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Rubrica Leggerissima: A lezioni di stile con Franca Leosini

Franca Leosini, giornalista dalle parole ricercate e conduttrice televisiva di grande seduzione, torna in TV con “Che fine ha fatto Baby Jane?”, un programma nuovo nei temi ma collegato per necessità di format al precedente “Storie maledette”. Sì, perché l’intervistatrice dalle domande argute e dallo sguardo profondo, nella nuova trasmissione in onda il giovedì in prima serata su Rai3, racconta come vivono oggi alcuni dei protagonisti del suo celebre “Storie maledette” di cui è stata autrice e conduttrice dal 1994.

Riscatto e perdono al centro sin dalla prima puntata trasmessa il 4 novembre dal titolo “Si chiamava Rosa, era mia madre” nella quale Franca Leosini ha incontrato per la seconda volta Filippo Addamo (la prima intervista risale al 2004 nel penitenziario Bicocca di Catania).

La sua voce calda da narratrice esperta di strazi dell’anima e drammi esistenziali attira così la mia attenzione: “Era l’inverno del 2004. Filippo aveva appena 23 anni, e di anni – per sentenza passata in giudicato – dietro i cancelli della pena, doveva scontarne 17 per un gesto atroce, anni luce lontano dagli occhi innocenti di quel suo volto bambino. Aveva ucciso sua madre Rosa con un colpo di pistola alla nuca, all’alba di un giorno di marzo del 2000. Dal giugno 2019 Filippo, che ha scontato per intero la sua pena, è un uomo libero. Gli anni di reclusione lo hanno cambiato? Ha rimorsi, rimpianti, speranze? Che persona è oggi, Filippo Addamo?”.

Capolavoro di sintesi, armonia di parole.

Franca Leosini parla quindi con uomini e donne che hanno ormai finito di scontare la propria pena e provano a reinserirsi nella società, intervista usando una puntualità espressiva che, almeno in me, provoca diverse tipologie di “insight”! Il suo stile e le sue frasi mi suggeriscono, ad esempio, che un modo elegante di dire le cose esiste sempre, anche quando si parla di omicidi, violenza, tradimento; che è un dovere cercare le parole giuste, quelle che aprono scenari inaspettati, che insinuano dubbi nelle certezze e sfumature di verità nelle più salde delle convinzioni. Una Maestra di eloquenza e del racconto “investigativo”. E del resto i suoi studi e la sua storia professionale parlano da sé: dopo il Classico, si laurea in Lettere Moderne e comincia a lavorare per la sezione culturale de “l’Espresso”. Tra le sue interviste, la più famosa e “controversa” è l’inchiesta “Le zie di Sicilia”, del 27 gennaio 1974, nella quale Leonardo Sciascia denunciava presunte responsabilità delle donne nella cultura mafiosa. Scrive “Telefono Giallo”, conduce “Parte Civile”, “I grandi processi”, “Ombre sul giallo”.

Insomma è un personaggio culturale di grande impatto e forza comunicativa, il cui linguaggio tagliente e ironico non lascia indifferenti nemmeno gli amanti dei social media che, infatti, ne utilizzano le affermazioni cult per creare e rilanciare meme indimenticabili come “Laddove la città ha le stigmate della provincia” o “Ambizioni alte con pochissima voglia di applicarsi”.

Realizza poche puntate, ma così cariche di senso che rifletterci su è inevitabile. Le prime due sono disponibili su RaiPlay Radio con una novità: una serie podcast Rai Radio1 di otto puntate, e per chi non avesse seguito nulla del nuovo programma, nella puntata dell’11 novembre Franca Leosini ha intervistato Katharina Miroslawa, ex ballerina polacca condannata nel 1993 a 21 anni, di cui 8 trascorsi da latitante, perché mandante dell’omicidio del suo amante, il facoltoso imprenditore Carlo Mazza. Ma le cose sono andate proprio così?…


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