.