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“Rubrica Leggerissima” – Sanremo 2026: il Festival che accende l’Ariston!

Preparatevi a un’edizione che promette scintille: Sanremo 2026 si presenta come un vero campo di battaglia musicale, dove ogni nota è una dichiarazione di intenti. Le pagelle della sala stampa premiano l’autorevolezza di Ditonellapiaga e Malika Ayane, mentre duetti come Fedez-Masini puntano tutto sul clamore. Sul palco, Carlo Conti dirige un cast che è eterogeneo con veterani rassicuranti e nuove voci urban, e ospiti di calibro internazionale come Tiziano Ferro e Irina Shayk. Ma la vera sfida si pone un obiettivo ambizioso: far dialogare critica e televoto, in un Festival che non si accontenta di essere solo “tradizione”, ma vuole essere il perfetto equilibrio tra passato e futuro, fungere da transizione emotiva verso le innovazioni “pop”.

La visione di Carlo Conti: equilibrio tra generi e sorprese

Carlo Conti, accompagnato per le cinque serate da Laura Pausini, rivendica un’edizione del Festival con una varietà più marcata rispetto al 2025 con 30 brani che mescolano melodico classico, urban addolcito, pop-radio e qualche incursione cantautorale più aspra. L’obiettivo sembra quello di costruire un racconto che cresca serata dopo serata.

In questo schema, in effetti, ritornano i “volti rassicuranti” con nomi storici come Patty Pravo e voci note, Malika Ayane ad esempio – alternati ai crossover generazionali, forse pensati di più per la tv generalista. I social di sicuro giocano un ruolo importante, in particolare per tutto ciò che concerne il “real time”, tuttavia non fagocitano del tutto l’idea della regia di Conti.

I preascolti: chi parte avanti (e chi no)

Le pagelle della stampa, tradizionale termometro pre-Festival, raccontano più che di figure dominatrici, di front-runner abbastanza chiari:

·       Ditonellapiaga – “Che fastidio!”: unica vera leader considerando la media del voto della stampa, senza insufficienze e con consensi trasversali fra le principali testate. Un pop d’autore con forte personalità “critica” e una potenziale presa sul pubblico più curioso.

·       Fedez & Marco Masini – “Male necessario”: pezzo costruito “per far rumore”, tra autobiografia incrociata e ritornello a vocazione epica. La struttura è pensata per crescere nel corso delle serate, ma la tenuta vocale di Fedez è vista come il vero punto interrogativo.

·       Malika Ayane – “Animali notturni”: cambio di passo apprezzato anche se non da tutti, con voti che la collocano in una zona medio-alta dove sarà la performance live a fare la differenza.

·       Sayf – “Tu mi piaci tanto” e Tredici Pietro“Uomo che cade”: brani che dividono nettamente la critica, oscillando tra chi ne riconosce la freschezza e chi li percepisce come un po’ troppo “derivativi”.

·       Sul fronte delle bocciature, alcune scelte hanno già acceso le discussioni: Elettra Lamborghini con “Voilà” è tra le più contestate, con pagelle durissime che ne criticano il loop ripetitivo e il paragone implicito con il mito di Raffaella Carrà. Anche nomi consolidati come Francesco Renga faticano a convincere, segno di un certo rigore critico anche verso la “vecchia guardia”.

Le canzoni: tendenze e nodi musicali

Nel dettaglio dei brani, gli ascolti in anteprima mettono in luce alcune linee ricorrenti.

·       Melodico “a rischio replay”: il brano di Enrico Nigiotti, ad esempio, punta su pianoforte, fraseggio quasi parlato e interpretazione intensa, ma soffre l’assenza di un ritornello immediatamente riconoscibile, quello che a Sanremo decide spesso il destino di una canzone.

·       Urban addomesticato: il caso Luchè è emblematico, con un uso massiccio di auto-tune e un impianto melodico percepito dai più “banale” rispetto alla sua storia di rapper “duro e puro”. È il paradosso di tanto rap al Festival: per entrare nella grammatica sanremese, spesso gli artisti rinunciano proprio a ciò che li ha resi credibili e riconoscibili.

·       Cantautorato di ricerca: Levante si presenta con un brano autoriale, sostenuto da chitarra acustica e da un testo raffinato, forse vocalmente un po’ troppo impervio. Qui la critica anticipa un possibile premio della stampa, a patto che la performance dal vivo sappia trasformare la complessità in intensità.

Dal punto di vista dei testi, come in ogni edizione del Festival, prevalgono le declinazioni dell’amore – perso, tossico, ostinato – ma con un tessuto lessicale meno “slang centrico” rispetto al passato. L’impressione è che, pur dentro il linguaggio pop contemporaneo, si torni a pretendere un minimo di scrittura e di struttura narrativa, soprattutto nei brani candidati al gradimento della stampa specializzata.

Ospiti, co-conduzioni e geografia dello show

Accanto alla gara, l’impalcatura dello spettacolo racconta la volontà di mantenere Sanremo dentro un immaginario internazionale seppur fortemente legato ai nostri miti, e del resto è pur sempre il festival della canzone italiana!

·       Co-conduzioni: Irina Shayk e Pilar Fogliati affiancheranno Carlo Conti in due serate diverse, facendo l’occhiolino sia alla stampa sia ai social.

·       Super ospiti italiani: Tiziano Ferro torna da protagonista, con una presenza annunciata nella prima serata e una forte componente “affettiva” per il pubblico generalista.

·       Ospite internazionale: Alicia Keys è il colpo a effetto che proietta l’Ariston in un immaginario R&B globale, con l’ipotesi, oramai quasi certezza, di un duetto con Ramazzotti destinato a diventare uno dei momenti più riprodotti delle cinque serate.

Sul palco Suzuki, allestito come ogni anno in Piazza Colombo, passano, come da tradizione, artisti “satellite” rispetto al cast in gara, dai Pooh a Gaia e Francesco Gabbani, a testimoniare quanto il Festival continui a funzionare anche come piattaforma di rilancio per chi sta fuori dalla competizione principale.

Cosa aspettarsi: un Sanremo da “cartina di tornasole”

Messa insieme, Sanremo 2026 si presenta come una cartina di tornasole dello stato della musica italiana mainstream. Da un lato, la ricerca di equilibrio tra brani pensati per l’impatto emotivo immediato e canzoni che chiedono ascolti multipli; dall’altro, la tensione costante tra credibilità autoriale e compromesso televisivo.

La sala stampa ha già “promosso e bocciato”, ma la vera sfida sarà capire se il Paese reale – quello del televoto, delle playlist e dei reel – seguirà lo stesso copione. Se Ditonellapiaga, Malika Ayane e il fronte più autoriale riusciranno a imporsi sulle coppie-evento e sui ritorni “di sistema”, Sanremo 2026 potrebbe sancire un piccolo cambio di paradigma; altrimenti resterà l’ennesima, lucida fotografia di un pop italiano che fatica a scegliere tra ambizione artistica e bisogno di applausi immediati.

Impatto sul mercato e numeri

Il report FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) dedicato all’effetto Sanremo 2026 mostra un impatto immediato su streaming, classifiche e rotazioni radio, confermando il ruolo decisivo del Festival come acceleratore commerciale. Va anche sottolineato che spesso i brani più forti in classifica non coincidono con quelli più amati dalla critica, e ciò conferma la distanza tra sala stampa e pubblico (soprattutto digital).

Infine, l’immagine che sembra emergere più spesso della 76ma edizione del Festival di Sanremo è di un evento molto “carico”: troppe canzoni che rischiano di appiattire l’attenzione per alcuni ed equilibrio instabile tra ricerca e mestiere per altri; eppure come riesce Sanremo a muovere pubblico, mercato e dibattito, ben pochi altri prodotti culturali italiani.

Il Festival, nel tempo e con tutti i limiti strutturali a livello di format (e/o di altre scelte non solo registiche), resta un evento di grande portata che evidenzia, ancor prima di iniziare, le tensioni esistenti tra industria (settoriale), capacità autoriale e consumo rapido della musica (e più in generale del mondo dello spettacolo).

Simona Merlo
su Instagram @s.m.writer

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