NCD Siena: “A rischio 55 lavoratori della CdC senese”
15 Lug, 2014
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NCD-LOGO_687x600“Se il Decreto Legge n. 90 del 24 giugno non sarà modificato in Parlamento, la scure della riforma delle Camere di Commercio si abbatterà anche su quella di Siena, mettendo a serio rischio di licenziamento circa 55 dipendenti”. E’ l’allarme lanciato dal Nuovo Centrodestra di Siena contro il riordino degli enti camerali che prevede la riduzione del 50 per cento degli oneri camerali delle imprese e una generale riorganizzazione del sistema, che comprenderà anche la soppressione di diverse Camere di Commercio.

“Il diritto annuale rappresenta circa il 70 per cento delle entrate del sistema camerale – spiega il Ncd di Siena – Verranno meno quindi, in particolare in una realtà come quella di Siena, sia i servizi di natura anagrafica e di supporto alle imprese, che quelli di promozione del territorio. Nella nostra provincia la Camera di Commercio è sempre stata al fianco delle circa 30.000 piccole e medie imprese del territorio, fornendo servizi in tema di regolazione del mercato, legalità, sostegno al credito, tramite il ricorso ai consorzi fidi, spinta all’export ed ai processi di internazionalizzazione, iniziative promozionali e di formazione professionale. Si tratta quindi di una riforma statalista e anti-sussidiaria che potrebbe danneggiare tutto il sistema produttivo di Siena e provincia.

I numeri dimostrano la bontà di quello che sosteniamo – prosegue la nota del partito – A fronte di un risparmio medio per impresa di 63 euro all’anno, 5,2 euro al mese, si mettono a rischio, in tutta Italia, 2.500 posti di lavoro e si fa mancare un indotto di 2,5 miliardi di euro di investimento. Nel contesto globale la riduzione della tassa camerale è più che altro una questione di immagine che non incide in modo significativo nelle tasche delle imprese.

Porteremo la questione in Consiglio comunale e in Consiglio regionale – conclude il Ncd di Siena – perché si intervenga con forza per modificare questo provvedimento e si arrivi ad una legge di riordino che sia anche frutto di un lavoro di confronto con le Camere di Commercio stesse”.