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Olio e vino contraffatti a Buonconvento azienda nei guai: 5 indagati

Si sono concluse in questi giorni le indagini, condotte dal Corpo Forestale dello Stato di Siena e coordinate dal Dott. Aldo Natalini, Sostituto Procuratore della locale Procura della Repubblica, che hanno permesso di accertare episodi fraudolenti nel settore agroalimentare, commessi da una società agricola nel Comune di Buonconvento.
Le articolate attività investigative, intraprese a partire dal mese di febbraio, hanno comportato attività di perquisizione, ispezione, anche informatica, e vari sequestri documentali e di prodotti alimentari, facendo emergere due distinte tipologie di frode nei settori vitivinicolo ed oleario, prodotti di eccellenza del nostro territorio.

La frode relativa al settore vitivinicolo riguarda la commercializzazione di una partita di quasi 10.000 bottiglie di vino bianco generico varietale, proveniente da varie parti d’Italia, falsamente etichettato come “IGT” Toscano, quindi con indicazione geografica contraffatta. Tale partita di prodotto – ancora giacente in azienda – è sottoposta a sequestro per ordine della Procura di Siena.

La frode accertata nel settore oleario attiene invece alla commercializzazione di quasi 1.000 confezioni di olio extra vergine di oliva falsamente dichiarato di origine “ITALIANA”, che risulterebbe essere stato prodotto mediante miscelazione con olio extra vergine di oliva ottenuto da varietà di olive greche. In questo caso è stato inizialmente disposto il sequestro probatorio di circa 350 confezioni di olio irregolari ancora giacenti in azienda; successivamente il Pm ha ordinato il declassamento del prodotto dalla categoria merceologica “olio di oliva EXTRA VERGINE ITALIANO” alla meno pregiata categoria “Olio di oliva VERGINE COMUNITARIO”, disponendo la restituzione della merce all’avente diritto sotto la reale categoria di appartenenza. Ai fini probatori sono risultati particolarmente significativi i risultati delle analisi molecolari (DNA) condotte presso l’Istituto di Bioscienze e Biorisorse del CNR di Perugia, le quali hanno certificato la presenza, nei campioni di olio prelevati, di cultivar di olivo sia “ITALIANE” che “GRECHE”.
Dalle indagini è emerso, tra l’altro, che sia il vino che l’olio contraffatti non derivavano affatto da produzioni agricole aziendali, ma erano stati entrambi acquistati all’ingrosso allo stato sfuso; l’azienda aveva, poi, provveduto al confezionamento dei prodotti con accattivanti etichette evocative del paesaggio toscano ed alla loro commercializzazione nel mercato statunitense e nel ristorante dell’agriturismo aziendale. Si stima un giro d’affari illecito di quasi 150.000 euro, tenuto conto che i ricarichi sul prodotto finito, rispetto al prezzo di acquisto, in alcuni casi potevano arrivare al 700 %.
Sono cinque le persone a cui la Procura di Siena contesta i reati di frode nell’esercizio del commercio, vendita di prodotti alimentari con segni mendaci e contraffazione di indicazioni geografiche, mentre la società è sottoposta ad indagini per illecito amministrativo dipendente da reato ai sensi del Decreto legislativo n. 231/01.

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