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Restaurato il Cristo deposto di Francesco di Giorgio

La Delegazione FAI di Siena unitamente all’Università degli Studi di Siena, all’Arcidiocesi di Siena-Colle di Val D’Elsa-Montalcino, alla Soprintendenza Archelogia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo, a Banca Monte dei Paschi di Siena presentano il restauro del Cristo deposto di Francesco di Giorgio, che ha visto coinvolte istituzioni e privati della città sotto lo slogan “FAI per Siena”.

Nell’ambito del progetto FAI “Puntiamo i riflettori” la delegazione di Siena ha voluto accendere l’interesse su questo importante capolavoro dell’arte senese, fino ad oggi rimasto nell’anonimato nella basilica dei Servi e che, grazie ai recenti studi di Gianluca Amato, è statopossibile riconoscere come opera del grande artista rinascimentale senese: Francesco di Giorgio. Questa splendida figura di Cristo depostoè modellata a tutto rilievo nella terracotta.

Nessuno poteva immaginare che, trascorsi poco più di vent’anni dalla vasta rassegna che la città di Siena dedicò all’artista senese, in occasione dei 750 anni dalla fondazione dell’Università degli Studi, e dalla più recente mostra sul Rinascimento a Siena, si sarebbe potuta aggiungere al catalogo delle opere di Francesco di Giorgio questa straordinaria scultura scoperta nel nostro territorio, che – pur essendo intensamente studiato – è così particolarmente ricco da permettere ritrovamenti del genere.

L’opera, collocabile nel percorso artisto di Francesco di Giorgio intorno all’anno 1490, per delle stringenti affinità stilistiche con la coppia di Angeli bronzei del Duomo di Siena, versava purtroppo in precario stato di conservazione e meritava, dunque, un restauro, considerando la sua importanza e il suo livello qualitativo.

Il Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali dell’Università di Siena ha messo a disposizione il proprio Laboratorio di restauroper l’intervento, i supporti tecnici, organizzativi e scientifici. Il restauro dell’opera è stato eseguito da Jacopo Carli con la consulenza e la collaborazione di Fernanda Cavari, restauratrice dello stesso Dipartimento, e con il controllo di Alessandro Bagnoli, funzionario della Soprintendenza.

La scultura si presentava fortemente alterata da un denso strato di sporcizia e di verniciature, che tentavano di dare uniformità a una situazione compromessa dall’uso della scultura per le funzioni devozionali del Venerdì Santo. Erano evidenti numerose riparazioni della parte plastica, eseguite in tempi recenti. Asportati gli strati di sporco, sono ricomparse una serie di fratture che hanno imposto lo smontaggio della grande figura in numerosi frammenti. Nella fase finale dell’intervento sono state ricomposte le varie parti, eseguitele integrazioni plastiche e pittoriche, che hanno restituito l’integrità di visione alla figura. Questo è stato l’obiettivo finale del restauro, che garantirà il mantenimento dell’aspetto naturalistico al Cristo, grazie a una stesura pittorica non originale ma comunque antica e di elevata qualità, tanto che non impedisce di apprezzare gli aspetti caratteristici della scultura di Francesco di Giorgio, vale a dire la concezione di un Cristo dall’aspetto maestoso, dal corpo vigoroso, che sembra quietamente assopito.

Un particolare ringraziamento a “Liberamente Osteria”, che due anni fa ha deciso di partecipare al finanziamento del restauro e a tutte le persone che in varia forma e modo hanno partecipato con grande interesse.

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