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“No alla chiusura dell’Enoteca Italiana”

Le organizzazioni sindacali FILCAMS CGIL e FISASCAT CISL di Siena e i lavoratori dicono ancora NO alla chiusura dell’Enoteca Italiana di fatto comunicata dall’Amministratore unico Paolo Benvenuti.

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“Nell’ultimo incontro – spiegano i sindacati – l’Amministratore non ha fatto altro che comunicare un ‘piano industriale di rilancio’ dell’ENTE NAZIONALE VINI e il non pagamento delle mensilità arretrate dei dipendenti che da mesi aspettavano risposte; il tutto quindi, in estrema ma crudele sintesi, si sostanzia in due proposte che per noi sono inaccettabili”.
“Se la Regione Toscana – proseguono FILCAMS CGIL e FISASCAT CISL – si farà carico di un contributo straordinario di circa 1 milione di euro in tempi brevi, si eviterà forse la messa in liquidazione dell’Enoteca, cosa che a noi risulta molto improbabile sia per i tempi stretti che per la cospicua cifra da erogare, nonché per le modalità di erogazione che la Regione Toscana dovrebbe mettere in campo in vista anche delle ravvicinate elezioni regionali. Altrimenti verranno licenziati 9 dipendenti, verrà affidata a terzi (ad oggi a noi sconosciuti) l’Enoteca ed una parte molto residuale del personale verrà impegnata in una futura progettualità, anche se del tutto incerta e indefinibile”.
“La storia dell’ENTE NAZIONALE VINI sembra quindi segnata: chiusura per debiti. – aggiungono le organizzazioni sindacali – Nell’ultimo incontro si è parlato di 4,5 milioni di euro al netto del recupero di possibili crediti e speriamo di vendita e non di svendita di immobili di proprietà dell’Enoteca”. “Tutto questo lo vogliamo ricordare per l’ennesima volta – sottolineano FILCAMS CGIL e FISASCAT CISL – senza voler annoiare nessuno, ma per dare un senso a questa triste storia. Dopo 3 anni di incontri dove sindacati e lavoratori denunciavano i problemi economici dell’Ente e delle sue prospettive, più volte abbiamo richiesto interventi dei soci istituzionali per riportare la situazione sotto controllo: abbiamo riscontrato solo un silenzio assordante ed un immobilismo che ci ha lasciati sempre stupefatti, fino all’ultima assemblea dei soci dove al termine, incontrando i lavoratori fuori dell’Enoteca in sciopero, i soci hanno dichiarato che non pensavano che la situazione fosse così pesante e insostenibile! Sono caduti dal pero! Questo non è accettabile, TUTTI sapevano!! Ma nulla è mutato nel tempo!”. “Con enorme dispiacere, purtroppo ci duole dirlo, – continuano i sindacati – anche il lodevole appello/petizione degli ex Presidenti, così accorato, denso di argomenti positivi, fattibili e necessari al nostro territorio, all’Enoteca stessa, molto probabilmente arriva troppo tardi per evitare questa fine ingloriosa. Una sconfitta per tutti, a partire da chi doveva controllare chi e come veniva amministrata l’Enoteca ma anche la diretta controllata al 100% società cinese, definita fino a qualche giorno fa ‘gioiello di famiglia’, che ad oggi ci viene descritta invece, anch’essa, in difficoltà economica. Strano ma vero! Tanto si parla ‘solo’, si fa per dire, di soldi pubblici che tutti noi cittadini paghiamo!”.
“Ma l’esame degli errori/orrori – concludono FILCAMS CGIL e FISASCAT CISL – purtroppo non aiuta chi opera all’interno dell’Enoteca, cioè i dipendenti; chiediamo ai soci un impegno straordinario, fattivo, che ponga come priorità il futuro di questo ENTE, in un territorio, quello senese, che ha visto chiudere troppe realtà lavorative facendo pagare spesso e volentieri le colpe di amministratori del caso solo ai malcapitati dipendenti. La richiesta può sembrare ardita in questa nostra Siena, ma siamo convinti che ci siano ancora le possibilità per non chiudere un altro pezzo di storia con tanti saluti alle realtà vitivinicole e turistiche, settori che TUTTI ci dicono essere l’unica ricchezza che possa garantire un futuro alla nostra provincia, in una parola il nostro PETROLIO. Pertanto invitiamo i nostri amministratori, a partire dai soci istituzionali, a cambiare rotta e a fare realmente quanto devono alla nostra realtà. Questo TERRITORIO, questo ENTE, questi LAVORATORI, NON MERITANO tutto ciò”.

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