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Rubrica Leggerissima: Zerocalcare in “Cintura nera de come se scrive ‘na serie Netflix inimitabile”

Zerocalcare è unico. La sua visione artistica, del mondo, di se stesso, della società, dello scorrere del tempo è quanto di più personale e inimitabile abbia trovato negli ultimi dieci anni dentro narrazioni letterarie “a forma” di fumetto.

Questa capacità di raccontare le proprie paranoie e frustrazioni, in romanesco, di usare un’ironia pungente, di far passare dal riso al pianto è presente anche nelle sue due serie tv d’animazione: Rebibbia Quarantine e Strappare lungo i bordi.

Ma che cos’è che attrae dei lavori di Michele Rech, in arte appunto Zerocalcare?

La risposta più adatta su un autore che dal suo personale tira fuori storie di immedesimazione collettiva posso scriverla soltanto se parto da me, da ciò che provo leggendo o guardando quello che firma. Così del suo ultimo lavoro per la televisione, uscito il 17 novembre in streaming su Netflix, (visibile anche su Sky Q e tramite app su NOW Smart Stick) dirò perché, almeno secondo me, va visto non solo da chi, più o meno come me, appartiene alla stessa fascia di età di Zero e degli altri protagonisti delle storie. Dentro “Strappare lungo i bordi” c’è tutta l’angoscia delle generazioni cresciute al ritmo dei sogni irrealizzabili, e della paura delle responsabilità che siano oggi donne e uomini di 20, 30 o 40 anni.

Da una parte dobbiamo dimostrare di essere all’altezza dei piani pre-costituiti dalla società, dalla scuola, dai familiari e, in molti casi, anche da noi stessi; dall’altra la totale incoerenza tra ciò che il mondo esterno promette facendoci credere che è lì a portata di mano (e di impegno) e ciò che invece offre realmente, favorisce ciò che definisco “la legge dell’inutilità del tentativo”.

Che senso ha impegnarsi nel lavoro, in amore, se alla fine quello che raggiungi è solo un riflesso lontano e poco luminoso dei tuoi desideri? Meglio inventare scuse plausibili, ben calibrate, perfette a giustificare la giustezza dell’atto della rinuncia.

I cambiamenti fanno paura. La vita fa paura. La felicità fa paura. Ma questi pensieri sono soltanto una parte di te, non la totalità. Zerocalcare lo ha capito benissimo e ne ha fatto il sottofondo di tutte le storie che racconta: che parli di sé o degli amici, che disegni le “macerie” o la speranza. E come fa a non essere almeno un po’ ottimista un artista che ha raggiunto il milione di copie di libri venduti a fine 2019 e che, in fin dei conti, fa quello che ama?

Ci vuole talento, di sicuro. Perseveranza. Coraggio. E anche un “Armadillo”, magari con la voce di Valerio Mastandrea, che ti suggerisce sempre la migliore via di fuga


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