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Rubrica Leggerissima: L’imprevedibile notte degli Oscar 2022

Nella notte tra il 27 e il 28 marzo al Dolby Theatre di Hollywood, Los Angeles – California, si è tenuta la 94a edizione degli Oscar. La consegna degli Academy Awards 2022 è stata affidata a 3 conduttrici ufficiali: le talentuose Wanda Sykes, Regina Hall e Amy Schumer, definite da Will Packer – uno dei produttori della serata – “tre delle più dinamiche ed esilaranti donne con tre stili comici diversi”. Durante le edizioni 2019, 2020, 2021 infatti non c’era conduttore o conduttrice principale, ma varie star si alternavano sul palco per consegnare le statuette.

Non è facile essere sintetici parlando della magica Notte degli Oscar. Iniziamo da una delusione tutta italiana: a casa non portiamo alcun premio. Peccato! Niente da fare quindi per Sorrentino e il suo “È stata la mano di Dio”, per Massimo Cantini Parrini, candidato insieme a Jacqueline Durran per i costumi di “Cyrano” né per Enrico Casarosa, candidato per il Miglior film d’animazione con “Luca”.

La statuetta come Miglior film straniero è andata invece al giapponese “Drive my car” di Ryusuke Hamaguchi (che prima o poi finirò di vedere…). “Encanto” di Byron Howard e Jared Bush è stato incoronato Miglior film d’animazione, mentre i Migliori costumi appartengono a “Crudelia” (JJenny Beavan, costumista britannica, aveva già vinto nel 1987 per Camera con vista, e nel 2016 per Mad Max: Fury Road).

Ed ecco tutti i film premiati:

Miglior Film va a “Coda – I segni del cuore” di Sian Heder

Migliore regia a Jane Campion per “Il potere del cane” (terza regista donna ad aver vinto l’Oscar)

Migliore attrice protagonista a Jessica Chastain per “Gli occhi di Tammy Faye”

Migliore attore protagonista a Will Smith per “King Richard – Una famiglia vincente”

Migliore attrice non protagonista ad Ariana DeBose per “West side story”

Migliore attore non protagonista a Troy Kotsur per “Coda – I segni del cuore”

Migliore sceneggiatura originale a “Belfast” di Kenneth Branagh

Migliore sceneggiatura non originale sempre a “Coda – I segni del cuore”

Migliore fotografia a “Dune” curata da Greig Fraser, direttore della fotografia australiano

Miglior trucco e acconciatura a “Gli occhi di Tammy Faye” (Linda Dowds, Stephanie Igram e Justin Raleigh)

Miglior documentario a “Summer of Soul (…Or, When the Revolution Could Not Be Televised)” di Ahmir “Questlove” Thompson, polistrumentista dei “The Roots” che ha raccontato l’Harlem Cultural Festival del 1969

Migliori effetti speciali, Miglior suono, Montaggio, Colonna sonora, Scenografia (production design) a “Dune” (rispettivamente in ordine di categoria: Paul Lambert, Tristan Myles, Brian Connor e Gerd Nefzer; Mac Ruth, Mark Mangini, Theo Green, Doug Hemphill e Ron Bartlett; Joe Walker; Hans Zimmer; Beatrice Vermette; Set Decoration: Suzsanna Sipos)

Migliore canzone originale con “No time to die” va a Billie Eilish e Finneas O’Connell (dalla colonna sonora di 007)

Miglior corto documentario se lo aggiudica “The Queen of Basketball” di Ben Proudfoot

Miglior corto animato va a “The windshield wiper” di Alberto Mielgo e Leo Sanchez

Miglior corto live action, “The long goodbye” di Aneil Karia e Riz Ahmed

Aggiungo qualche breve informazione in più: “Coda” di cui parlerò meglio nel prossimo articolo, è un remake del francese “La famiglia Bélier”; diretto dalla regista Sian Heder è un film con attori sordi e questo regala delle sfumature di una quotidianità davvero vissuta, non solo immaginata. Coda (acronimo di Children of Deaf Adults) è una pellicola costruita con una forza dirompente perché “vera”, diretta proprio come lo è la lingua dei segni. Il cast è eccezionale a partire da Marlee Matlin (Oscar come miglior attrice per “Figli di un Dio minore”, 1986; prima attrice sorda a riceverlo) e Troy Kotsur attore, regista e sceneggiatore statunitense, anche lui sordo, premiato come miglior attore non protagonista proprio quest’anno.

“Il potere del cane” è il film che ha ricevuto più candidature (12); mentre “Dune” è quello che tecnicamente ha preso tutto.

Gli Oscar alla carriera (arrivati alla 12a edizione) sono andati a Samuel L. Jackson, 73 anni, icona del regista Quentin Tarantino; Danny Glover (l’elenco dei suoi film è lunghissimo ma credo basti dire “Arma Letale”…); Elaine May (regista e attrice; chi non ha visto “Il Laureato”?) e Liv Ullmann (tra gli altri “Speriamo che sia femmina”, regia di Mario Monicelli, 1985).

“Siamo entusiasti di presentare i Governors Awards di quest’anno a quattro premiati che hanno avuto un profondo impatto sia sul cinema che sulla società. Sam Jackson è un’icona culturale il cui lavoro dinamico ha risuonato tra i generi, le generazioni e il pubblico di tutto il mondo”.

Samuel L. Jackson ha ricevuto il premio dall’attore Denzel Washington che ne ha ricordato così la brillante carriera: “152 film e 27 miliardi di dollari di incassi, più di qualsiasi altro attore nella storia”. Jackson, nel ringraziare, risponde: “È incredibile come un ragazzino con la balbuzie di Chattanooga, nel Tennessee, sia riuscito ad arrivare così lontano. Ho cercato di intrattenere il pubblico nello stesso modo in cui Hollywood ha intrattenuto me”.

Infine del tanto chiacchierato schiaffo dato da Will Smith dirò soltanto che, al di là di una battuta stupida e di cattivo gusto del comico Chris Rock sull’alopecia di Jada Pinkett, moglie di Smith, e sulla reazione di lui, mi dispiace pensare che di un attore del suo calibro, con oltre 30 anni di carriera e due Nomination alle spalle, rimarrà impresso nella memoria più il gesto impulsivo e plateale della statuetta vinta poco dopo. È proprio vero “L’amore fa fare cose folli” (parole di Mr. Smith durante il suo discorso di ringraziamento e di scuse rivolte all’Academy) ma di sicuro bisogna imparare a “ridere con” non “di”.


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