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No all’Imu sui terreni agricoli. Anci nazionale vota all’unanimità

Stefano Scaramelli

“Annullare il pagamento dell’Imu sui terreni agricoli. Questa misura è stata solo congelata e rinviata al 30 gennaio 2015, per questo abbiamo chiesto che da qui a gennaio il Governo assuma un provvedimento di abolizione di questo tributo. Stiamo parlando di una misura particolarmente iniqua che penalizza in modo serio i territori agricoli, peraltro a fronte di un introito complessivamente modesto”. Così Stefano Scaramelli interviene su una delle questioni affrontate dal Consiglio nazionale dell’Anci che si è riunito ieri (martedì 16 dicembre, 2014) a Roma. “La questione della tassazione dei terreni agricoli è stata proposta e condivisa da molti sindaci e Anci l’ha fatto propria – continua Scaramelli – votandola all’unanimità. Il decreto sull’Imu agricola è stato un vero e proprio blitz fiscale, inaccettabile per le Amministrazioni comunali e ingiusto per gli agricoltori: il taglio delle risorse finanziarie previsto dal provvedimento, infatti, grava soprattutto sui piccoli Comuni ed è insostenibile, sia dal punto di vista sostanziale, per la sua entità, sia dal punto di vista formale, per le tempistiche con cui è stato varato. Il Consiglio nazionale di Anci è stata un’occasione importante di confronto anche su altri temi, tra cui la possibilità, per i Comuni, di rinegoziare mutui nel 2015, la liberazione di risorse attraverso una riduzione dei vincoli del Patto di Stabilità del 60% e, penso a Siena, il rimborso per le spese per gli uffici giudiziari. Ci sono Comuni, come Siena, infatti, in cui il carico delle spese relative alla gestione degli uffici giudiziari sul territorio è fortemente impattante. I mancati rimborsi da parte dello Stato ed in particolare quelli degli ultimi tre anni hanno comportato una esposizione dei bilanci comunali, per gestire al meglio le funzioni, occorre lavorare anche sul fronte delle risorse necessarie per perseguire gli obiettivi”. Ecco i principali fronti, stringenti soprattutto per i piccoli Comuni, affrontati nell’incontro romani, in cui Anci ha fatto il punto anche sui risultati ottenuti nel lungo negoziato portato avanti con il Governo: “la possibilità di utilizzare i proventi degli oneri di urbanizzazione per le spese correnti; l’abolizione del vincolo di effettuare il taglio mediante la riduzione della spesa corrente comunale; la copertura graduale del fondo crediti di dubbia esigibilità da iscrivere annualmente in bilancio; l’allungamento fino a 30 anni dei tempi di ammortamento del fondo crediti di dubbia esigibilità; l’esclusione dal patto di Stabilità dei Comuni istituiti da fusioni per 5 anni ed il ripristino del patto verticale incentivato, che permetterà di disporre di altri spazi finanziari per spese di investimento”. A questi risultati si aggiungono “anche l’ampliamento del limite di indebitamento e la rinegoziazione dei mutui estesa anche a quelli rinegoziati, lo stanziamento di 125 milioni nel 2016 e poi di 100 milioni per altri 4 anni per l’accollo degli interessi di mutui stipulati nel 2015 ed, infine, la proroga dell’anticipazione di tesoreria a 5 dodicesimi”.

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