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Piccini: “Il problema non è Calbi, è che manca una politica culturale. Qui siamo fuori dal mondo”

Pierluigi Piccini

Il futuro del Santa Maria della Scala appare ancora fumoso e si aggiunge un nuovo grattacapo per il sindaco Valentini. Antonio Calbi, l’attuale direttore del Teatro di Roma, scelto tra 66 candidati per fare il direttore del Santa Maria della Scala ha deciso di non accettare l’incarico. Il no sembrerebbe legato all’incompatibilità con i suoi impegni nella capitale, ma secondo l’ex sindaco di Siena Pierluigi Piccini, che tra l’altro aveva presentato il curriculum per ricoprire la carica, non è questo il problema. “E’ sbagliato il tipo di impostazione che è stata data, per scontri interni al partito democratico come sempre – ha spiegato ai microfoni di Antenna Radio Esse -. Il problema è che manca una politica culturale in generale sulla città e manca una politica culturale sul Santa Maria della Scala. Non si parte dal direttore per trovare la forma giuridica, si trova la forma giuridica e si dà la struttura, all’interno di scelte strategiche all’interno delle quali il Santa Maria della Scala deve avere un ruolo centrale. Per il resto c’è bisogno di un presidente, di un consiglio di amministrazione capace, di un comitato scientifico di alto livello, poi c’è il direttore, il conservatore, e poi c’è un bilancio e il rapporto con i privati. Questa è una struttura corretta. Finora invece è stato fatto poco, l’impostazione iniziale è stata completamente disattesa, cioè quella di far procedere di pari passo il recupero con le parti a reddito commerciali e quant’altro. L’amministrazione comunale Cenni ha pensato di fare a meno delle parti a reddito commerciali sostituendo i proventi delle possibili attività con i soldi della Fondazione Mps e quando questi soldi sono finiti il Santa Maria della Scala si è trovato “impiccato”, cioè non ha una capacità di reddito autonomo per procedere nei percorsi. Questo però non vuol dire che non si possa lavorare sul Santa Maria della Scala, certo c’è bisogno di rompere un meccanismo che si è creato in questa città, cioè quello di un gestore privato che ha il monopolio di tutto, dall’Opa, al Duomo, al Museo civico, al Santa Maria della Scala. Dato però che la fonte principale di guadagno di questo operatore privato
proviene dal Duomo e dall’Opa, perchè ha una percentuale sui biglietti staccati, il Museo civico e il Santa Maria sono penalizzati, perchè non producono reddito. Qualcuno mi sa spiegare come è possibile che l’Opa e il Duomo abbiano più di 1 milione di visitatori e il Santa Maria della Scala a fatica 50mila? Voglio dire, qui siamo veramente fuori dal mondo, non si è capito come funziona. Calbi pensava probabilmente di trovare una struttura in qualche modo definita, invece si è trovato davanti il nulla…”

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