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Rubrica Leggerissima: Che cosa vi mancherà de “La casa di carta”?

La fortunata serie spagnola per la tv “La casa di carta” (la casa de papel), ideata dal produttore, sceneggiatore, regista televisivo e scrittore spagnolo Álex Pina, trasmessa prima dall’emittente Antena 3, poi acquisita e distribuita da Netflix, è arrivata alla quinta e ultima stagione.

Dallo scorso 3 settembre è possibile vedere i primi 5 nuovi episodi della serie; per gli ultimi cinque, che segneranno la fine delle avventure del Professore e della sua “banda di ladri”, bisogna aspettare il 3 dicembre. Ma niente attacchi di panico: in primis perché appena inizia la scuola il pensiero va subito a dicembre e quindi al Natale (insomma chiamalo che arriva); e poi perché questa volta Netflix ha ideato una strategia anti-spoiler degna dei più sorprendenti colpi di scena della serie: al momento della messa online degli episodi, ha rinchiuso per cinque ore i cento peggiori spoileratori italiani su un aereo in volo e li ha “costretti” a vedere le nuove puntate senza poter usare alcun dispositivo con connessione. Insomma: niente anticipazioni non gradite per chi è rimasto a terra!

Sull’aereo, anche l’attore Darko Peric (Helsinki) che insieme a Rodrigo de la Serna (Palermo) e Itziar Ituño (Lisbona) pensa volentieri a un possibile spin-off della serie.

Dalla sua uscita nel 2017, “La casa di carta” ha ricevuto tantissimi riconoscimenti: miglior serie drammatica (2018, International Emmy Award); premio del pubblico per la miglior serie spagnola (2018, Fotogramas de Plata); migliore sceneggiatura (2017, premio Iris); migliore regia e migliore fiction (dalla critica), (2017, FesTVal of Television and Radios of Vitoria).

Sulla trama non dirò tanto, più o meno ciò che riporta il sito ufficiale: ci sono otto ladri (nomi in codice Tokyo, Rio, Denver, Berlino, Nairobi, Oslo, Helsinki, Mosca) che, prendendo alcuni ostaggi, si chiudono dentro l’edificio della Zecca di Spagna. Le loro mosse sono state pensate e programmate con grande astuzia e per tantissimi anni dal Professore, la mente del gruppo, che si trova “all’esterno” e da lì cerca di manipolare la polizia con l’interno di portare a termine il suo piano.

Se ci riuscirà o meno starà a voi scoprirlo (appello rivolto a chi non ha ancora avuto il tempo o la voglia di vedere la serie e vi prego: sbrigatevi!); spetta a voi scoprire anche chi deciderà di cambiare completamente vita; se la carriera da “ladri ribelli contro il sistema” finirà con il colpo alla Zecca o se punteranno ad altre istituzioni; quali amori dureranno; chi perderà la vita; chi avrà dei figli.

Alcune curiosità: Mosca (interpretato da Paco Tous) doveva chiamarsi Chernobyl; Nairobi, (personaggio nato soltanto dopo la prima stesura del copione con Alba Flores come interprete), Camerun; Oslo (Roberto Garcia) Valencia; nomi non cancellati ma usati tuttavia per indicare gli omonimi piani.

Il titolo scelto era inizialmente “Los Desahuciados”, “I disperati”, cambiato poi nell’attuale “La casa de papel”, in inglese “Money Heist”. La voce narrante è di Tokyo ed è stata pensata al femminile per dare una visione prospettica diversa in un ambiente formato in prevalenza da uomini, sostituendo così l’idea iniziale di far raccontare l’intera storia al Professore (interpretato da Álvaro Morte). Infine le maschere usate dai rapinatori sono di Dalì, ma avrebbero potuto essere di Pablo Picasso o Don Chisciotte, in un mix di follia, genio e romanticismo. Gli autori hanno optato per il grande impatto che il volto dell’artista-marchese avrebbe avuto sul pubblico dimostrando in effetti di saperla lunga!

A cura di Simona Merlo

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