Proseguono in Regione le audizioni in commissione d’inchiesta su Mps
4 Apr, 2016
mps scritta portone

Nuova giornata di audizioni in commissione d’inchiesta sul Monte dei Paschi, presieduta da Giacomo Giannarelli (M5S). Nella seduta di oggi sono stati ascoltati l’ex presidente del Consiglio regionale, oggi vice ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, Riccardo Nencini, e i giornalisti Alberto Ferrarese e Giuseppe Mencaroni, autori del libro-inchiesta “Il codice Salimbeni. Cronaca dello scandalo Mps”.
Secondo quanto dichiarato da Nencini, che ha ricordato di aver svolto la funzione di presidente del Consiglio distinguendo il “ruolo istituzionale da quello politico” e quindi rilevando di “non avere argomentazioni amministrative per rispondere su questioni del governo regionale”, il sistema di vigilanza e controllo “dovrebbe essere esperito con tenacia tagliente per non dire incisiva”. Incalzato dalle domande dei commissari, ha dichiarato di “non voler esprimere opinioni politiche in una sede istituzionale. Ho svolto il mio ruolo attenendomi, fedelmente, al regolamento interno e ne sono molto orgoglioso” ha detto. Per il tempo in cui è stato assessore al Bilancio, Nencini ha ribadito di “non essersi occupato di società partecipate” perché “non rientravano nelle mie competenze” e, sollecitato dal presidente Giannarelli sul motivo della mancata rinegoziazione del contratto swap con la banca divenuto nel frattempo svantaggioso per la Regione fino a causarle ad oggi circa 6 milioni di perdite, Nencini ha chiarito di non ricordare se fosse tra gli accordi rinegoziati allora dalla giunta Rossi. L’attuale viceministro alle infrastrutture ha infine dichiarato di “non aver mai curato rapporti con Mps, né da presidente del Consiglio né da assessore”. Sul conferimento del Gonfalone d’Argento a Mussari nel 2008, infine, ha spiegato che l’onorificenza veniva assegnata ad un “gruppo di eccellenze toscane”.
I risultati della “valutazione approfondita” (Comprehensive Assessment) della BCE che avevano decretato Mps come “peggior banca D’Europa”, sono stati ricordati da Ferrarese e Mencaroni. “Dall’analisi che la Banca centrale fa dei crediti deteriorati, emerge – hanno spiegato – che tra le cause c’è una eccessiva esposizione per le parti correlate, intese come soci ma anche come soggetti con affinità elettive”. Gli autori del libro-inchiesta si sono soffermati sulla “evidente trasformazione di una banca, nata per il territorio, in istituto ad alto rischio” che erogava crediti a soggetti “senza merito di credito” e quindi senza garanzie. Sulla classe dirigente, “tanto della banca che della Fondazione”, Ferrarese e Mencaroni hanno parlato di “selezione inesistente. Erano personalità senza competenze specifiche, a conferma di un tentativo di autarchia dirigenziale che ha limitato le competenze dell’istituto”. Nel corso dell’audizione, ed in tema di derivati, vigilanza e controllo, è stata inoltre ricordata una riunione avvenuta a Londra, nella sede della Financial Services Authority tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008 con un dirigente Mps. Un incontro che, a detta dei due giornalisti, la Consob “non ha mai chiarito bene” nonostante fosse un contributo per comprendere in anticipo alcuni elementi dello scandalo Mps. Mentre è stata ricordata la “costante attenzione di Banca d’Italia su Mps per migliorarne la qualità contabile” alla quale l’istituto senese arrivò persino a contrapporre, senza successo, il “bisogno di attendere il risultato delle elezioni comunali 2011”.