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Rubrica Leggerissima: “Licorice Pizza”, per molti il miglior film di Paul Thomas Anderson

“Licorice Pizza”, l’ultimo film di Paul Thomas Anderson, candidato agli Oscar 2022 come miglior film, miglior regia e migliore sceneggiatura originale, è un ritratto della California degli anni ’70 che riporta alla mente un’altra sua pellicola: “Boogie Nights” del 1997 in cui il regista e sceneggiatore racconta l’ascesa e il declino di un giovane attore pornografico proprio nella San Fernando Valley di quegli anni (1977 per la precisione).

In questo caso però si tratta di una storia d’amore anche molto diversa dal solito: Gary Valentine (Cooper Hoffman, figlio del compianto Philip Seymour Hoffman; lo ricordiamo per l’Oscar vinto come miglior attore per il film biografico “Truman Capote – A sangue freddo”) è un quindicenne fin troppo sicuro di sé che, durante la foto per l’annuario del liceo, incontra l’amore della sua vita: Alana Kane (Alana Haim). Lei, assistente-fotografo, più grande di lui di circa dieci anni, è colpita dal modo di fare di questo adolescente un po’ in carne, attore-bambino ormai troppo cresciuto; tuttavia pensa di continuo alla loro differenza di età.

Così questo amore platonico fatto di continue corse che ti tolgono il fiato anche se tu sei immobile, di storie paradossali e di personaggi famosi dentro e fuori la trama del film (due perle recitate rispettivamente da Sean Penn che interpreta Jack Holden e Bradley Cooper nei panni – veramente identici – di Jon Pagano Peters, un parrucchiere, poi produttore cinematografico statunitense, scoperto da Barbra Streisand con la quale ha avuto una lunga e travagliata relazione negli anni settanta) è il centro su cui ruota l’intera pellicola.

Gary non va più bene come attore, troppo grande, e dunque decide di sfruttare le proprie conoscenze per lanciare il suo nuovo business: la vendita di materassi ad acqua. È un personaggio ottimista e carismatico che sa cosa vuole, più di molti adulti, ma che è ancora intrappolato in una dimensione adolescenziale.

In effetti, spesso è Alana, sebbene molto più grande, a comportarsi come una ragazzina, a subire rapide infatuazioni e a litigare di continuo con i genitori. Un film e una trama di sicuro originali che però qua e là fanno acqua; ma è qui che si nota la bravura del regista: i classici temi di innamoramento di una donna più grande e del mondo del business americano vengono raccontati da un punto di vista bizzarro, a volte persino surreale.

È insolito infatti che siano bambini e teen-ager a inquadrare al volo le occasioni che il mercato offre, a essere sempre positivi e dinamici. Questa “stranezza” viene inserita in un quadro più ampio, ironico e sognatore, che ha come sfondo l’America e il suo venire percepita terra di possibilità.

Nel film, le domande sul senso di stranezza sono continue e se le pongono anche i protagonisti. Chi sceglie quindi di vedere “Licorice Pizza” – che poi è il nome di un negozio di vinili del tempo – si ritrova dentro un viaggio un po’ allucinato con la necessità di destreggiarsi tra il senso di inadeguatezza tipica dei 15-16 anni acerbi e curiosi e la comprensione di una trama di cui intuisci la fine sin dall’inizio.

Non so ancora cosa pensare di questo film, ma di sicuro va guardato per almeno due motivi: la bravura dei due protagonisti (la genialità del regista la conoscevamo di già), e la colonna sonora composta da Jonny Greenwood (Radiohead) e curata dallo stesso regista.

Venti tracce con l’inedita “Licorice Pizza” suonata proprio da Jonny Greenwood e tanti artisti eccezionali; giusto per dirne un paio, ci sono pezzi di David Bowie, Paul McCartney, Wings, Donovan, Sonny & Cher, Nina Simone, Gordon Lightfoot…


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