Regione e Comuni gestiranno insieme Suvignano: l’assegnazione undici anni dopo la confisca
25 Ott, 2018
firmaSuvignano

Il bene che è un po’ il simbolo delle confische in Toscana alle mafie, l’emblema a suo modo di quello Stato che si oppone alla criminalità organizzata che anche in Toscana sciacqua i propri denari e fa affari, torna ai toscani e ai cittadini. L’agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati ha infatti assegnato ieri alla Regione la tenuta di Suvignano in provincia di Siena: o più precisamente il consiglio direttivo dell’agenzia ha deliberato il conferimento delle quote sociali di Agricola Suvignano, con un passaggio di quote gratuito, a Ente Terre regionali toscane, che già si occupa di altre proprietà demaniali o in gestione, fa sperimentazioni in campo agricolo e forestale e tutela e valorizza le risorse genetiche autoctone, bestiame compreso. Successivamente al decreto del direttore dell’agenzia, prefetto Sodan o, verrà sottoscritto congiuntamente un verbale di consegna.

“Abbiamo firmato un accordo che attendevamo da anni, lo attendeva tutta la comunità della val d’Arbia e tutti coloro che hanno a cuore la legalità e la lotta contro la mafia. Ricuciamo una ferita che si era aperta nel lontano 1983 – commenta il sindaco di Monteroni d’Arbia Gabriele Berni -. Il comune di Monteroni d’Arbia in questi anni si è adoperato per un rilancio di Suvignano in chiave di sostenibilità economica e sociale e finalmente enti locali e Regione assieme possono dare avvio al progetto tanto atteso, questo è stato possibile anche grazie al lavoro fatto per ottenere le introduzioni nel 2017 nel quadro normativo”.

“Per il nostro territorio credo che sia importante che sull’azienda si sviluppi un progetto di carattere imprenditoriale che sia in grado di sfruttare a pieno le potenzialità di questo importante bene al fine di generare nuove opportunità occupazionali e ricadute positive sul territorio. A fianco dell’attività agricola che deve garantire all’azienda la sua autonomia gestionale devono essere introdotti, attraverso il coinvolgimento della rete territoriale, progetti a forte valenza educativa e sociale al fine di costruirne uno spazio simbolo della lotta alla criminalità organizzata. Dobbiamo costruire un esempio concreto e vincente di come attraverso la legalità si possa fare meglio e vincere la criminalità organizzata anche sul terreno della produzione di reddito e sviluppo territoriale. Il riutilizzo dei beni confiscati è il più importante strumento per sottrarre consenso alle organizzazioni criminali, riaffermare la legalità, creare opportunità di lavoro e sviluppo sociale”.

“La Regione gestirà il bene tramite Ente Terre concordando l’utilizzo con i Comuni di Monteroni d’Arbia e Murlo – spiega l’assessore alla presidenza e alla cultura della legalità, Vittorio Bugli – Stileremo infatti con le due amministrazioni un accordo per la costituzione di un tavolo di coordinamento che per i prossimi dieci anni dovrà stabilire linee guida e strategie del piano di sviluppo e poi ne monitoreremo insieme l’andamento. Assieme ai Comuni ci confronteremo anche in sede di tavolo regionale dei beni confiscati, nel quale sono presenti associazioni e istituzioni legate a questa tematica, per concordare le attività sociali da svolgere nella tenuta.”. Ovviamente l’azienda dovrà procedere e sviluppare la sua attività agricola.

“E’ una vittoria della legalità importantissima – sottolinea ancora Bugli -: una soluzione che consente di coniugare le esigenze di valorizzazione delle risorse del territorio con l’interesse pubblico e le finalità di promozione sociale che sono alla base della normativa antimafia”. “Grazie all’acquisizione della gestione da parte dell’Ente Terre regionali toscane – prosegue il collega all’agricoltura, Marco Remaschi – si tratta di una straordinaria occasione di promozione economica del territorio e di valorizzazione delle produzioni agricole e zootecniche. L’azienda può diventare un volano per l’economia di tutta l’area”. Sarà proseguita l’attività agricola, ma saranno sviluppate anche iniziative sulla legalità e l’antimafia. E magari si potranno creare posti di lav oro. “Il perseguimento di obiettivi occupazionali e di inserimento sociale, il coinvolgimento di reti locali, nonché la promozione di aspetti educativi saranno elementi fondamentali del progetto – rimarcano insieme i due assessori – Aspetto chiave sarà il partenariato istituzionale, economico e sociale”. Pubblico e privato insomma pronti a collaborare, con al centro una dimensione etica e sociale.

 

 

 

 

 

Nella foto di gruppo: gli assessori Bugli e Remaschi con i sindaci Gabriele Berni e Fabiola Parenti