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Rapolano: genitori in rivolta per tutelare l’asilo, incontrano l’assessore Raffaelli

Genitori e nonni di Rapolano preoccupati per le sorti dell’asilo comunale. Questa mattina una cinquantina di persone si sono radunate davanti al Comune di Rapolano Terme per cercare un confronto ed un dialogo con il sindaco Emiliano Spanu (riceve pubblicamente il giovedì mattina dalle 10 alle 12 anche se, viene precisato in un secondo momento, questa procedura avveniva solo fino a qualche mese fa, adesso riceve solo tramite appuntamento) o con l’amministrazione comunale. Il tema che ha accesso gli animi dei cittadini rapolanesi è appunto il futuro, precario ed incerto, dell’asilo comunale e quindi dei bambini che fino ad oggi hanno potuto usufruire di questo importante servizio: “Siamo qui per fare proposte e cercare una soluzione, non vogliamo fare sterili polemiche”.

ASILO – “Il problema è che non si sa cosa succederà ai bambini che frequentano l’asilo”, dice una mamma particolarmente agguerrita. “Qualche giorno fa, leggendo il sito del Comune, abbiamo saputo che la nostra amministrazione intende dare in gestione questo servizio ad un’azienda esterna. Nessuno di noi era stato avvertito e questo non ci è piaciuto. La gara di appalto parte da 700€ mensili a bambino, alcune famiglie non se lo possono permettere. Parliamo di gente che guadagna mille euro al mese, famiglie monoreddito, ragazze madre o coppie con più figli. Finché non saranno aperte le buste (4 agosto, ndr) della gara dell’appalto, le famiglie non sapranno quanto pagheranno, quale azienda si prenderà carico della struttura e, soprattutto, se l’asilo aprirà. Siamo preoccupati”.

E se la gara di appalto dovesse andare deserta? Prosegue la mamma: “Se la gara andasse deserta il Comune, dice, si impegna a garantire il servizio nido per una sezione soltanto che ospiterà 14 bambini ma gli aventi diritto (quelli che hanno già frequentato quest’anno) sono 17. Vorremmo capire, se qualcuno venisse ad ascoltarci, questi tre bambini con quale criterio saranno lasciati fuori. Siamo qua per chiedere delle spiegazioni. Siamo un piccolo Comune e quando vengono prese delle decisioni del genere chiediamo di essere interpellati ed informati per tempo. Io capisco che dobbiamo tagliare perché siamo in momento di difficoltà, ma si poteva programmare prima”. Ed i genitori sono pronti a farsi carico di spese aggiuntive, come quelle di pannolini, creme e omogenizzati vari.

Mentre la mamma si sfoga, in assenza del sindaco, arriva l’assessore Perla Raffaelli (ha delega alla cultura, istruzione, pari opportunità e servizi sociali) per cercare di chiarire alcune notizie che giudica errate. I presenti vengono “schedati” con nome, cognome ed indirizzo, quindi il confronto più iniziare. “E’ vero, mancano i soldi – debutta l’assessore – avevamo un buco nel bilancio e più volte è stato portato alla luce all’interno del consiglio comunale. Da cinque mesi stiamo lavorando per salvare tutti i servizi, abbiamo fatto di tutto. Non potevamo comunicarvi nulla fino a qualche mese fa perché se io vi avessi mandato una comunicazione a febbraio, vi avrei detto che avrebbe chiuso sia la piscina che l’asilo. E, invece, pur con variazioni nell’organizzazione o nelle tariffe, niente chiuderà. Sarebbe stato più semplice cassare tutto, capisco che può non essere soddisfacente per le famiglie ma non potevamo fare di meglio”.

Il bando si chiuderà il 24 luglio, le buste si apriranno il 4 agosto. “Fino ad allora non posso dirvi come andrà”. Quel che è certo è che “gli asili nido non sono un guadagno per nessuno. I costi sono alti, un bambino costa intorno ai 700 euro. Le nostre spese sono di 267 mila euro all’anno, si va dalle educatrici, alle spese di riscaldamento, elettricità, farmacia. I pannolini e gli omogenizzati non incidono particolarmente nella spesa finale. E’ il personale che compone la spesa maggiore. Il comune finora incamerava 86 mila euro annuali a fronte di 180mila euro di investimento”. Prosegue: “Il nostro asilo attualmente ha due sezioni: una è comunale con due maestre che sono dipendenti pubblici mentre l’altra è in appalto. La sezione ‘comunale’ sicuramente rimarrà aperta, le due educatrici devono essere stipendiate. L’altra sezione non avrà sicuramente l’attuale appalto perché non ce lo possiamo permettere, stiamo imbastendo un discorso per il futuro dell’altra sezione. Ma al momento non posso darvi altre certezze se non che le educatrici attuali saranno tutte assunte anche dalla cooperativa che verrà”.

BUONI PASTO – Fra i problemi portati alla luce dai genitori c’è anche quello relativo ai buoni pasto. Si è passati dai 50 centesimi di qualche anno fa, a 1 euro e 50 di un anno fa, per arrivare a 4 euro ed 80 attuali per il pasto giornaliero di ciascun bambino. “Non dev’essere un lusso mangiare, sembra una forma di discriminazione. Che cosa posso fare se non me lo posso permettere? Ci hanno detto di andare a prendere il bambino a scuola prima della pausa pranzo. Ma io mi metto nei panni di un bambino di sei anni che, durante un momento ludico ed educativo come quello del pranzo, si vede portare via mentre i suoi compagni si fermano a mangiare”, dicono i genitori.

L’assessore risponde: “E’ meglio dare una mensa con una tariffa unica e maggiorata o non dare proprio una mensa? Noi abbiamo pensato che era importante continuare ad offrire anche questo servizio. Oggi si raggiunge una copertura del 90% dei costi, siamo partiti qualche anno fa con una copertura del 50%. Nel corso degli anni sono cresciute le difficoltà, avevamo le tariffe più basse della zona. Se siamo arrivati a ritoccarle significa che siamo con l’acqua alla gola”.

AUTOBUS – L’ultimo problema relativo all’asilo è quello degli autobus. Anche qui i prezzi sono aumentati. Si è passati da 78 a 420 euro annui. “E’ un servizio a totale rimessa – dice l’assessore – costa tanti soldi anche per noi. Un bambino al mese ci costa 160 euro. C’era gente che nel corso degli anni aveva accumulato debiti e non pagava, per fortuna un’agenzia di recupero crediti ha collaborato con noi e ad oggi ci sono solo tre casi di morosità, sono casi disperati e valutati dagli assistenti sociali”.

PISCINA COMUNALE – Genitori e nonni, vista la disponibilità dell’assessore, hanno voluto chiedere lumi anche sulla piscina comunale. Si era paventata la chiusura dello stabile: “Il tema della piscina non rientra nelle mie deroghe e non vorrei fare uno sgarbo all’assessore Federico Vigni. Ma posso dirvi che la piscina comunale è attualmente chiusa ma solo perché chiude ogni estate e riapre a settembre come tradizione. Se ne sta occupando Vigni con il sindaco. C’era la necessità di far quadrare il bilancio, ma non c’è mai stata l’idea di chiuderla definitivamente. L’obiettivo era creare un dialogo per abbattere i costi. Nei giorni scorsi sono stati fatti alcuni incontri con Arezzo Nuoto e con i rappresentanti dei comuni adiacenti. Perché vogliamo dire che su cento frequentatori della piscina, 30 sono di Rapolano e 70 vengono dagli altri paesi adiacenti. Quindi è un servizio molto utile anche agli altri Comuni e c’è bisogno di una collaborazione con essi. Ora c’è da capire se a settembre ripartiremo con l’Arezzo Nuoto o se far partire un nuovo bando”.

Giulio Pasqui

Ascolta la testimonianza di uno dei genitori manifestanti

 

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