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Rubrica Leggerissima: “Tutta colpa di Freud”, una serie prevedibile ma tanto divertente

Nel 2014 Paolo Genovese, regista, sceneggiatore e scrittore italiano (Immaturi, Perfetti sconosciuti giusto per citarne un paio) ha scritto e diretto “Tutta colpa di Freud”, un film il cui protagonista, Francesco Taramelli, psicanalista cinquantenne separato, cerca di giostrarsi tra vita privata, professionale e “casini” delle tre figlie. A dicembre dello stesso anno su Canale5 è stata trasmessa, sotto forma di miniserie televisiva, una versione estesa del film e da febbraio del 2021, su Amazon Prime Video, è possibile trovare la nuova serie Tutta colpa di Freud realizzata a partire da un’idea di Paolo Genovese, Chiara Laudani e Carlo Mazzotta e diretta da Rolando Ravello (che oltre a essere regista, è anche conduttore e attore; nel 2006 ad esempio ha recitato il ruolo di Marco Pantani nel film “Il Pirata – Marco Pantani”).

Nel film Taramelli era interpretato da Marco Giallini; oggi ha il volto di Claudio Bisio. La storia si rivela vincente anche come fiction; l’ambientazione è Milano, i toni sono quelli di una commedia brillante, l’insieme delle otto puntate è un mix ben riuscito di emozioni al femminile (ma non solo) e tratti melanconici.

Le avventure delle tre figlie (Caterina Shulha è Sara; Marta Gastini, Marta; Demetra Bellina, Emma) catturano l’attenzione del pubblico, mentre tutto quello che “capita” al dottor Taramelli è prevedibile ma così paradossale da trasformarlo immediatamente nel personaggio strappa-risate della serie. Del resto, la sua spalla è Max Tortora che con la sua tagliente ironia romana mostra all’amico psicanalista la verità come lui non vuole o non riesce a vederla: semplice, istintiva e senza tanti fronzoli.

In “Tutta colpa di Freud”, più che al pensiero freudiano, Genovese fa riferimento alle parole del premio Nobel per la Letteratura del 1913, Rabindranath Tagore – poeta, drammaturgo, scrittore e filosofo bengalese. Tagore ha immaginato un mondo dominato dalla natura, colpito dal suo spettacolo benevolo o in trepidante attesa “dell’imminente monsone”; e monsone può esserlo anche il sentimento amoroso, così intenso e forte da “smuovere cuore e mente”. L’amore fa parte delle forze della natura, una natura sconvolta dal “cupo amore” delle nubi, per cui “geme la foresta/e trema il fiore”.

Va sottolineato infine che questa serie non è uno spinoff del film, cioè un’opera derivata dalla principale che serve a raccontare storie parallele di personaggi secondari un po’ dimenticati; al contrario, può essere intesa come remake o, al più, reboot, vale a dire come qualcosa di nuovo che reinventa dall’inizio la sequenza e gli eventi avvenuti nel lavoro originario. Prima ancora del film, ma sempre nello stesso anno, Genovese ha inoltre scritto il libro “Tutta colpa di Freud” edito da Mondadori.

Nel cast anche Claudia Pandolfi e Stefania Rocca delle quali non svelo nulla: posso solo dire che sono fondamentali per creare quella giusta dose di tensione che “risveglia” una parte un po’ sopita, di certo soffocata dal senso del dovere e da una certa dose di rancore del protagonista e “libera” gli istinti di qualche altro personaggio…


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