“Non siamo carne da macello”, la protesta del sindacato di Polizia
5 Ago, 2014

Da diverso tempo la UGL Polizia di Stato ha intrapreso, in ambito nazionale, una energica opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, della politica e delle Autorità di Pubblica Sicurezza finalizzata all’ottenimento di protocolli operativi per gli operatori impegnati quotidianamente in mezzo alla strada.
L’esigenza nasce dalle sempre più pressanti richieste dei nostri ragazzi che si rivolgono al Sindacato manifestando un crescente malessere e grande preoccupazione da parte di coloro che sono più esposti per causa del loro servizio. I nostri operatori, loro malgrado, senza specifiche preparazioni in merito, sono chiamati, talvolta anche nel giro di pochi secondi, a prendere decisioni che non vengono richieste neanche ai più pagati manager di altri Enti dello Stato.
Sempre più spesso, nell’arco di un attimo, i nostri poliziotti devono svolgere le funzioni di giudice, psichiatra, assistente sociale e medico, prendendosi responsabilità con i rischi facilmente immaginabili.
Troppe volte aggressioni in danno di poliziotti, anche con conseguenze fisiche gravi, vengono archiviate dalla stampa con un trafiletto appena visibile ed il giornalista di turno quasi mai si prende la briga di sviscerare l’episodio e di narrare adeguatamente i fatti. Al contrario, quando un agente viene indagato a causa del suo servizio, la categoria viene immediatamente criminalizzata e posta in maniera molto negativa alla grande attenzione dei mass media.
Il dover affrontare, magari in tempo di notte, soggetti tossicodipendenti, alcolisti cronici, psicolabili, con i pochi mezzi e con una sommaria preparazione che l’Amministrazione della P.S. riserva ai suoi dipendenti è sicuramente una grande impresa quotidiana. Fa malissimo, da parte di chi difende la categoria, prendere visione troppe volte di sentenze o di ordinanze emesse da qualche Giudice o da qualche Pubblico Ministero che, a seguito, di interventi della Polizia, definisce l’azione degli agenti con “… si è trattato di un approccio psicologico sbagliato” oppure “… non sono state adottate le misure necessarie tese alla incolumità della persona controllata”.
In questa ottica le cronache nazionali sono piene di casi in cui ci sono dei poliziotti o dei carabinieri al centro del mirino, mi riferisco ovviamente ai casi Magherini, Uva, Adrovandi ecc.
Non si può continuare così, non possiamo essere trattati come carne da macello.
Il Dipartimento della P.S. ha recentemente nominato una apposita Commissione per elaborare dei protocolli operativi per il personale che opera su strada ma prima che ciò avvenga noi continuiamo a rimanere nel centro del mirino.
Ho accolto con grande apprezzamento un comunicato stampa divulgato dalla UGL Polizia di Ferrara dove quel segretario ha pubblicamente preso le distanze dalla proposta di legge presentata dal deputato Alessandro Bratti sugli abusi delle Autorità, facendo passare, a mio avviso, la Polizia di Stato come non lo è.
Ho altresì apprezzato la provocatoria proposta fatta dalla UGL Polizia di Rovigo dove quel segretario, unitamente al collega del Sindacato Autonomo, proponeva di far partecipare al servizio di volante, magari saltuariamente, a campione, i Pubblici Ministeri al fine di mostrare loro cosa capita, soprattutto di notte, ai nostri ragazzi impegnati nei servizi di prevenzione e repressione dei reati in genere.
Anche Siena non è immune da certi fatti e non può essere considerata sicura per chi opera nell’ambito della sicurezza urbana.
Sono stato particolarmente colpito da un episodio accaduto proprio il 2 luglio 2014, giorno del Palio dedicato alla Madonna di Provenzano, allorquando un giovane extracomunitario fuggito dal reparto di Psichiatria dove era stato accompagnato in regime di TSO, aveva raggiunto la fermata degli autobus adiacente l’Ospedale Le Scotte e, armato di un coltello a serramanico che impugnava in maniera vistosa, teneva bloccato un autobus di linea con circa 30 passeggeri a bordo.
L’intervento, che mi vedeva protagonista in prima persona, evidenziava le grandi difficoltà tecniche ed operative per rendere innocuo un giovane che evidenziava una grande struttura fisica accompagnata da chiare problematiche psichiatriche.
Il fatto, che si risolveva con l’arresto del soggetto bloccato e disarmato con non poche difficoltà, non trovava grande riscontro sui locali mezzi di informazione proprio perché non aveva presentato gravi conseguenze né per le parti offese né per l’indagato.
Tutt’altro credo che sarebbe accaduto se, malauguratamente, qualcuno si fosse fatto male o peggio.
In questa ottica, in data 8 luglio 2014, in sede di Commissione provinciale per l’aggiornamento professionale, il rappresentante sindacale della UGL Polizia chiedeva al Questore di Siena di voler procedere alla stesura di protocolli operativi certi e alla adeguata formazione del personale dipendente impegnato su strada, in attesa che la Commissione nominata dal Dipartimento della P.S. rendesse noti i protocolli in argomento. Inoltre veniva chiesto che si favorissero incontri con la magistratura locale al fine di chiarire le modalità di certi interventi attesa la variabile interpretazione delle normative esistenti da parte dei soggetti preposti.
Ad oggi nessuna novità e nessuna risposta al Sindacato.
Da qui la grande preoccupazione verso la tutela giuridica dei poliziotti e per la loro tranquillità professionale che, laddove venga meno, potrebbe creare seri problemi per tutta la cittadinanza.
Si ritiene quindi opportuno e necessario rendere pubblico il disagio della categoria impegnata in un servizio nevralgico per la vivibilità e la rinascita di Siena dopo le note vicende che l’hanno recentemente interessata e devastata.

Mauro Marruganti
Segretario provinciale Siena
UGL POLIZIA