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Rubrica Leggerissima: Preacher, la serie Tv alla ricerca di Dio più blasfema di sempre

Preacher è una serie televisiva statunitense – adattamento dell’omonima serie a fumetti creata dallo scrittore Garth Ennis e dal disegnatore Steve Dillon, pubblicata dalla DC Comics sotto l’etichetta Vertigo, con copertine disegnate da Glenn Fabry – sviluppata dal regista e produttore canadese Evan Goldberg insieme all’amico attore e sceneggiatore Seth Rogen e Sam Catlin per la AMC (originariamente acronimo di American Movie Classics), emittente famosa dal 2008 per Breaking Bad e poi per The Walking Dead (la serie horror ispirata all’omonima graphic novel).

Le stagioni sono quattro, andate in onda dal 2016 al 2019, e sono una vera calamita per chi ama fare binge watching ovvero guardare diversi episodi consecutivamente, senza soste. Perché Preacher non è soltanto una serie irriverente e controversa, ma è anche divertente, splatter ricordando un po’ lo “stile Tarantino”, carica di humour nero, citazioni western e simbolismi religiosi.

La trama è incentrata su un predicatore piuttosto tormentato – Jesse Custer (interpretato da Dominic Cooper) – di Annville una piccola città del Texas (fondata nel 1882 su basi piuttosto violente) che beve, fuma e fa a botte, e che è “stato posseduto” da una creatura soprannaturale di nome “Genesis”.

Genesis è il prodotto di un accoppiamento non autorizzato tra un angelo e un demone, una specie di bambino senza alcuna volontà individuale formato sia da pura bontà che da pura malvagità: in pratica di una potenza così incontrollabile da poter prevalere persino su Dio o quantomeno giocarsi la “posizione”! Jesse Custer, di conseguenza, potrebbe essere la persona più potente mai esistita al mondo perché Genesis gli permette di farsi obbedire da chiunque. L’obiettivo del predicatore, però, è quello di trovare Dio che intanto, senza un perché apparente, è sparito, non “risponde ad alcuna chiamata dei suoi fedeli”. Jesse si mette così in viaggio alla sua ricerca insieme a Tulip O’Hare (Ruth Negga), la sua (ex) ragazza sempre pronta all’utilizzo delle armi da fuoco, ben lontana dallo stereotipo di “damsel in distress” (damigella in pericolo); e a Cassidy, un vampiro irlandese piuttosto incline al bere e all’uso delle droghe (nel ruolo, Joe Gilgun).

Il tono blasfemo e dissacratore della serie non è adatto a chi non ama mettere in discussione i dogmi della Chiesa. Anche le scene truculente costituiscono un bel filtro “elimina-spettatori”. Ma ogni storia viene raccontata seguendo dei parametri talmente grotteschi da far cogliere immediatamente l’assurdità della situazione e le sequenze riprendono così il loro posto sullo schermo, ricomponendosi una dopo l’altra nel ruolo loro assegnato: intrattenere e divertire.


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